difendersi da un'aggressione

Difendersi da un’aggressione

Difendersi da un’aggressione porta a paura e rabbia. Ma cosa significa difendersi da un’aggressione? Alcuni di noi sanno cos’è un’aggressione per averla vista in tv o al cinema o letta nei libri. Anche nei manuali, volendo.

Altri, purtroppo, l’hanno provata. Qualcuno la prova ogni giorno.

Il corso Difesa Donna® è arrivato alla penultima lezione. Ed è ora di fare dei bilanci su questa esperienza che ho avuto la possibilità di fare grazie a Bono Academy, al maestro Roberto Bonomelli e agli istruttori Deborah Carravieri, Donatello Narracci, Carlo Beretta, Roberto Bove, Manuela Piazza e Fabio Tanganelli.

difendersi da un'aggressioneProvare a difendersi da un’aggressione

Il corso Difesa Donna® offre la possibilità di vivere, in sicurezza, un’aggressione sulla propria pelle e, dato che non si è soli, di vederla agita su altre persone. E da altre persone.

Innanzitutto è bene sottolineare che questo corso di difesa personale insegna, appunto, a difendersi. Ovvero a contrastare, per quanto possibile, la minaccia per mettersi in sicurezza.

Se si è in casa, fuggire fuori o in una stanza che è possibile chiudere a chiave e chiamare i soccorsi.

Se si è in giro, iniziare a difendersi con la voce: che non sembra, ma è un mezzo potentissimo. Il tutto sta nell’imparare a usare volume, tono e ritmo. Per una comunicazione efficace, insomma.

A nessun criminale piace una vittima che, giudicata inoffensiva, si mette a urlare “stai indietro” così da attirare l’attenzione.

Certo: non è detto che chi sente, intervenga. Ma magari chiama le forze dell’ordine. O magari il criminale decide che non è il caso di proseguire.

Quando si viene aggrediti, buttati a terra, immobilizzati, anche se si tratta di finzione e gli istruttori certo non ci mettono tutta la forza, il cervello si setta su quello che ha appreso.

Aggressione e difesa

Abbiamo visto centinaia di volte in tv come ci si difende o come si soccombe a un’aggressione. Nella realtà, entrambe le cose sono decisamente differenti.

A soccombere, a volte, bastano pochi secondi, cinque o sei, non di più.

A difendersi da un’aggressione ci vuole qualcosa in più e si scopre, sulla propria pelle, che anche se non si è anziani (non del tutto, insomma) e anche se si è più o meno in forma (non molto, ma nemmeno troppo poco) le forze vengono meno nel giro di un minuto.

Probabilmente molto dipende dal fatto che (sono anziana e non ho il fisico) si tratta di fiction: fosse vera l’aggressione, si fosse davvero in pericolo di vita, le forze resterebbero lì, fino alla fine.

Ma è interessante, dal punto di vista scientifico, notare che dopo un minuto, i colpi iniziano a essere meno efficaci, il ragionamento rischia di restare offuscato dalla necessità di sottrarsi del tutto alla minaccia.

Studiare dove restano i lividi, sapendo cosa è successo, magari filmandolo, aiuta a capire le aggressioni reali.
Studiare dove restano i lividi, sapendo cosa è successo, magari filmandolo, aiuta a capire le aggressioni reali.

Difesa Donna® per chi lavora con le vittime

Il corso nasce, come ha spiegato l’istruttrice Deborah Carravieri, per offrire alle donne i mezzi per individuare e sottrarsi a una minaccia con un contrasto anche e soprattutto fisico.

Mi capita di leggere verbali, carte processuali, testimonianze di vittime che hanno subito aggressioni, di solito, purtroppo, non sono riuscite a sopravvivere.

Più volte mi sono chiesta “ma come è potuto succedere? Davvero è stato così facile per l’aggressore? Davvero non poteva fare niente?”. Non è cattiveria. Si tratta di farsi delle domande. Capire.

E per capire le cose c’è un solo modo davvero efficace: provarle. Su di sé.

In questi mesi, come ho avuto occasione di dire agli amici, ho sostituito la crema idratante con l’arnica. Ogni lunedì sono uscita con lividi ovunque, abrasioni, segni.

Sulle braccia, sulle gambe, sulla schiena, sulle spalle, sul collo, in faccia. Eppure gli istruttori non picchiano. Trattengono, strattonano, ma non colpiscono.

Chiunque abbia a che fare con le vittime, a qualsiasi titolo, dovrebbe provare su di sé cosa significa avere le mani al collo, iniziare ad essere in carenza d’ossigeno, non potersi muovere: solo così si può davvero capire cosa è successo durante un’aggressione.

Non solo per empatia con la vittima. Il corso Difesa Donna® offre l’opportunità di avere un quadro piuttosto dettagliato di cosa accade durante un’aggressione.

E allora, leggendo i verbali, alcuni passaggi (nonostante l’imperituro e dannoso sbirrese) di ciò che è accaduto sembrano più chiari, più connotati, circostanziati.

Perché se si lavora parlando, scrivendo, occupandosi di violenza, la violenza bisogna conoscerla. Di persona.