aggressione difesa donna

Aggressione: simulazione a Difesa Donna®

Aggressione è sinonimo di paura, rabbia, ansia.

Alla quarta lezione del corso Difesa Donna® c’è stata la prima simulazione di un’aggressione vera e propria.

Ogni partecipante ha dovuto difendersi, prima a parole e poi con i fatti, da un malintenzionato.

Gli istruttori smettono di essere istruttori e diventano, dopo essersi bardati a dovere, degli aggressori.

Aggressione: primo step, la sicurezza

La sicurezza prima di tutto. Per questo motivo gli istruttori non sono tutti aggressori. Deborah Carravieri, aiutata dall’istruttrice Manuela Piazza, fungono da “angeli”.

Mentre la partecipante al corso ha a che fare con l’aggressore, l’angelo resta appena dietro di lei, per qualsiasi evenienza.

Una caduta, ma anche uno spavento.

Con la voce e con le mani

Le simulazioni prevedono che l’aggressore faccia qualcosa che richieda una risposta ferma: “Stai indietro”.

Deborah suggerisce di ripetere “come un disco rotto” la stessa frase: “Stai indietro”.

Evitare di reagire alle provocazioni e di rispondere a domande che servono solo per “testare” la potenziale vittima, è consigliato.

Ed evitare anche di arretrare: se si arretra significa che si contraddice quello che si sta dicendo. Lui, l’aggressore, deve stare indietro.

Dopo aver intimato lo “stai indietro” anche più volte, quando l’aggressore viola lo spazio personale, si avvicina in modo minaccioso, si reagisce.

Prima con le mani e poi, se non è stato sufficiente, con ginocchiate e calci.

E dal vero?

Un’aggressione reale, secondo le statistiche americane su cui si basa lo schema di Difesa Donna®, un aggressore impiega sei secondi per atterrare la vittima e renderla inoffensiva.

Ieri, nella prima simulazione, una delle manate è andata a vuoto e sono caduta oltre l’aggressore che è andato a terra insieme a me.

Deborah mi ha fatto i complimenti per la strategia: colpire da terra sarebbe stato ottimo.

Ho confessato immediatamente che non si trattava di strategia, ma di una caduta involontaria.

L'istruttore Donatello Narracci in tenuta "da aggressore".
L’istruttore Donatello Narracci in tenuta “da aggressore”.

Paura e ansia

Molte delle 15 partecipanti hanno raccontato, una volta terminata la simulazione, di aver provato così tanta paura, da “sentire le gambe cedere”.

Qualcuna ha detto che ha sentito “il cuore in gola” e che la paura “è stata tanta”.

A me, la simulazione dell’aggressione, non ha fatto né paura né mi è presa l’ansia.

Forse molto dipende dal background di ognuno. Non mi è facile percepire la minaccia durante una simulazione.

Ho scoperto che sono più brava a parole (il fisico non mi ha mai sostenuto, forse mi sono darwinianamente adattata) che con le mani.

Poco potente

Il colpo andato a segno sul casco dell’istruttore in tenuta da aggressore è stato giudicato “poco potente”.

Quindi non sufficiente a mandarlo a terra e, credo, nemmeno a dargli fastidio.

In sostanza le avrei prese.

Questo dev’essere il motivo per cui ci sono ancora dieci lezioni.