Home > crimini > Vittime a Hollywood: show must go on

Vittime a Hollywood: show must go on

3 novembre 2017

vittime a hollywoodPare che le vittime a Hollywood siano davvero tante.

Ma non crea certo stupore: a Hollywood ci va chi vuole diventare famoso, non chi vuole fare l’impiegato al catasto (con stima e rispetto per gli impiegati del catasto).

I casi di Harvey Weinstein, Kevin Specey o Dustin Hoffman stanno generando una sorta di Hollywoodgate con annessa gioiosa e delirante caccia alle streghe.

Ciò che rende una vittima vittima è l’impossibilità di agire per evitare quanto le sta accadendo.

Le persone che passeggiavano in bici a New York e sono state investite da un presunto terrorista sono vittime: non hanno potuto fare niente per salvarsi.

Una donna che cammina per strada e viene aggredita da uno stupratore è vittima. Un bambino che subisce le attenzioni moleste di un pedofilo è vittima.

La condizione di vittima si acquisisce perché è successo qualcosa che ha reso una persona vittima. Possiamo essere vittime di vicini di casa molesti, di colleghi prepotenti, di automobilisti arrabbiati.

La condizione ha moltissime sfumature: un bambino molestato versa in una situazione che è dramma, tragedia. Se i vicini di casa sono rumorosi, certo la situazione non è paragonabile alle molestie a un bambino.

Le novelle vittime a Hollywood stanno purtroppo rischiando di banalizzare la condizione di vittima. Possiamo anche credere al loro dolore e alle loro accuse, non ci costa niente.

Ma non possiamo dimenticare che si va a Hollywood per diventare famosi.

hollywood-walk-of-fameVittime a Hollywood e rincorsa al successo

La maggior parte delle persone non anela a diventare famoso. Anela, più che altro, a una vita serena, ad avere un buon lavoro, una bella famiglia, figli, cani, gatti e criceti. L’albero di natale. La casa e il giardino.

C’è poi chi ha più velleità di altri: magari il primo pensiero non è la famiglia o la vita serena, ma il contrario. Vita avventurosa e nuove storie ogni giorno, un po’ reporter e un po’ Indiana Jones.

C’è chi vorrebbe entrambe le cose: una bella famiglia e un lavoro di successo. Perché no?

La realizzazione personale è la vetta della Piramide dei Bisogni di Maslow sotto ci sta tutto il resto: alla base dobbiamo pensare ai bisogni primari, tipo mangiare e dormire, e poi via via salendo agli orpelli.

Chi rincorre il successo in maniera pressoché patologica mischia un po’ i livelli della piramide di Maslow: non importa se non mangia o non dorme.

Ciò che conta è aver ottenuto l’invito alla tale festa in cui forse ci sarà il tal produttore con cui potrà mettersi in mostra sfoggiando la sua bravura e un nuovo vestito che non si può permettere.

Non è certo un reato inseguire il successo, la fama, la notorietà.

Ma quando si è disposti a tutto per diventare famosi, la possibilità di cadere vittima di brutte persone sale in modo esponenziale. Si diventa fragili, corruttibili, malleabili.

Con il tempo, cambiano le prospettive. A vent’anni magari si è disposti a tutto. E si fa tutto ciò che è necessario fare per arrivare alla meta.

Anche darsi via.

havery Weinstein molestie

Harvey Weinstein.

Poi, anni dopo, ci si pente. E si dà la colpa al produttore o all’attore di turno che ha approfittato della situazione.

Ed è certo che abbia approfittato. Non ci sono dubbi. Hollywood non è un convento, forse sarebbe il caso di prenderne atto.

Gli attori e le attrici spendono parte dei loro introiti per dare di sé un’immagine positiva. Per questo frequentano feste di beneficenza e fanno i portavoce di cause ad hoc.

Chi per la foresta amazzonica, chi per i bambini africani, chi per il panda in via di estinzione.

La condizione di vittima, fa brutto dirlo, ma è così, mette al riparo da parecchie critiche e rinsalda l’immagine: fermi tutti! Sono una povera vittima! Guardate il mio dolore! Guardate quanto male mi hanno fatto!

E poi c’è un’altra cosa da aggiungere, e seppur lasciata qui in fondo, non è da sottovalutare: dove sono le prove?

La vittima, nel mondo di tutti i giorni, subisce spesso una seconda vittimizzazione perché non viene creduta, viene dileggiata, è costretta a raccontare i fatti e il racconto stesso potrebbe umiliarla.

molestie hollywood

Kevin Spacey.

Le vittime a Hollywood si sono limitate a puntare il dito in un susseguirsi, talvolta imbarazzante, di “è successo anche a me”.

Ma cosa è successo? Sentirsi in dovere di andare a letto con qualcuno nella vana speranza di fare carriera, ahimè, non è essere vittima.

A prescindere dalle lacrime, dalle accuse e dalle scuse. La vittima non ha scelta. I quasi attori e le quasi attrici a Hollywood la scelta ce l’hanno.

Il meccanismo per cui per fare carriera è necessario prostituirsi è alimentato da chi vuole il successo a tutti i costi. Se tutti rispondessero “no, grazie”, il meccanismo cambierebbe.

I vertici? Chi arriva al vertice ha camminato sulle teste degli altri e continuerà a farlo: lo scandalo Weinstein è sicuramente un toccasana.

Ma conviene fare i conti anche con le affermazioni di chi vuole apparire a tutti i costi. A. Tutti. I. Costi. Tutti.

 

I commenti sono chiusi.