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L’errore dell’onorevole Serracchiani sullo stupro

Debora Serracchiani governatrice del Friuli Venezia Giulia.

Debora Serracchiani governatrice del Friuli Venezia Giulia.

Debora Serracchiani, governatrice del Friuli Venezia Giulia, qualche giorno fa ha detto: “La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”.

Le sue parole hanno innescato polemiche e recriminazioni nella sfera politica. A destra e sinistra, la politica è riuscita a sfruttare l’ingenuità della povera Serracchiani che ha provato, l’11 maggio, a mettere una pezza con un tweet: “Non esistono stupri di serie a o serie b. Sono tutti ugualmente atroci. In questo caso all’atrocità si aggiunge rottura patto di accoglienza“.

A me la politica interessa poco, soprattutto quando è fatta da persone molto lontane dall’essere illuminate e capaci. Mi interessa invece la gravità dell’errore commesso da Debora Serracchiani, anche se sono convinta che lei, ancora adesso, non riesca a comprenderne la portata. Probabilmente è per questo che si stupisce delle reazioni così violente nei suoi confronti.

Debora Serracchiani prova a metterci una pezza. Fallendo miseramente.

Debora Serracchiani prova a metterci una pezza. Fallendo miseramente.

L’analisi delle parole di Debora Serracchiani

Innanzitutto è necessario fare un passo indietro e non farsi travolgere dal sentimento. Chi è troppo partecipe di un evento non può né comprenderlo appieno né giudicarlo. Ed è per questo che c’è la legge scritta, diversamente la chiameremmo ancora vendetta. Quella, insomma, che propugna l’onorevole Serracchiani.

“Odioso e schifoso” già fanno pensare a un commento da bar. La violenza sessuale è un reato. Non è “un atto odioso e schifoso”. Chiaro? Posso parlare con un amico, con la mia amica Lara, con la mia mamma, e dire che “lo stupro è un atto odioso e schifoso”. Ma se faccio il governatore di una regione o il giornalista o il criminologo devo per forza esordire con “la violenza sessuale è un reato”.

Bisogna chiamare le cose con il loro nome. Passiamo al secondo punto: “è socialmente e moralmente ancor più inaccettabile se”. L’onorevole Serracchiani purtroppo dimostra qualche lacuna sulla lingua italiana. Se è un fatto è “inaccettabile” non può, per sua natura, essere “più inaccettabile”.

Come dire che il gelato all’amarena è meglio. Ma se è tanto è più meglio. Ci siamo? Quindi sarebbe importante che l’onorevole Serracchiani rivedesse alcuni punti dell’italiano, giusto per non incorrere in altre ingenuità.

Debora Serracchiani.

Debora Serracchiani.

L’onorevole Serracchiani ha dimenticato la vittima

Chi parla di crimine dovrebbe avere l’umiltà di leggere un paio di manuali, di chiedere consiglio a un professionista, di studiare un attimo la questione prima di aprire bocca perdendo un’altra occasione buona per tacere.

Detto questo l’errore fatale dell’onorevole Serracchiani è quello che fanno quasi tutti: escludere la vittima dal discorso. Se infatti si va, ancora, ad analizzare ciò che ha detto la governatrice del Friuli Venezia Giulia, ci si accorge che parla solo del colpevole, un colpevole che se è un richiedente asilo allora è peggio.

Cosa significa? Significa questo: che se a stuprare una donna fosse un manager, ricco, bello e bianco allora il reato non sarebbe così “odioso e schifoso” e forse sarebbe accettabile (che è come dire meno inaccettabile, dato che non ci sono vie di mezzo: o accetto una cosa o non l’accetto).

Ma in tutto questo ci siamo persi la vittima. Che ha fatto un po’ la fine di quella povera stronza di Anastasia delle Cinquanta Sfumature di Grigio (e Rosso e Nero). Un uomo ricco, bello, ricco, manager, ricco, di successo, bianco, ricco può stuprare una donna e questa deve essergliene grata (sì, certo, ho letto Cinquanta Sfumature di Grigio).

E la Serracchiani sembra un po’ vittima del malinteso fascino di Mr Gray. Non ha pensato, evidentemente, che a una vittima di stupro (se ne avesse incontrata una probabilmente lo saprebbe) non frega niente di chi l’ha stuprata. Il dramma è avere subito lo stupro, essere stata violata. Che poi a stuprarla sia un manager bianco ricco di successo o un richiedente asilo che differenza fa?

L’unica cosa che una vittima di stupro vuole è che l’autore non possa più farle del male. Ma spesso accade che il manager bianco ricco di successo riesca, grazie alla sua bianchezza, alla sua ricchezza e al suo successo, a farla franca. Mentre il richiedente asilo no. Perché di solito non è ricco, non è di successo e non è bianco.

I politici, come Debora Serracchiani, che camuffano il loro razzismo servendosi dei drammi altrui sono decisamente insostenibili. La violenza sessuale è un reato. A prescindere dall’autore che l’ha commessa. E la vittima deve avere giustizia.

  1. JTK
    13 maggio 2017 a 14:17 | #1

    Ciao Cristina…ebbene sì, lo ammetto…di primo acchito ho dato ragione alla governatrice del F.V.G. sorprendendomi che qualcuno potesse darle torto. Il tema della violenza sessuale e quello dell’immigrazione più o meno clandestina toccano corde della società talmente tese che a caldo è stato estremamente difficile non condividerne la boutade. Ma ragionandoci sopra grazie alla tua analisi, distaccata e doverosamente esente da emozionalità fuorviante, non si può cedere il passo alla pura vendetta, ma esigere solo giustizia per il reato commesso e per tutti quelli che dovessero emergere a carico di questo individuo (fatti collaterali, posizione nel nostro paese, pregressi, etc.).
    A presto.

    • 13 maggio 2017 a 14:22 | #2

      Ciao JTK,

      trovo umano e normale che i sentimenti, soprattutto riguardo alla violenza, non possano restare del tutto sopiti. E non devono. Ma ciò che sempre più colpisce nei dibattiti politici che abbiano come argomento aspetti legati alla criminalità, è l’incapacità di un’analisi al di là del mero sentimento.
      Ti ringrazio per aver condiviso il tuo pensiero.
      A presto,
      Cristina

  2. Louis Falini
    14 luglio 2017 a 14:10 | #3

    Cristina, da un po’ di tempo a questa parte leggo il tuo blog. È appassionante, incredibilmente appassionante. Adoro il modo in cui scrivi, adoro le tue osservazioni. Ovviamente ci sono volte che mi trovo in totale disaccordo, è normale, al punto che si potrebbe arrivare a discuterne animatamente, ma questo solo perché sono un deficiente intollerante (credo sia normale per la mia età, ma parola mia sto lavorando su questo aspetto). Di solito non commento mai, in nessun angolo di internet, se stavolta vengo meno a quest’abitudine è per “sviolinare”. Questo blog è magnifico, ogni volta che finisco di leggere un post ne trovo almeno altri 2 correlati che catturano la mia attenzione. Nel giro di 20 minuti ho 6 o 7 schede di Chrome aperte. Seriamente, da come scrivi sembri uscita direttamente da un romanzo di Patterson o Redmond, una versione reale di Victoria McPherson, ed è un complimentone! Se non lo hai già fatto sarei curioso di leggere qualche tua osservazione su gli “errori” nell’indagine al nostrano Unabomber (o magari anche su quello originale), le parafilie di Albert Fish o sul caso dei plagi di Luttazzi. Ma qualunque cosa tu decida di scrivere in seguito sappi che sarò tra i tuoi lettori.
    Ancora complimenti!

    • 14 luglio 2017 a 14:22 | #4

      Louis Falini, ho voglia di piangere. Grazie. Troppo buono.

      Se ti trovi in disaccordo, qui c’è spazio per il disaccordo: da soli non si va da nessuna parte e il disaccordo è utile per rivedere, limare, capire. Imparare. Progredire.

      Su Albert Fish credo di aver scritto qualcosa qui, nel blog, ma è solo la sua storia. Non ho considerato l’indagine. Su Unabomber (originale e nostrano) non ho mai scritto niente, ma ora che me lo fai notare, sarebbe forse il caso di scrivere per riflettere su come le indagini siano state, forse, un passo indietro.

      Su Luttazzi non avevo mai pensato di scrivere. Ora ci penso.

      Grazie ancora per le tue parole. Che, davvero, oggi sono arrivate come un dono inatteso.

      Cristina

      • Louis Falini
        14 luglio 2017 a 16:54 | #5

        Sul discorso del disaccordo hai ragione, ma ho imparato ad approfittare delle possibilità di stare zitto, per così dire. Spesso e volentieri, quando sento un’opinione diversa dalla mia, mi verrebbe da reagire “di pancia”, grazie a delle (meritate) figure di merda mi sono abituato a mettermi in discussione: “Se questa persona dice questo ha le sue ragioni, prova a capirle e non dare per scontato di essere tu dalla parte del giusto”, una lezione dei miei genitori. Nel caso avessi obiezioni serie mi farò avanti, ma finché si tratta di argomenti sui quali non ho la competenza per muovere delle critiche cercherò sempre di imparare qualcosa. Il più delle volte funziona. Per dirla in altri termini: quando avevo 17 anni pensavo “quanto ero cretino a 14”, a 20 “quanto ero cretino a 17” e via discorrendo con cadenza triennale. Ommioddio quanto sono inutilmente prolisso. Ad ogni modo, ti ringrazio per la cortesia e rinnovo i complimenti.

        • 14 luglio 2017 a 17:34 | #6

          Apprezzo molto il silenzio, in alcune situazioni. E apprezzo l’insegnamento dei tuoi, che poi è anche quello che ho ricevuto dai miei (non perdere le buone occasioni per tacere). Ma, davvero, sentiti libero di dire la tua, se vorrai.

          Grazie ancora.

          Cristina

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