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L’errore dell’onorevole Serracchiani sullo stupro

13 maggio 2017 6 commenti
Debora Serracchiani governatrice del Friuli Venezia Giulia.

Debora Serracchiani governatrice del Friuli Venezia Giulia.

Debora Serracchiani, governatrice del Friuli Venezia Giulia, qualche giorno fa ha detto: “La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”.

Le sue parole hanno innescato polemiche e recriminazioni nella sfera politica. A destra e sinistra, la politica è riuscita a sfruttare l’ingenuità della povera Serracchiani che ha provato, l’11 maggio, a mettere una pezza con un tweet: “Non esistono stupri di serie a o serie b. Sono tutti ugualmente atroci. In questo caso all’atrocità si aggiunge rottura patto di accoglienza“.

A me la politica interessa poco, soprattutto quando è fatta da persone molto lontane dall’essere illuminate e capaci. Mi interessa invece la gravità dell’errore commesso da Debora Serracchiani, anche se sono convinta che lei, ancora adesso, non riesca a comprenderne la portata. Probabilmente è per questo che si stupisce delle reazioni così violente nei suoi confronti. Prosegui la lettura…

Red Bull, soldi e omicidi impuniti

La Ferrari di Yoovidhya dopo l'investimento mortale del poliziotto.

La Ferrari di Yoovidhya dopo l’investimento mortale del poliziotto. [foto da Internet]

Il nipote del creatore e co-fondatore della Red Bull, Vorayuth Yoovidhya, è accusato di avere investito e ucciso un poliziotto. Alla morte del nonno, Chaleo Yoovidhya, avvenuta nel marzo del 2012, il 26enne Vorayuth subentra alla direzione dell’azienda ed eredita una fortuna stimata attorno ai due miliardi di sterline. A settembre 2012 è alla guida della sua Ferrari grigia per le strade di Bangkok quando sperona e aggancia un poliziotto motociclista e lo trascina per un centinaio di metri prima di fermarsi e poi fuggire. Secondo l’indagine Vorayuth Yoovidhya stava viaggiando a una velocità di 170 chilometri all’ora in un’area il cui limite è di 80 chilometri orari. Il poliziotto è deceduto nell’impatto.

Il rampollo Red Bull viene arrestato, ma viene anche subito rilasciato. La sua Ferrari porta i segni evidenti della collisione: il parabrezza è distrutto, il cofano anche, gli airbag sono esplosi. L’impatto sicuramente c’è stato. Non hanno alcun dubbio gli investigatori. Ma, a oggi, Yoovidhya è ancora libero anche se è accusato di omicidio.

Red Bull gli ha messo le ali

Secondo quanto riportato dalla stampa, Yoovidhya è libero per una serie interminabile di rinvii messi in atto dai suoi avvocati: l’erede dell’impero Red Bull è via per lavoro, si trova in Gran Bretagna, non è rintracciabile, non ha tempo, non sta bene. L’ultimo rinvio è arrivato pochi giorni fa. Secondo ABC News infatti, Yoovidhya ha mancato di presentarsi all’ottava richiesta di comparizione in tribunale per essere formalmente accusato dei capi di imputazione per aver ucciso l’agente di polizia. Il motivo dell’assenza? “Il signor Vorayuth Yoovidhya è via per lavoro in Inghilterra”. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

I tortellini bugiardi di Giovanni Rana

Le mie gatte mi hanno dato una mano a cercare il simbolo del riciclabile.

Le mie gatte mi hanno dato una mano a cercare il simbolo del riciclabile.

Premetto che i tortellini non mi hanno fatto niente di male. Giovanni Rana, invece, qualcosa di male l’ha fatto. Proprio lui, tutto sorridente e benevolo, che gioca a tirarsi addosso la farina.

Ora vi racconto. È andata così.

Ieri sera vado al supermercato con marito. Abbiamo gusti diversi e facciamo la spesa in modo diverso. Di solito la spesa è il punto di confine per rischiare di chiedere il divorzio. Ma questa è un’altra storia.

Non avevamo una lista, come di consueto, eravamo lì per acquistare gli ingredienti per la cena che di solito non ha niente a che vedere con Masterchef e nemmeno con il DolceForno per bambini. Comunque.

Marito vede delle magnifiche bustine (foto allegate) di pasta fresca fatta da Giovanni Rana, buste di tutti i tipi con tortellini che sembrano sorridere dalla confezione dicendoti: “Mangiami mangiami”. Guardo la confezione alzando lievemente il sopracciglio.

Marito lo nota e alza gli occhi al cielo: “Cos’ha che non va?”.

Giovanni Rana, ma non potevi organizzarti meglio?

La domanda ha il suo perché. Come detto la spesa rischia di essere ogni volta motivo di divorzio. Se non conosco il prodotto devo studiarlo (il mio supermercato è di quelli aperti 24 ore, per cui ho tempo di studiare tutto quello che mi pare). Prosegui la lettura…

Condotte moleste in ufficio: una riflessione

Sul tram noto che chi parla di aver subito condotte moleste, di solito è aggressivo. [foto da Internet]

Sul tram noto che chi parla di aver subito condotte moleste, di solito è aggressivo. [foto da Internet]

Mi sto chiedendo, ormai da qualche tempo, chi siano le vittime di condotte moleste in ufficio. Per condotte moleste intendo quei comportamenti messi in atto da qualcuno al fine di disturbare qualcun altro.

Mi sono anche chiesta se alcune persone attirino su di sé le condotte moleste messe in atto da altri o se invece siamo tutti indistintamente potenziali vittime.

A Milano mi sposto con i mezzi pubblici di superficie oppure a piedi. Faccio chilometri e chilometri a piedi e, quasi sempre, dimentico a casa l’iPod. E spesso anche lo smartphone.

Gli spostamenti diventano quindi una fonte inesauribile di informazioni offerte da altri in modo involontario durante chilometriche telefonate oppure in occasione di confessioni fiume su tragitti piuttosto lunghi.

Identikit della vittima di condotte moleste

Il più delle volte a parlare di condotte moleste subite sono le donne. Attenzione: questo non significa che le donne siano più vittime degli uomini. Significa che, sui mezzi di pubblici di superficie di Milano ho sentito parlare di condotte moleste subite più spesso donne rispetto agli uomini.

Ovviamente non pretendo di farne una statistica. Mi baso su anno di trasporto pubblico con almeno dieci chilometri al giorno per una media di tre giorni la settimana.

Le presunte vittime condotte moleste sono persone per lo più normali. Dove per normali voglio intendere persone che non presentano, alla vista e all’ascolto, segni di condotte abnormi, poi magari sono serial killer per hobby, ma davvero sembrano normali. Prosegui la lettura…

Categorie:consulenze

Violenza sulle donne: del farla facile

19 gennaio 2017 3 commenti
persone dipendenti

Le persone dipendenti hanno molte difficoltà a essere indipendenti: anche sul proprio pensiero.

Da qualche giorno imperversano gli articoli sulle donne vittime di violenza che difendono i loro carnefici: amanti, mariti, compagni. Imperversano più che altro quelli che “ma sono matte!!1!”. Non sono matte, ragionano in modo diverso. Si tratta di capire come. Di voler capire, più che altro.

Chiunque pensi di poter esaurire l’argomento violenza (sulle donne o su chiunque altro) in poche righe per poter poi tornare a dedicarsi ad altro è in errore. Il tema è vasto e ha un monte e una valle che vanno considerati.

Le donne che quotidianamente subiscono violenze psicologiche e fisiche dai loro compagni sono molte, moltissime. Ma nessuno sa esattamente quante perché gli autori di reato non vengono denunciati.

Il motivo più tragico per cui non vengono denunciati è che molte delle donne che subiscono violenza non sanno di essere vittime.

Strano, vero? Incredibile.

Eppure è così. E il motivo è talmente semplice che appare banale. In moltissimi casi sono nate e cresciute in famiglie abusanti, famiglie in cui la violenza verbale, psicologica, fisica è all’ordine del giorno.

E si sa, chi si somiglia si piglia. Motivo per cui queste donne hanno la tendenza a scegliere come compagni di vita uomini affini a loro e alla famiglia di origine: uomini violenti.

Sicuramente, grazie alla tv, la maggior parte delle donne maltrattate sa che esiste un’altra realtà: quella delle donne non maltrattate, delle famiglie equilibrate, dei luoghi sicuri. Ma spesso questa realtà viene confusa con la fiction: gli uomini buoni esistono solo nei film. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Due parole sul terrorismo

20 dicembre 2016 2 commenti
Terrorismo Berlino

Il Tir che a Berlino ha investito le persone al mercatino di Natale.

Ho aperto Facebook stamattina e, come a ogni strage, attentato, attacco, gli analfabeti funzionali pullulano con i loro irrefrenabili commenti idioti sul terrorismo.

Che poi è un po’ il motivo per cui ho smesso di scrivere. Ma alla fine, smettere di scrivere sul blog non è la soluzione. La soluzione, più pragmaticamente, è provare a contrastare i maanchisti e i benaltristi e le scie kimike.

Terrorismo

Lo dice la parola stessa: terrorismo. Da terrore. Paura. Paura allo stato brado. Quelli che stamattina imperversano chiedendosi perché i terroristi colpiscano le persone comuni e non i centri del potere probabilmente è necessario si soffermino su questo punto: il terrore.

Il terrorismo è subdolo proprio perché semina il panico tra la popolazione e fa sì che la paura condizioni la vita di chiunque. Che si smetta di essere uniti e si arrivi allo sbando. Ognuno per sé e dio per tutti, nel tentativo di salvarsi la pelle. Devo andare in centro a fare i regali di Natale, ma sarà una buona idea? Rischio qualcosa a entrare alla Rinascente di Milano?

Atti deliberati ed eclatanti

Far saltare in aria il Parlamento sarebbe un gesto non indifferente (per voi analfabeti funzionali: è una frase che ne introduce un’altra, è ipotetica, non esultate come cretini) e, molto probabilmente, se i terroristi riuscissero ad aggirare la sicurezza, lo farebbero anche. Ma non è quello il loro obiettivo.

L’obiettivo è, come detto, seminare il panico. Far sì che la gente viva male, viva nel terrore. Motivo per cui gli obiettivi sono i luoghi affollati in cui le persone stanno vivendo un momento sereno, piacevole, distensivo. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Delitto della Magliana: indifferenza o incapacità?

L'auto accanto a cui è stato trovato il corpo di Sara Di Pietrantonio in via della Magliana a Roma.

La polizia scientifica sul luogo del ritrovamento del cadavere di una giovane donna a Via della Magliana.

Il delitto della Magliana ha visto per protagonista Sara Di Pietrantonio uccisa dal suo ex fidanzato Vincenzo Paduano. Prima l’ha strangolata e poi ha dato fuoco al cadavere. Per peggiorare la situazione è riuscito anche a dire che la sua unica colpa è stata quella di essersi acceso una sigaretta e la ragazza ha preso fuoco.

Naturalmente sono frasi che qualcuno gli ha suggerito di dire, forse con la vaga illusione di alleggerire la sua posizione penale. Ma andiamo oltre.

Da giorni i titoli si rincorrono sui giornali e tutti puntano sull’indifferenza di chi, testimone del delitto della Magliana, non ha fatto nulla per impedirlo. Tanto è vero che alcuni giornalisti hanno pensato di titolare “Sara uccisa dall’indifferenza”.

Ma anche no. Sara è stata uccisa dal suo ex. Lui e solo lui è il responsabile dell’omicidio. Sara è morta perché il suo ex ha agito da omicida. E questo deve essere chiaro come il sole. Se il suo ex si fosse comportato da essere umano, allora sì che Sara non sarebbe morta.

E veniamo a chi passava di lì. E alla presunta indifferenza. Parlo di “presunta” perché non c’ero. Non c’ero io, come non c’erano quelli che hanno scritto i titoli dei giornali, come non c’erano quelli che sui social network lanciano strali e addossano colpe.

E il non esserci è un dato di fatto. E pesa parecchio. Perché, appunto, non dà accesso all’informazione di prima mano. Dobbiamo, tutti noi che non eravamo lì, basarci su ciò che ha detto chi c’era e su ciò che è stato riportato (da chi non c’era).

Delitto della Magliana: in attesa di certezze

Non ho tutte queste certezze matematiche su cosa avrei fatto, dato che in molti hanno commentato “Io io io”. Chi può dirlo? Una volta sono stata coinvolta in una rapina a mano armata al supermercato, ma ero così affascinata dal reparto surgelati che non me ne sono accorta.

Arrivata alla cassa ho anche chiesto perché tutti fossero muti e immobili. Il rapinatore se n’era appena andato con l’incasso. E mi hanno detto che aveva urlato alla cassiera e aveva puntato l’arma alla testa di una donna.  Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Il Museo Lombroso, la petizione, le foto e i divieti

Calchi di volti criminali. Foto da Internet.

Calchi di volti criminali. Foto da Internet.

Lunedì 16 maggio, dopo essere stata al Salone del Libro di Torino sono passata a fare un giro al Museo Lombroso e, dato che sono sempre in cerca di qualcosa da scrivere, ho pensato di fare un pezzo per Armi&Balistica, rivista mensile con cui collaboro.

All’ingresso del museo c’è un cartello con il divieto di fotografare e un altro cartello che invita chi vuole fare foto a prendere contatti con il museo. Ho chiesto a un’assistente e la signora mi ha detto che “è assolutamente vietato fare foto”.

Ho spiegato che ero interessata a scrivere un articolo e allora ha detto che dovevo prima mandare una richiesta, per fare foto, alla direzione. Le ho detto che mi era venuto in mente giusto in quel momento, così mi ha chiamato la vice direttrice del museo.

E ho pensato fosse davvero eccezionale, fighissimo, europeo il fatto che pronti via il referente giusto, al momento giusto, nel posto giusto! La vice direttrice ha ascoltato la breve richiesta: giornalista, Armi&Balistica, armi, museo, foto, articolo.

E mi ha risposto che avrei dovuto scrivere il pezzo e poi inviarlo a lei e che lei, dopo averlo letto e approvato, avrebbe deciso quali foto fornirmi. Eh? Pronto? Scusa? Le ho detto che non sono una dipendente del museo (pubblico) e che lei non è vice direttrice della rivista.

Il Museo Lombroso e la petizione per chiuderlo

Ha detto che “noi facciamo così”. La conversazione ha spaziato qui e là, saltellando in malo modo su spigoli vivi. Le ho anche detto che un articolo sul museo, di cui sono profonda fan, avrebbe forse giovato alla causa, viste le deliranti e insistenti richieste di chiuderlo. Prosegui la lettura…

Il Giglio Nero e i bambini psicopatici

12 maggio 2016 1 commento
bambini psicopatici e abbracci indimenticabili

Un abbraccio indimenticabile. Un incubo, praticamente.

Sì, sì, lo so… I bambini sono tutti buoni, guarda come sono belli, guarda come sono bravi i bambini. Vero. Nel 99,9% dei casi i bambini sono belli, buoni, bravi. E innocenti. Ma qui, su questo blog, del 99,9% ce ne freghiamo. A noi piace l’eccezione che conferma la regola. A noi interessa lo 0,1%. A noi interessano i bambini psicopatici.

Ieri sera ho visto il film Il Giglio Nero del 1956. A direi il vero l’ho visto in lingua originale. Il titolo è The Bad Seed, tratto dall’omonimo romanzo di William March. In italiano il libro ha due titoli: Il seme cattivo e I semi del male, tanto giusto per creare confusione.

Il film è un capolavoro. Soprattutto perché parla di bambini psicopatici. Non è un argomento che va per la maggiore. Proprio perché, giustamente, si cerca di evitare simili definizioni quando si parla di minori. Ma che ci siano in giro ragazzi piuttosto cattivi, è noto.

Comunque.

Avete presente? La pioggia che cade incessante, l’alba di un nuovo giorno, il sole che torna a splendere, la melodia di Au Clair de la lune al pianoforte e una via ordinata fatta di case belle, staccionate bianche e vialetti puliti. Ed eccola che arriva. Una bimba bionda con le treccine. Prosegui la lettura…

Astronauti e violenza. Un protocollo italiano

26 aprile 2016 4 commenti
Samantha Cristoforetti astronauta e trekker

L’astronauta Samantha Cristoforetti e il saluto vulcaniano.

Gli astronauti possono diventare violenti? E come? L’avvocato (e antropologo e criminologo) Vincenzo Lusa e l’antropologa Annarita Franza hanno presentato al 68° congresso dell’American Academy of Forensic Sciences di Las Vegas (21-27 febbraio 2016) il loro lavoro.

Uno studio su polimorfismi e anomalie del cervello in grado di predisporre alla devianza applicato all’esplorazione dello spazio. Ovvero: se siamo predisposti a esplosioni di violenza, cosa potrebbe accadere se fossimo anche intrappolati su una navicella spaziale?

La Nasa non ha un protocollo in questo senso e il lavoro di Lusa e Franza ha avuto una vasta eco sulle riviste specializzate e sulla stampa estera. Qui un po’ meno. Ma si sa, no? Nessuno è profeta in patria. E la cosa è un po’ irritante. Ma Vincenzo e Annarita sembrano non badarci.

Proseguono dritti per la loro strada. Li ho incontrati al  meeting di Las Vegas e il loro lavoro mi ha affascinato. Mi sono venuti in mente film su film. Oltre alle meravigliose foto scattate nello spazio da Samantha Cristoforetti (che tra l’altro oggi compie gli anni, auguri Samantha!).

Si legge nell’abstract di Lusa e Franza dal titolo Dalle scienze forensi alle stelle: “Questo lavoro consentirà di far scoprire ai giuristi e scienziati forensi quali sono i vantaggi connessi alla creazione di un protocollo di sicurezza, ideato a salvaguardia dell’impiego di uomini in missioni ove si trovino isolati e in luoghi ristretti per lungo tempo, in grado di individuare sia le tipologie di biomarcatori predittivi del comportamento umano, nonché le anomalie strutturali e funzionali dei distretti cerebrali tali da favorire atti criminali”. Prosegui la lettura…

Categorie:libri e cose
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