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Archivio per la categoria ‘arsenico e vecchi merletti’

Il Giglio Nero e i bambini psicopatici

12 maggio 2016 1 commento
bambini psicopatici e abbracci indimenticabili

Un abbraccio indimenticabile. Un incubo, praticamente.

Sì, sì, lo so… I bambini sono tutti buoni, guarda come sono belli, guarda come sono bravi i bambini. Vero. Nel 99,9% dei casi i bambini sono belli, buoni, bravi. E innocenti. Ma qui, su questo blog, del 99,9% ce ne freghiamo. A noi piace l’eccezione che conferma la regola. A noi interessa lo 0,1%. A noi interessano i bambini psicopatici.

Ieri sera ho visto il film Il Giglio Nero del 1956. A direi il vero l’ho visto in lingua originale. Il titolo è The Bad Seed, tratto dall’omonimo romanzo di William March. In italiano il libro ha due titoli: Il seme cattivo e I semi del male, tanto giusto per creare confusione.

Il film è un capolavoro. Soprattutto perché parla di bambini psicopatici. Non è un argomento che va per la maggiore. Proprio perché, giustamente, si cerca di evitare simili definizioni quando si parla di minori. Ma che ci siano in giro ragazzi piuttosto cattivi, è noto.

Comunque.

Avete presente? La pioggia che cade incessante, l’alba di un nuovo giorno, il sole che torna a splendere, la melodia di Au Clair de la lune al pianoforte e una via ordinata fatta di case belle, staccionate bianche e vialetti puliti. Ed eccola che arriva. Una bimba bionda con le treccine. Prosegui la lettura…

Processo Bossetti: Dna e indagine tradizionale

Indumenti di Yara Gambirasio.

Indumenti di Yara Gambirasio.

Il processo Bossetti inizia oggi, 3 luglio, a Bergamo e probabilmente continuerà per parecchio tempo. Massimo Bossetti è l’unico imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio, scomparsa da casa il 26 novembre 2010 e ritrovata in un campo a Chignolo d’Isola tre mesi dopo.

Bossetti è difeso dall’avvocato Claudio Salvagni che ha dichiarato che con lui lavorano, gratis, esperti di parecchie materie. Nel contempo Salvagni ha aperto una pagina Facebook per permettere a tutti di seguire “in diretta” le varie fasi del processo.

Per l’accusa c’è il pm Letizia Ruggeri che è convinta della colpevolezza di Bossetti. Dopo un’indagine colossale (per risorse, soldi e numeri) gli esperti dell’accusa sono arrivati all’identificazione, tramite Dna, di Massimo Bossetti.

Ma ‘sto Dna è valido?

Il processo Bossetti non è il primo in Italia a coinvolgere indagini forensi e indagini tradizionali. La differenza, volendo, stavolta sta tutta nel fatto che il Dna trovato sul corpo di Yara appartiene a un estraneo (sempre che Yara e Massimo non si conoscessero).

Non appartiene, cioè, a uno di famiglia. E ha un senso. Il delitto di Garlasco ha portato sì all’identificazione del Dna, ma era pur sempre vero che Alberto Stasi era il fidanzato di Chiara Poggi, la vittima, per cui che ci fosse Dna di entrambi, ovunque, era piuttosto normale. Prosegui la lettura…

Il gaslighting: quando ti fanno credere di essere matto

21 gennaio 2015 6 commenti
Screenshot dal film Gaslight (in italiano Angoscia) del 1944: Ingrid Bergman guarda preccupata le luci che era convinta di aver lasciato acceso.

Screenshot dal film Gaslight (in italiano Angoscia) del 1944: Ingrid Bergman guarda preccupata le luci che era convinta di aver lasciato acceso.

La mia amica Laura ha condiviso un link sulla mia bacheca di Facebook con un articolo in merito al “gaslighting” chiedendomi di raccontarle qualcosa in più. Laura è amica da una vita (tipo da una quarantina d’anni, mese più, mese meno) e confida un po’ troppo nelle mie capacità.

In ogni caso si è aperto, come sempre accade con lei, un entusiasmante approfondimento fatto di ricordi e di altre informazioni recuperate su manuali e sull’internet sul fenomeno del “gaslighting” tanto che ho pensato di scriverci un post. Grazie Laura!

Viene indicato con “gaslighting” il comportamento di una persona che con sotterfugi e premeditamente fa credere a un’altra persona di essere matta. Si tratta a tutti gli effetti di un abuso psicologico. Uno degli esempi che mi è venuto in mente l’avevo letto in un manuale (a cui, causa neuroni bruciati a mazzi, non riesco a risalire).

Si parlava di un marito che volendo entrare in possesso dei beni della moglie aveva deciso di farla ammattire per poi farla interdire. Era un fatto molto vecchio. In sostanza il tizio non faceva altro che posizionare l’altoparlante del grammofono verso la parete della camera da letto della moglie e poi lo faceva suonare nottetempo.

La poverina si svegliava di soprassalto tutta sconvolta: quella musica, gli aveva raccontato, l’ascoltava sua madre e lei era convinta che fosse il fantasma della madre tornato per tormentarla. Il marito continuò con questo trattamento per giorni fino a che la poverina uscì davvero pazza e addirittura si suicidò. Prosegui la lettura…

Lo schema Ponzi, Charles e l’avidità dei truffati

16 gennaio 2015 2 commenti
Charles Ponzi.

Charles Ponzi.

Sarà perché l’ultimo post parlava dell’infermiera di Lugo e sarà perché il 18 gennaio ricorre il 66esimo anniversario della morte, fatto sta che la vita truffaldina di Charles Ponzi, nato Carlo a Lugo (Ravenna) nel 1882 e poi partito a rincorrere il sogno negli Stati Uniti, è piuttosto interessante.

Ultimamente leggo della varie bufale su Facebook (tipo quella del Moment che secondo uno studio non identificato di un team di esperti non identificati aumenterebbe il rischio di infarto, smettela di metterla su Facebook, su, è una bufala!) e mi soffermo a pensare quanto sia facile ingannare la gente.

La gente che, naturalmente, vuole farsi ingannare. Chi, cioè, per comodità probabilmente, non è abituato a essere critico, a fare un minimo di ragionamento e vuole credere a tutto perché gli fa comodo così. Sono cattiva? E’ vero, sono una brutta persona. E, confesso, guardavo con interesse scientifico le televendite di Wanna Marchi.

Ma chi era Charles Ponzi?

Carlo era dotato di un’intelligenza fuori dal comune: avrebbe potuto fare l’università, ma secondo lui era più interessante spendere tempo e soldi nei locali (anche quelli letterari) a parlare con la gente. Come tantissimi italiani nel 1903 si imbarca sulla S.S. Vancouver alla volta dell’America.

Disse in seguito nella sua autobiografia incompiuta The rise of Mr Ponzi che arrivò negli States con “2 dollari e 50 di moneta e un milione di speranze”. E che le speranze non lo abbandonarono mai. Imparò l’inglese nel giro di poco tempo. Era considerato affascinante, capace e simpatico. Prosegui la lettura…

Ha la faccia colpevole! Lombroso aiutami tu

15 settembre 2014 4 commenti
Il ladro di Lombroso e Sean Penn. Secondo me un po' si somigliano.

Il ladro secondo Cesare Lombroso e Sean Penn. Secondo me un po’ si somigliano.

La domanda che arriva molto più spesso di quanto pensassi è questa: “Ma dalla faccia si capisce che è colpevole?”, talvolta più che una domanda è un’affermazione vera e propria: “Dalla faccia si capisce che è colpevole!”. Ogni tanto è più una cosa tra sé e sé: “Certo che con quella faccia, non può che essere colpevole“.

Comunque la faccia c’entra sempre. E non solo per capire se uno è o meno colpevole di qualcosa. Nei curricula è buona norma inserire una foto (una in cui, magari, non sembriamo avere l’aria del serial killer della prota accanto, tipo) perché, piaccia o meno, chi ci seleziona vuole vederci in faccia.

Facciamo la stessa cosa quando decidiamo, senza che sia accaduto niente di eccezionale, di cambiare marciapiedi se la persona che ci sta venendo incontro non ci piace. Quello ha una faccia che non mi piace. E cambiamo strada. Qualcuno, a volte, esita perché non fa bello comportarsi così. Ma sarebbe meglio ascoltare l’istinto.

Brutte facce

L’istinto ha sempre ragione. Magari ce l’ha sul lungo periodo. Magari non possiamo metterci a verificare se davvero aveva ragione oppure no. Dato che la storia non si fa con i “se”: se non avessi cambiato marciapiedi non sarebbe successo niente. E come si fa a dirlo? Poco importa di verificare. Meglio restare vivi con i dubbi.

Cesare Lombroso è il padre dell’antropologia criminale. Osannato dai suoi contemporanei e da quelli di poco dopo successivi la sua morte è poi caduto in disgrazia. O almeno così si dice. Lombroso era geniale. I suoi studi sono geniali (leggere L’uomo delinquente è un’esperienza interessante). Prosegui la lettura…

Era tanto una brava persona – Vicini di casa, omicidi e dintorni

26 agosto 2014 6 commenti
Era così una brava persona...

Era così una brava persona…

L’idea del post mi è venuta leggendo lo status di un’amica di Facebook (e anche di fuori di Facebook), Elena Porcelli che ha scritto: “Una volta, perché parenti e vicini di casa dicessero di qualcuno ‘gran brava persona, sempre gentile, solare‘ bisognava che morisse. Adesso basta che ammazzi donne o bambini”.

In effetti la storia dei vicini di casa di assassini, serial killer e altra brutta gente che vengono intervistati e, a prescindere dalla latitudine, dal clima, dagli usi, costumi e consuetudini, si sperticano in lodi fa un po’ sorridere. E viene da chiedersi se stiano mentendo o se invece siano così distratti da non essersi accorti di quanto succedeva nella casa in fianco.

Cioè, ma davvero son tutti così brave persone? I miei vicini di casa non sono perniciosi, tranne la stronza del palazzo di fronte che ogni sabato mattina alle 8 passa l’aspirapolvere, le venisse ogni bene, e non c’è verso di farla smettere. O quell’altra che fuma in cortile che le dà fastidio il fumo in casa. Fa niente se va nelle case degli altri.

Rompipalle allo sbaraglio

Di queste due qui non direi che sono brave persone. Se ammazzassero qualcuno mi verrebbe da dire che se ne fregavano delle istanze degli altri. E, tra l’altro, non credo che potrei dirmi stupita se nelle loro famiglie capitasse qualcosa (speriamo di no). Voglio dire,  la prima ha un marito che somiglia molto, per vitalità, a un ficus beniamina.

Non dice mai niente, non fa mai niente, sta affacciato al balcone e scruta l’orizzonte (ovvero il tetto in eternit di una concessionaria). Lei gli urla di fare delle cose e lui le fa. O almeno così sembra, dati i rumori che arrivano forti e chiari dal loro soggiorno. Ogni tanto lei lo insulta un po‘. Prosegui la lettura…

Psicopatici al volante – Degli psicopatici / parte 2

29 luglio 2014 6 commenti
Gli psicopatici al volante possono anche esprimersi a gesti.

Gli psicopatici al volante spesso si fanno capire.

In genere arriva a tre centimetri dal paraurti posteriore, frena all’improvviso, scarta di lato (nella migliore delle ipotesi sinistra, ma non è detto), accelera mandando il motore a velocità Space Shuttle mentre vi lancia occhiate di fuoco e poi ripiomba davanti e infine, in qualche caso, frena perché il semaforo è di nuovo rosso.

Questo è lo psicopatico al volante. Anche se è più facile che al posto della qualifica di psicopatico, in strada, gli psicopatici al volante vengano chiamati pirati della strada (quando le loro stupide quanto deliberate azioni causano morti e feriti) o incoscienti. Ma è più facile sentirli chiamare, un po’ da tutti, stronzi.

Non serve infatti aver letto tutto il DSM V per distinguere una persona normale al volante da una persona psicopatica. Bisogna fare un po’ di profiling. Perché lo psicopatico al volante, a differenza dello psicopatico da ufficio, si può riconoscerlo preventivamente dal mezzo che guida e che presumibilmente ha scelto e comprato.

Psicopatici al volante: morti e feriti

Ora qui partirà la roba del tipo: no, ma io il SUV ce l’ho davvero bisogno che devo caricare la moglie/i tre figli/i sei cani/tutti i gatti randagi della zona/la mamma/la suocera che è anche obesa/la sacca delle mazze da golf/le palline per giocare a golf che non sembra ma ingombrano/le valigie che quando vado in vacanza è un trasloco e via dicendo. Prosegui la lettura…

Psicopatici in ufficio – Degli psicopatici / parte 1

Per lo psicopatico il coltello nella schiena potrebbe essere qualcosa di non troppo figurato.

Per lo psicopatico il coltello nella schiena potrebbe essere qualcosa di non troppo figurato.

Lo so. In molti obietteranno subito che “psicopatici” non si dice. Si dice “sociopatici”. Ma non sono una psichiatra e in più a me piace di più psicopatici che sociopatici. Tanto poi è la stessa cosa.

Il DSM V (il libro che dice se siamo matti e in quale misura) lo spiega meglio. Disturbo antisociale di personalità:

disprezzo pervasivo delle regole e violazione dei diritti degli altri che include un insieme di almeno tre dei seguenti comportamenti:

– incapacità di conformarsi alle norme sociale e del rispetto delle leggi;

– scaltrezza che si concretizza con continue menzogne, uso di alias, o con il raggiro per ottenere un vantaggio personale;

– impulsività o incapacità di pianificare a lungo termine;

– irritabilità e aggressività che si concretizzano con liti e violenza;

– non curanza del pericolo e della sicurezza per sé e per gli altri;

– consistente irresponsabilità, che si concretizza nell’incapacità di mantenere un lavoro o di onorare i debiti;

– mancanza di rimorso, indiffrenza o mancanza di senso di colpa dopo aver fatto del male o rubato ad altri

Ted Bundy, serial killer americano, era considerato affascinate. Era bravissimo a fingersi l'uomo ideale.

Ted Bundy, serial killer americano, era considerato affascinate. Era bravissimo a fingersi l’uomo ideale.

Lo psicopatico non prova empatia (quella roba per cui se la nostra amica piange raccontandoci un fatto brutto anche a noi viene da piangere), ma è in grado di capire che gli altri, quelli normali, la provano. Ed è anche in grado di riprodurre, copiando, più o meno perfettamente le espressioni giuste al momento giusto.

Tipo che, anche se non gliene potrebbe fregare di meno, si mette a piangere ai funerali (o almeno fa la faccia contrita dal dolore), sorride ai matrimoni e via dicendo. Ma in cuor suo, un cuore che è giusto una pompa, in questo caso, niente di più, non prova un bel niente.

Ora. Fatta questa già troppo lunga premessa conviene dire che secondo gli studi almeno l’1% della popolazione è affetta da disturbo di personalità antisociale. Questo significa che nella vita di ognuno prima o poi uno psicopatico arriva (a meno che non viviamo da eremiti o non siamo noi gli antisociali di turno). Prosegui la lettura…

Violenza, lacrime e sangue: il vero finale delle fiabe

10 luglio 2014 2 commenti
Cenerentola versione Stargazer-Gemini.

Cenerentola versione Stargazer-Gemini.

Oggi si parla di fiabe grazie ad Antonella, Francesco e Valentina che su facebook hanno lanciato il discorso sul vero finale delle fiabe. Perché siamo nati in un’epoca in cui era già arrivato quel patito del lieto fine di Walt Disney a rovinarle. Se siete molto, molto, molto romantici questo post non è affatto per voi. Che si sappia.

Se invece vi piace il crimine (senza esagerare, mi raccomando) allora potrebbe essere che sappiate già che le fiabe non sono nate così come ce le hanno lette i nostri genitori. Le fiabe, infatti, affondano le radici nella notte dei tempi e hanno un intento pedagogico: tenere lontano i bimbi dai pericoli.

E come si fa a tenere lontano un bambino dal male? Semplice. Lo si spaventa a morte. Raccontandogli dell’orco cattivo. Poi magari crescerà con qualche lieve problema di adattamento e afflitto da qualche disturbo comportamentale, ma almeno non si farà ammazzare alla prima occasione andando per boschi in cerca di farfalle e caramelle.

Non solo. Alcune erano per adulti e avevano un chiaro obiettivo morale: separare le cose giuste dalle cose sbagliate. Oppure semplicemente condannare i vizi o sottolineare la pericolosità di certi atteggiamenti. Erano rivolte a un pubblico aristocratico ed erano prese come una sorta di monito.

La Bella Addormentata e la violenza sessuale

La storia della Bella Addormentata è molto antica dato che risale alla metà del 1300 e narra la vicenda di Troilo innamorato di Zellandine. Il padre della ragazza per testare l’amore di Troilo la fa cadere in un sonno profondo. Quando Troilo torna la mette incinta (mentre lei dorme, esatto). Prosegui la lettura…

Cachtice, la contessa Bathory e il sangue che fu

Il castello di Cachtice, Slovacchia.

Il castello di Cachtice, Slovacchia.

La Slovacchia è piena di castelli. Ovunque ti giri a guardare spunta una torre, una guglia o quello che resta del muro di cinta. Alcuni sono castelli da fiaba, tipo quello di Bojnice, altri un po’ meno. Diciamo che alcuni ricordano molto da vicino quelli dei film horror. Fatto sta che tutti hanno la loro storia, la loro leggenda e il loro fascino.

Il castello di Orava, per esempio, è integro. Ci hanno girato, nel 1922, il film Nosferatu e in effetti si presta parecchio. E’ arroccato su un costone di roccia che, a vederlo da lontano (ma poi anche da vicino) è davvero stretto. In più è di roccia scura e fa paura se splende il sole. Figuriamoci quando piove ed è buio.

Gli slovacchi non sembrano perdersi in inutili chiacchiere e, appena possono, usano i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea per restaurare i castelli. Alcuni sembrano un po’ troppo Disneyland, altri invece hanno subiti ritocchi più discreti e, soprattutto, non ci sono figuranti in costumi bizzarri.

Il castello della contessa Erzsébet Bathory ha una storia tutta sua. In questo momento è in rifacimento. I lavori di restauro avrebbero dovuto terminare il 31 maggio 2014, ma qualcosa deve essere andato storto, dato che i quattro sassi sparsi sono ancora tutti puntellati e trattori e ruspe vanno avanti e indietro. Prosegui la lettura…