omicidio miconi

L’omicidio di Salvo Miconi

L’omicidio Miconi risale al 20 dicembre 2013 quando, il giovane Salvo venne accoltellato proprio durante la processione della santa patrona di Siracusa.

Il simulacro argenteo, di milleduecento chili, della Santa patrona di Siracusa percorreva, sorretto da 48 portatori, le strade aretusee nel giorno dell’ottava.

È il 20 dicembre del 2013 quando Santa Lucia, trasportata a spalla dai portatori, sta per rientrare dalla basilica a lei dedicata – in Borgata – nella cattedrale di Siracusa, nel centro storico della città, Ortigia.

Il percorso del simulacro nel giorno della sua ottava è molto più lungo rispetto a quello del 13 dicembre, festa cittadina dedicata alla patrona.

Il simbolo sacro d’argento e oro ha lasciato il cortile dell’ospedale Umberto I, dove ha compiuto il tragitto supplementare dedicato agli ammalati per benedire, come santa protettrice, chiunque abbia problemi agli occhi.

A lei, Lucia, bambina non ancora del tutto donna, furono strappati gli occhi, come narra la leggenda, finita con una pugnalata al collo per non aver sposato l’uomo che la pretendeva in moglie, e per non aver rinnegato la sua fede cristiana.

È proprio in un giorno di grande fede e devozione che succede qualcosa di strano. Il simulacro si ferma improvvisamente e per lungo tempo nella parte alta di Corso Gelone.

Qualcuno, tra coloro che prendono parte alla processione, bisbiglia qualcosa alle orecchie dei vicini.

Qualcun altro, invece, sbianca. L’imponente simulacro intanto resta fermo. Nessun suono, dettato di solito dal campanellaio, scandisce il festoso percorso.

Omicidio Miconi: il passaparola

La notizia arriva rapidamente e sconvolge gli astanti.

Un giovane giace esanime nel piazzale antistante il Tempio di Apollo, in via XX Settembre.

Non si capisce ancora cosa sia accaduto. L’unica certezza è che su quella pietra bianca è a tera, esanime e in una pozza di sangue, il corpo di un uomo, forse un giovane.

La scena del crimine viene immediatamente isolata e sul luogo arriva il nucleo dei Carabinieri del Ris per i rilievi del caso.

Su quella pietra bianca c’è il cadavere del 20enne Salvatore Miconi, panettiere aretuseo.

L’omicidio Miconi e la processione

La festa si trasforma velocemente in una marcia silenziosa e composta.

Smette di suonare la banda, e dopo una lunga fermata del simulacro in via Catania si decide di velocizzare il rientro della Patrona in Cattedrale evitando così di passare accanto al luogo del delitto.

Si sceglie quindi in alternativa di attraversare il ponte “Santa Lucia”.

Il rientro in Cattedrale del simulacro si consuma velocemente, senza fuochi e sotto gli occhi di un’intera città attonita e sconvolta dall’accaduto.

Intanto un agglomerato di curiosi si riunisce piano attorno al corpo esanime e sanguinante della vittima colpita a morte. L’omicidio Miconi è appena successo e la città non sa come reagire.

Di lì a poco l’accusa sarebbe caduta su Niky Nonnari, arrestato dagli agenti della Squadra Mobile.

La versione di Nonnari, coetaneo di Miconi, fu quella di non aver voluto causare la morte del giovane panettiere né di ferirlo.

Egli affermò di essersi innanzitutto armato di coltello solo a seguito di aggressioni verbali di alcuni uomini; una precauzione, quella di Nonnari, presa per potersi difendere in caso di aggressione.

La lama nel corpo di Miconi sarebbe – sempre a dire dell’esecutore materiale del delitto – malauguratamente penetrata a seguito di una colluttazione.

Da questa scaturiva il fendente mortale all’aorta.

Miconi fu trasportato, già cadavere, presso l’ospedale Umberto I di Siracusa.

Il giorno successivo, in Questura viene indetta la conferenza stampa sulle dichiarazioni dell’assassino. Le versioni sul delitto, da quel giorno, cambiano circa tre volte.

Il 23 dicembre 2013, il giorno dei funerali di Salvatore, a sorpresa il Pubblico Ministero D’Alitto decide di non fare tumulare la bara e far riportare il corpo del ragazzo all’obitorio per sottoporlo ad autopsia.

L’accertamento autoptico, da parte del medico legale Franco Coco, cominciò nel primo pomeriggio del 24 dicembre 2013, per la vigilia di Natale.

Nonnari in carcere in attesa di giudizio, e il corpo senza vita di Salvatore in attesa della conferma della dinamica dell’uccisione.

Il 27 dicembre, con il deposito dell’esito dell’autopsia, il PM acquisì tutti gli elementi necessari per ritenere chiusa la fase delle indagini preliminari sull’omicidio Miconi.

Il suo assassino, Nicky Nonnari, non mentì sulla dinamica.

Il medico legale, infatti, stabilì che Salvatore Miconi morì a causa delle numerose lesioni interne che la lama causò al cuore.

Omicidio Miconi: le tappe

Giugno 2014: il processo prende forma

L’attenzione sull’omicidio Miconi riprende in data 7 giugno 2014, quando il trasferimento del Pubblico Ministero Claudia D’Alitto ha spinto il Giudice delle indagini preliminari, Michele Consiglio, a firmare un decreto di giudizio immediato per Niky Nonnari.

 

Novembre 2014. Una perizia psichiatrica per Niky Nonnari

L’udienza presieduta dal Gup assegnatario del caso, Andrea Migneco, in sostituzione di Gigli, ha visto la presenza dell’avvocato Vincenzo Pisano del foro di Catania, il quale ha depositato la costituzione di parte civile della sorella di Salvo Miconi che, all’epoca dei fatti minorenne, solo adesso ha potuto procedere in tale azione.

 

L’esito della perizia su Nonnari viene esposto in Tribunale nel mese di febbraio 2015.

Omicidio Miconi: verso la sentenza

Marzo 2015

Il 10 marzo 2015 riprende il processo.

10 Maggio 2015: arriva la richiesta di condanna da parte del PM

La famiglia Miconi è riunita dentro il Tribunale di Siracusa.

È il giorno della richiesta di condanna da parte del PM per Niky Nonnari.

Il Pm Palmieri, infatti, ha chiesto per lui una pena di 18 anni di reclusione in quanto unico imputato per l’omicidio di Salvo Miconi.

Nonnari, nonostante fosse stato scortato dal carcere al tribunale, ha rifiutato di presenziare in aula scegliendo di ritornare in carcere.

26 Maggio 2015: la parte civile chiede 30 anni di reclusione per Nonnari

30 Giugno 2015: udienza rinviata per difetto di notifica

14 luglio 2015: Nicky Nonnari condannato a 16 anni di reclusione per l’omicidio del panettiere aretuseo

26 Febbraio 2016: la Procura generale di Catania inoltra ricorso chiedendo l’annullamento della sentenza in primo grado per Nonnari

La Procura generale di Catania ha inoltrato ricorso per Cassazione con il quale ha chiesto l’annullamento della sentenza.

Secondo quanto sostenuto dal sostituto procuratore generale Rosa Miriam Cantone, la sentenza emessa in primo grado presenterebbe “illogicità e contraddittorietà della motivazione finale”.

 

27 Giugno 2016: chiesta la conferma della pena a 16 anni di reclusione

Durante l’udienza, il sostituto procuratore generale Maria Concetta Ledda, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la conferma della pena per l’imputato a 16 anni di reclusione.

27 Settembre 2016: confermata in appello la condanna a 16 anni per Nonnari

La Corte d’Assise d’appello di Catania ha confermato la condanna a 16 anni di reclusione per Nicky Nonnari, esecutore materiale dell’omicidio del coetaneo Salvatore Miconi.

27 Novembre 2017: La Corte di Cassazione conferma la condanna di 16 anni di reclusione per Nonnari

A spegnere i riflettori sono stati i giudici della prima sezione della Corte di Cassazione a Roma.

Mentre sua la Procura Generale della Corte d’Appello di Catania sia il legale della famiglia Miconi Vincenzo Pisano spingevano per ottenere l’inasprimento della pena da sedici a trent’anni di reclusione.

Una richiesta dichiarata inammissibile quella di prolungare la pena per Nonnari.

La Corte, però, ha rigettato anche la richiesta avanzata dal legale difensore di Nicky Nonnari.

Richiesta finalizzata a ottenere l’esclusione della circostanza aggravante dei futili motivi e la concessione dell’attenuante della provocazione.

Per Nonnari la sentenza di condanna di reclusione resta quindi di 16 anni come ha confermato il Supremo Collegio.

I giudici hanno dunque ribadito quella che era stata la decisione del sostituto procuratore generale, Maria Concetta Ledda, a conclusione della requisitoria, tenuta nella passata udienza.

In un lungo e doloroso percorso, la riservatissima famiglia di Salvuccio Miconi ha deciso di parlare pochissime volte con la stampa rilasciando, alla scrivente, un’intervista esclusiva.

Riccardo e Lucilla Miconi.
Riccardo e Lucilla Miconi.

Omicidio Miconi: l’incontro con i genitori di Salvo

Incontriamo Lucilla e il marito Riccardo proprio nel panificio di famiglia dove dentro, corrono lenti e veloci allo stesso tempo i ricordi di Salvo, anzi Salvuccio.

Lucilla ci riconosce non appena scendiamo dalla macchina. Ci sciogliamo in un lungo abbraccio perché, alla resa dei conti, prima di tutto siamo esseri umani.

Ci accoglie Riccardo, il papà di Salvatore, che ha appena finito di sfornare il pane. Chiacchieriamo a lungo davanti a un caffè.

Con un filo di voce e le lacrime agli occhi, Riccardo esordisce dicendo: “Quel 20 dicembre ho chiuso subito il negozio anche se sono arrivato in ospedale per ultimo. Mia moglie è scappata subito senza sapere, ancora, cosa era successo, ma se lo sentiva che era successo qualcosa di grave a Salvuccio”.

“Pensare che Salvuccio non ci sia più è terribile. Lui era l’unico figlio maschio. Ha studiato e come una persona responsabile – continua Riccardo Miconi – ma conoscendo i problemi economici del nostro Paese ha deciso di lasciare la scuola per lavorare nell’attività di famiglia. Il suo aiuto è arrivato dopo che ho subito un intervento chirurgico. Salvo è subito corso al panificio per darmi una mano e non è più andato via”.

Chiediamo a Riccardo cosa si aspetti dalla giustizia nonostante nulla al mondo gli restituirà suo figlio.

“Salvuccio non tornerà mai più, ormai lo so. Nessuno me lo ripagherà. Voglio solo la soddisfazione della verità. Non m’interessa sapere se qualcuno prenderà dieci, venti, trent’anni o l’ergastolo. Voglio solo che esca fuori la verità e si capisca che mio figlio non era la persona rissosa che hanno descritto”.

 

Lucilla guarda il locale di famiglia con gli occhi sgranati e dice: “Non riesco più a stare dentro questo posto. Tutto mi ricorda mio figlio”.

Lucilla e Riccardo ci tengono a far capire che il figlio non era il ragazzo rissoso che qualcuno ha erroneamente descritto.

Sull’amicizia con Niky Nonnari sottolineano che in realtà i due giovani erano soltanto conoscenti, e qualche volta si sono trovati ad uscire insieme in gruppo.