telefonate in pubblico

Telefonate in pubblico e sicurezza: cosa non dire

Le telefonate in pubblico rischiano di mettere a repentaglio la sicurezza. In più modi diversi. Quando si è per strada e si decide di rispondere al telefono o di fare telefonate è bene tenere presente che altri ascoltano.

Per alcuni, avere ascoltatori, è un vanto. C’è chi, infatti, prova un certo piacere nel rispondere al telefono in pubblico: sono ricercato, sono impegnato, sono importante. Nemmeno fosse al telefono con Trump. Ma tant’è.

C’è poi chi, per maleducazione, parla a voce alta. Di solito sono quelli che, se glielo si fa notare, rispondono che è il loro tono di voce. Giusto per aggiungere maleducazione alla maleducazione.

Fatto sta che fare o ricevere telefonate in presenza di altra gente è la norma.

I dati personali propri e di altri

Si è già detto del mettere i nomi dei figli sulle auto.

Durante le telefonate può capitare di parlare di dati sensibili: nomi, cognomi, professioni, numeri di telefono, numeri di documenti, programmi di viaggi. Se quelli in ascolto sono tutte brave (e soprattutto pazienti) persone, niente da segnalare.

Ma se tra loro ci fosse il malintenzionato, non gli ci vorrebbe molto per utilizzare quei dati. Non è semplice, certo, ma non è neppure impossibile.

Meglio, quindi, quando si fanno telefonate in pubblico evitare riferimenti a dati personali. Non si danno targhe, numeri di carte di credito, numeri di patenti, carte di identità, passaporti.

Non si fanno riferimenti a pianificazioni di viaggi, itinerari, scuole dove vanno a scuola i figli, nomi dei figli.

Per chi ha cattive intenzioni, due informazioni (il nome del figlio e la scuola che frequenta), sono già più che sufficienti per mettere in atto truffe e ricatti (“Lei è il padre di Marco, vero? Marco che va alla scuola media Beltrami? Perché suo figlio ha avuto un incidente, sono il papà di Luca! Ero lì! Venga con me”).

Di male in peggio

Se alcuni raggiri sono basici e poggiano sull’ansia del momento e sull’ingenuità, altri sono veri e propri crimini.

Pensate a una ragazzina di 14 anni, carina, al telefono con la mamma (“Mamma, insomma!”, è al telefono con mamma, non ci sono dubbi), impegnata in una discussione (“Tu non vuoi capire! Tu non mi capisci!”), la madre, dall’altro lato, prosegue la discussione.

E la ragazzina continua a ribattere: “Non è come dici tu! Non l’ho visto anche nel weekend! Ero a casa di Marta, non di Gabriele! Gabriele non l’ho visto! Tu mi impedisci tutto! Tutto!”. Lacrime.

Il malintenzionato, secondo voi, quanto ci mette a entrare nelle grazie di una ragazzina arrabbiata con la madre perché non la fa andare a casa del fidanzatino?

Molto? Moltissimo? Davvero? Sicuri?

La buona norma: evitare telefonate in pubblico

Se le telefonate in pubblico sono diventate la regola, giusto sarebbe evitarle. Meglio leggere un libro, il giornale, guardare il panorama.

Evitare di disturbare e ammorbare gli altri con informazioni non richieste e talvolta al limite della decenza (“Ah ma davvero nonna ha l’unghia incarnita?! E Dodo? Ha ancora la diarrea?”) può mettere al sicuro da seccature. Truffe. E parecchio altro.