My Friend Dahmer è una bella graphic novel

My Friend Dahmer è una graphic novel di Derf Backderf pubblicata in italia da Gribaudo nel 2017. My Friend Dahmer racconta della vita di Jeffrey Dahmer prima che diventasse un serial killer.

Dahmer, conosciuto anche come il Cannibale di Milwaukee, ha ucciso 17 persone ed è stato condannato a una serie di ergastoli (totalizzando poco meno di un migliaio di anni di carcere) nel 1992.

Due anni dopo, in carcere, è stato ucciso da un altro detenuto.

My Friend Dahmer è una graphic novel ottima anche per le fonti.
My Friend Dahmer è una graphic novel ottima anche per le fonti.

My Friend Dahmer perché era suo amico

La caratteristica principale di My Friend Dahmer è la conoscenza diretta del protagonista da parte dell’autore. I due, infatti, erano compagni di scuola.

La graphic novel ha il pregio di citare le fonti da cui le informazioni sono tratte: per cui il lettore sa sempre se quello che sta leggendo e vedendo è frutto di un ricordo dell’autore o della confessione di Dahmer o della testimonianza di qualcun altro.

Derf Backderf scrive e disegna My Friend Dahmer ad anni di distanza rispetto alla scoperta, condanna e morte di Dahmer. Va da sé che i ricordi vanno presi per quello che sono: ricordi.

Anche se Backderf si preoccupa di renderli coerenti. Lui stesso nelle note (utili e puntuali) segnala che se il ricordo emerge da più persone (da lui intervistate per realizzare la graphic novel) allora c’è un fondamento.

Gli adulti, questi sconosciuti

Quasi contemporaneamente al lettore, a un certo punto Derf Backderf si chiede: “Dov’erano gli adulti?”. Perché la narrazione prende il via dagli anni delle scuole medie e prosegue per le superiori per terminare all’ingresso in università.

Dahmer era un outsider, uno come tanti, pare. Anche il gruppo di Derf non brillava certo per popolarità a scuola (Derf non andò al ballo di fine anno perché non aveva nessuno da invitare, Dahmer ci andò, invece).

Tutti i ragazzini, secondo Derf, a scuola sapevano che Jeff era un tipo strano, alcuni sapevano che nutriva una morbosa attenzione per le carcasse di animali che recuperava lungo le strade e conservava.

I genitori di Jeffrey Dahmer

In molti saggi la figura della madre è ritenuta centrale nella vita di Dahmer, ma spesso Joyce Dahmer viene descritta come un esserino indifeso e tremebondo in balia della sua depressione.

Nella graphic novel My Friend Dahmer (da cui è stato tratto anche un film), invece, Joyce è un’egoista che a un certo punto molla il figlio maggiore e se ne va (portando con sé David, il minore).

Joyce e suo marito Lionel non fanno altro che litigare e ignorare Jeffrey e i suoi problemi di alcol.

Anche qui Derf Backderf si fa qualche domanda (e con lui il lettore): Dahmer puzzava di alcol al mattino alle sette. Come facevano gli insegnanti e i genitori a non accorgersi di nulla?

Più o meno a metà del libro, la simpatia per Jeff (forse anche perché per la prima volta viene chiamato Jeff e non “il serial killer”, “il mostro di Milwaukee”, “Dahmer”) cresce e, contemporaneamente, cresce la stizza per quella simpatia.

Possibile mai provare empatia e simpatia per un bastardo che ha ammazzato 17 persone tra cui un paio di ragazzini?

Jeff era strano e faceva lo strano. Proprio per questo, il dubbio che si potesse intervenire prima dell'inizio della fine, resta.
Jeff era strano e faceva lo strano. Proprio per questo, il dubbio che si potesse intervenire prima dell’inizio della fine, resta.

Jeff

Hell, yes! Perché la domanda che sorge spontanea è: “Dahmer poteva essere qualcuno di diverso?”. Probabilmente no. Forse era scritto nel suo DNA che era cattivo. Molto cattivo.

Ma la persona che viene raffigurata e rappresentata nel libro è qualcuno che, come tutti, meritava almeno un tentativo di salvataggio. Che non c’è mai stato.

Del cercare un perché

Dei genitori si è sempre detto che non erano il massimo. Ma non c’è niente di più vero e di più tagliente dello sguardo di un ragazzino a raccontarli. E Derf e i suoi amici, all’epoca, erano ragazzini. E il suo racconto è lucido.

Lionel Dahmer non ha visto niente, pare, fino a che la puzza di cadavere non è arrivata ai vicini. Joyce Dahmer era pervasa di rabbia e rancore. Entrambi si sono rivelati per quello che erano dopo la morte del figlio maggiore.

Sono riusciti a litigare per contendersi le ceneri (sono andate metà a testa, jeez). E Joyce ha chiesto e ottenuto che il cervello di Jeffrey venisse espiantato e studiato.

Forse è stato più semplice, ancora una volta, l’ultima, demandare ad altri la responsabilità di capire chi fosse suo.

In ogni caso. My Friend Dahmer è una graphic novel ottima anche e soprattutto per gli addetti ai lavori.