keith jesperson happy face killer

Jesperson, il killer delle faccine sorridenti

Jesperson è un serial killer che sostiene di aver ucciso 160 persone. Ci tiene davvero molto a far sapere che le ha uccise lui.

Si trova in prigione ed è stato accusato di 8 omicidi. Quelli che è stato possibile provare.

Keith Hunter Jesperson, canadese nato nel 1955, ex camionista, sta scontando il carcere a vita senza possibilità di uscire sulla parola. Sua figlia ha raccontato parecchio di lui in una trasmissione.

L’infanzia decisamente travagliata con un padre abusante e le torture sugli animali sembrano essere il classico cliché che fanno da prologo alle vite dei serial killer.

Taunja Ann Bennett.
Taunja Ann Bennett.

Gli omicidi di Jesperson

La sua prima vittima accertata è stata Taunja Bennett: Jesperson, dopo averla abbordata in un locale e averle chiesto di fare sesso, riceve un secco no.

Con una scusa porta Taunja lontano da occhi e orecchie indiscreti e inizia a picchiarla fino a che la uccide. Lascia il cadavere e rientra nel locale.

Non ha intenzione di farsi catturare, così chiacchiera con tutti, beve ancora, si intrattiene: in sostanza si costruisce un alibi. Era il 23 gennaio 1990.

Ucciderà ancora due anni dopo e poi a distanza sempre più ravvicinata colpirà altre vittime, fino al 1995.

Troppi colpevoli per un delitto

Succede però un fatto strano. Mentre Jesperson ha fatto di tutto per costruirsi un alibi per la notte del 23 gennaio 1990, ridendo e scherzando al bar, qualcuno gli ha “soffiato” l’omicidio.

Quando il corpo di Taunja viene ritrovato, partono le indagini. I giornalisti raccontano i particolari efferati e una donna, Laverne Pavlinac, leggendo le cronache, si auto accusa del delitto.

Non solo. Accusa anche John Sosnovske, il suo compagno. La polizia li interroga a più riprese. L’avvocato di Sosnovske gli consiglia di proclamarsi colpevole per evitare la pena di morte.

John accetta. Laverne racconta tanti dettagli, tra cui come John ha stuprato Taunja e come insieme l’hanno picchiata fino a ucciderla, che rendono la confessione credibile.

John Sosnovske viene condannato, senza prove, nel 1991, al carcere a vita, Laverne Pavlinac a non meno di dieci anni di carcere.

Keith Jesperson davanti al suo tir.
Keith Jesperson davanti al suo tir.

Lo smiley come firma

Quando la notizia esce sui giornali, Keith Jesperson non ci può credere. Lui, e lui soltanto, ha ucciso Taunja Bennett. Chi diavolo sono questi due?

Da un lato vuole restare un uomo libero, ma dall’altro non riesce ad accettare che i media diano così risalto a due millantatori.

Così opta per una confessione. Ma lo fa a modo suo. Sceglie una stazione di servizio del Greyhound a Livingstone, Montana, frequentata quasi esclusivamente da camionisti.

Va nel bagno degli uomini e scrive la sua confessione sul muro e poi firma con uno smiley, la faccina sorridente.

“Il 21 gennaio 1990 a Portland ho ucciso Taunja Bennett. L’ho picchiata a morte, violentata e mi è piaciuto. Sto male ma mi diverto anche. Sono stati incolpate due persone e io sono libero”.

Inutile dire che nessuno fa caso all’ennesimo muro dei cessi imbrattato. Jesperson ci rimane davvero male e scrive il messaggio in un altro bagno, stavolta a Umatilla, Oregon.

“Ho ucciso Taunja Bennett a Portland. Sono state incolpate due persone così posso uccidere ancora”.

Anche questa volta firma con una faccina sorridente. Dato che i bagni pubblici probabilmente non sono un granché, in fatto di comunicazione, Jesperson, nel 1994, scrive una lettera alla redazione dell’Oregonian in cui firma sempre con lo smiley.

Nella lettera, scritta a mano, dice di aver ucciso sei persone, oltre a Taunja.

“Mi sento male ma non mi costituirò. Non sono stupido. Secondo molti dovrei essere ucciso e sento di meritarmelo. La resposabilità [sic] è mia e Dio sarà mio giudice quando morirò. Vi dico questo perché io sarò resposabile [sic] di questi crimini e nessun altro. Tutto cominciò quando mi domandai cosa avrei provato uccidendo un uomo. E l’ho scoperto. Che incubo è stato”.

Il giornalista che la riceve lo chiama “The Happy Face Killer”.

Finalmente qualcuno si è accorto di lui!

L’uccisione della ex fidanzata

Le forze dell’ordine, nonostante abbiano i dettagli degli omicidi, le lettere, gli smiley e via dicendo, non riescono a fermare Jesperson.

Che però, come si conviene ai serial killer, fa una mossa falsa.

Mentre fino a quel momento ha ucciso vittime ad alto rischio, come prostitute e alcolizzate, nel 1995 uccide, strangolandola, la sua ex fidanzata.

Quando il cadavere viene rinvenuto, la polizia lo collega a Keith Jesperson che viene immediatamente arrestato.

L’uomo confessa gli otto delitti che gli vengono imputati e anzi sostiene di aver ucciso altre 160 persone, ma i giudici non trovano riscontro di quanto dice.

Jesperson è stato condannato a quattro sentenze a vita. John Sosnovske e Laverne Pavlinac vengono liberati dopo quattro anni di carcere.