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Red Bull, soldi e omicidi impuniti

La Ferrari di Yoovidhya dopo l'investimento mortale del poliziotto.

La Ferrari di Yoovidhya dopo l’investimento mortale del poliziotto. [foto da Internet]

Il nipote del creatore e co-fondatore della Red Bull, Vorayuth Yoovidhya, è accusato di avere investito e ucciso un poliziotto. Alla morte del nonno, Chaleo Yoovidhya, avvenuta nel marzo del 2012, il 26enne Vorayuth subentra alla direzione dell’azienda ed eredita una fortuna stimata attorno ai due miliardi di sterline. A settembre 2012 è alla guida della sua Ferrari grigia per le strade di Bangkok quando sperona e aggancia un poliziotto motociclista e lo trascina per un centinaio di metri prima di fermarsi e poi fuggire. Secondo l’indagine Vorayuth Yoovidhya stava viaggiando a una velocità di 170 chilometri all’ora in un’area il cui limite è di 80 chilometri orari. Il poliziotto è deceduto nell’impatto.

Il rampollo Red Bull viene arrestato, ma viene anche subito rilasciato. La sua Ferrari porta i segni evidenti della collisione: il parabrezza è distrutto, il cofano anche, gli airbag sono esplosi. L’impatto sicuramente c’è stato. Non hanno alcun dubbio gli investigatori. Ma, a oggi, Yoovidhya è ancora libero anche se è accusato di omicidio.

Red Bull gli ha messo le ali

Secondo quanto riportato dalla stampa, Yoovidhya è libero per una serie interminabile di rinvii messi in atto dai suoi avvocati: l’erede dell’impero Red Bull è via per lavoro, si trova in Gran Bretagna, non è rintracciabile, non ha tempo, non sta bene. L’ultimo rinvio è arrivato pochi giorni fa. Secondo ABC News infatti, Yoovidhya ha mancato di presentarsi all’ottava richiesta di comparizione in tribunale per essere formalmente accusato dei capi di imputazione per aver ucciso l’agente di polizia. Il motivo dell’assenza? “Il signor Vorayuth Yoovidhya è via per lavoro in Inghilterra”.

Inizialmente i capi di imputazione erano molti, in questo momento sono due: aver provocato la morte, investendolo con la sua Ferrari, di un agente di polizia e di aver abbandonato la scena subito dopo l’incidente. Se riconosciuto colpevole di entrambe le imputazioni rischia dieci di anni di carcere.

Vorayuth Yoovidhya, erede della Red Bull e accusato di omicidio.

Vorayuth Yoovidhya, erede della Red Bull e accusato di omicidio. [foto da Internet]

La Red Bull, gli eventi e il jet set

Il rampollo ed erede della Red Bull, dopo l’incidente, non ha cambiato vita e, anzi, frequenta abitualmente tutti gli eventi sponsorizzati dalla sua azienda insieme ai componenti della sua famiglia e ad altre persone a lui vicine. Nessuno sembra formalizzarsi per le pesanti accuse che pendono sul capo di Yoovidhya.

Vorayuth che oggi ha passato la trentina, ha studiato in Gran Bretegna in una prestigiosa scuola da 40 mila sterline l’anno grazie alla crescita dell’azienda di famiglia che è passata, negli anni, da fatturare milioni di dollari a fatturarne miliardi. Vorayuth, che in famiglia viene chiamato Boss, ha un fratello, soprannominato Porsche e una sorella, che tutti chiamano Champagne.

E il poliziotto ucciso?

Il sergente Wichean Glanprasert è cresciuto in una zona rurale della Thailandia era il più giovane di cinque fratelli e, grazie agli sforzi della famiglia, è riuscito a frequentare il college. Negli anni, grazie al buon posto di lavoro ottenuto, si è fatto carico delle spese della famiglia, comprese le cure mediche per i genitori e il finanziamento del college per i figli di suo fratello.

Una vita del tutto diversa rispetto a quella dell’erede della Red Bull. Una vita, quella del sergente Glansprasert, che sembra essere simile alle vite di chi sta indagando sulla sua morte e sta cercando, in tutti i modi, di spezzare la catena di corruzione che pervade il Paese. Per ora senza grandi successi, purtroppo.

Gli avvocati di Vorayuth Yoovidhya hanno anche minacciato di fare causa a loro volta per il trattamento impari a cui il loro cliente viene sottoposto. Se ha degli impegni a cui fare fronte e non può essere in tribunale non è colpa sua, insomma. Inoltre il loro cliente ha ammesso di aver investito il poliziotto, ma ha anche aggiunto che questi gli ha tagliato la strada ed era impossibile evitare l’impatto.

La ricostruzione dell'incidente provocato da Yoovidhya. [foto da Internet]

La ricostruzione dell’incidente provocato da Yoovidhya. [foto da Internet]

I soldi comprano tutto

La morte del loro congiunto ha fruttato alla famiglia Glanprasert una ricompensa di 100 mila dollari che i familiari hanno incassato. I legati del rampollo della Red Bull non hanno commentato la notizia, ma il fratello dell’agente Wichean ha semplicemente e candidamente ammesso di aver ricevuto il denaro.

Le accuse contro Yoovidhya a un certo punto cadranno, secondo la legge della Thailandia, e la giustizia si fermerà di fronte al tempo. Il suo stesso arresto, nel 2012, è durato pressoché una frazione di secondo: la cauzione, pagata in pochi minuti, era stata fissata in 10 mila sterline. Considerando i miliardi di dollari dell’arrestato, una barzelletta.

Non è strano che i ricchi riescano a comprare qualsiasi cosa, se poi hanno dalla loro la corruzione di un intero Paese, allora si tratta davvero di un gioco da ragazzi.

Si può sempre decidere, a qualsiasi latitudine ci si trovi, di smettere di acquistare Red Bull.

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