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Il delitto di Garlasco e il Dna sotto le unghie di Chiara. Sette anni dopo

8 settembre 2014 17 commenti
Tamponi per il Dna. Ce ne sono di vari tipi. Ricordarsi di usare i guanti. E di non starnutirci sopra, tipo.

Tamponi per il Dna. Ce ne sono di vari tipi. Ricordarsi di usare i guanti. E di non starnutirci sopra, tipo.

Il delitto di Garlasco torna in prima pagina. Ma andiamo con ordine. Gli appartententi alle forze dell’ordine con cui, ogni tanto, mi capita di lavorare o di confrontarmi, mi sfottono di brutto quando parlo di CSI e Criminal Minds. Per loro, io sono una giornalista (e già di per sé questo è pernicioso) con un sacco di idee stupidine per la testa. E che, sì, va bene, avrà anche un paio di lauree in criminologia, ma sulla scena del crimine non ci va (sicuri?).

Loro, a me, fanno sempre un po’ ridere per l’atteggiamento saputo. Se gli chiedete qualcosa sanno tutto loro. Se provate a dire la vostra, loro scuoteranno la testa guardandovi sorridendo (e nascondendo così la sorpresa per la roba intelligente che avete appena detto e che non sapevano) e poi cambieranno prontamente argomento portando a detrimento di ciò che dite qualsiasi cosa.

… sette anni dopo…

Non me ne vogliano gli appartenenti alle forze dell’ordine che leggono. Ho rispetto per il loro lavoro e per le istituzioni. Fatto sta che sono due giorni che gira la notizia del Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. Chiara fu uccisa con parecchi colpi al capo e al corpo nella sua villetta a Garlasco, in provincia di Pavia, il 13 agosto 2007. Unico imputato dell’omicidio il suo fidanzato dell’epoca, Alberto Stasi.

Ora siamo al processo d’appello bis del delitto di Garlasco. E saltano fuori delle robe che, sarò anche una che ha studiato criminologia per via di CSI, fanno un attimo accapponare la pelle (e nel contempo girare le palle). Allora. Il prelievo di tracce da sotto le unghie di una vittima è tra le primissime cose da fare. Lo sa chiunque. Chiunque guardi CSI. E, attenzione: non tutte le stagioni. Anche un paio di puntate. Prosegui la lettura…

Il delitto delle mani mozzate, Piccolomo e Lidia Macchi

Giuseppe Piccolomo durante un'udienza per l'omicidio Molinari.

Giuseppe Piccolomo durante un’udienza per l’omicidio Molinari.

L’omicidio dell’anziana signora Carla Molinari, avvenuto il 5 novembre 2009 a Cocquio Trevisago in provincia di Varese, destò un certo scalpore per l’efferatezza con cui era stato portato a termine. La signora, infatti, era stata accoltellata dal suo aggressore con tale e tanta violenza da far pensare a una vendetta.

Per l’omicidio, dopo mesi di indagini, fu arrestato Giuseppe Piccolomo, un uomo conosciuto come violento e fan di serie tv. Piccolomo era andato a casa di Carla Molinari propabilmente per una questione di denaro. Aveva chiesto soldi in prestito all’anziana signora e ora ne chiedeva altri. Ma Carla non aveva ceduto alle richieste.

Piccolomo, dopo una colluttazione, aveva accoltellato l’anziana e dato che lei si era difesa graffiandolo sul viso, aveva deciso di amputarle le mani in modo che il suo Dna, rimasto sotto le unghie, non venisse trovato sulla scena del delitto. Quando le forze dell’ordine arrivano nell’abitazione di Carla si trovano di fronte una scena drammatica.

La donna è stata uccisa con più di venti fendenti, uno ha quasi rischiato di decapitarla, le mani sono state amputate e, in casa, non ci sono. E non ci sono nemmeno in giardino. Qualcuno pensa subito alla pista satanica, a riti esoterici, ma fortunatamente la pensata dura poco.

I mozziconi di sigaretta

Inizia l’indagine e durante i rilievi vengono repertarti parecchi mozziconi di sigaretta rinvenuti nell’abitazione di Carla. Il Dna racconta che sono di donatori diversi, ma non è possibile risalire a nulla. Del delitto si parlerà per un po’, poi i giornali nazionali smettono di occuparsene. Se ne occupa ancora la stampa locale. Prosegui la lettura…

Annie Wilkes, Misery, la fan numero uno e la serialità

5 dicembre 2013 6 commenti
Annie Wilkes (Kathy Bates) fan numero uno di Misery e di Paul Sheldon.

Annie Wilkes (Kathy Bates) fan numero uno di Misery e di Paul Sheldon.

Quando ti accorgi che su Sky On Demand c’è Misery non deve morire l’unica cosa che puoi fare è arrenderti al fatto che ti tocca rivederlo. Un’altra volta. Misery non deve morire è il film per eccellenza (così come lo è il romanzo di Stephen King).

La storia, per quei due o tre che non la conoscono, è questa. Paul Sheldon (James Caan), affermato scrittore di una serie di libri che hanno per protagonista l’eroina Misery, ha finito il suo ultimo romanzo, stappa una bottiglia di champagne e, in mezzo a una tormenta di neve, prende l’auto per tornare a New York.

Come t’ammazzo la protagonista

Per scrivere ha l’abitudine di ritirarsi in uno sperduto paesino del Colorado. Disgraziatamente esce di strada (ho sofferto un po’ per la Mustang che rovina dalla scarpata) e viene ritrovato e salvato da una donna, Annie Wilkes (Kathy Bates) che lo trasporta sulle spalle fino a casa sua. Già il fatto che una donna trasporti sulle spalle un uomo non fa presagire nulla di buono.

Paul si riprende quel tanto che basta per ascoltare le parole di Annie. Lei gli fa subito sapere che è la sua fan numero uno, che ha tutti i romanzi di Misery e che è in trepidante attesa dell’ultimo in uscita di lì a qualche giorno. Paul, immobilizzato a letto con entrambe le gambe fratturate, oltre ai suoi problemi di salute si rende conto che forse Annie resterà delusa dall’ultimo romanzo.

Stanco, infatti, di scrivere di Misery, annientato dalla serialità dei suoi romanzi, ha deciso di far morire Misery e di scrivere altro: il romanzo che ha appena terminato e che stava correndo a consegnare alla sua agente a New York. Appena Annie mette le mani sull’ultimo libro di Misery la situazione precipita. Prosegui la lettura…

Crimini e Serie Tv – L’omicidio fra piccolo schermo e realtà

La copertina dell'ebook "Crimini e Serie Tv - L'omicidio fra piccolo schermo e realtà".

La copertina dell’ebook “Crimini e Serie Tv – L’omicidio fra piccolo schermo e realtà”.

Che differenze ci sono fra le indagini condotte dai detective nelle serie poliziesche e la realtà? Come funzionano davvero gli strumenti a disposizione della scientifica di CSI? I serial killer della tv come Dexter Morgan sono simili a quelli che esistono realmente?

A questi e a molti altri interrogativi risponde Crimini e Serie Tv – L’omicidio fra piccolo schermo e realtà, frutto del lavoro di due giornaliste – una criminologa e una specialista del piccolo schermo – che hanno dato vita a un saggio dall’approccio inedito, che unisce competenze diverse per raccontare agli appassionati di telefilm e di indagini i segreti degli sceneggiatori che rivedono le procedure reali per renderle più avvincenti.

Cristina Brondoni, criminologa forense, giornalista per un quotidiano on line, per il mensile Armi e Balistica e per il suo blog tutticrimini, ci racconta come pensano i serial killer, come agisce la scientifica sulla scena di un (vero) crimine, quali trasformazioni subiscono i corpi dopo il decesso e come queste trasformazioni siano fondamentali per supportare il lavoro degli investigatori.

Chiara Poli, giornalista specializzata in serie tv, autrice fra gli altri di Maniaci seriali – Le serie tv e i loro fan e La vita è un telefilm, firma per diversi anni del Magazine on line delle reti del gruppo FOX per Fox Channels Italy, cita gli episodi e le interpretazioni più memorabili e si unisce a Cristina Brondoni nel progetto di restituire un’immagine più chiara delle differenze fra piccolo e schermo e realtà, ma anche dei meccanismi di narrazione che su queste differenze fondano le storie che appassionano milioni di telespettatori in tutto il mondo.

“Crimini e Serie TV” è un viaggio affascinante nel mondo del crimine reale e fittizio, nelle tecniche di investigazione, nella mente dei serial killer della tv e della cronaca nera, nell’attualità dei fatti di cronaca (anche quelli che hanno coinvolto i volti noti del piccolo schermo) e degli “spettatori omicidi”, ovvero gli assassini che hanno dichiarato di essersi ispirati a una serie tv o a un episodio. È un viaggio nella storia dei telefilm, nell’evoluzione dell’omicidio nel genere “principe” della tv, il poliziesco, e nel contributo che questo stesso genere ha dato alle produzioni televisive e cinematografiche che ne sono derivate, alla cultura popolare e all’immaginario collettivo. Con oltre 160 serie tv prese ad esempio (da Dexter a Criminal Minds, da C.S.I. a The Walking Dead, da 24 a Lost, da Perry Mason a Colombo). A tal proposito, solo un’ultima cosa: “Crimini e serie tv – L’omicidio fra piccolo schermo e realtà” è disponibile esclusivamente in ebook dal 24 ottobre presso i migliori store on line, al prezzo di € 3,99. Per acquistarlo su Amazon, clicca QUI.

La ripresa del crimine in tv: le nuove stagioni

Gary Sinise (Mac Tylor) durante una pausa nella lavorazione di CSI New York.

La fine di settembre e l’inizio di ottobre coincidono, da anni, con la ripresa delle serie tv. In America. E anche in Italia, anche se con un po’ di ritardo. Fatto sta CSI è arrivata alla 13esima stagione, CSI New York alla nona, Criminal Minds all’ottava, Dexter (in onda in America il 30 settembre) alla settima, The Mentalist alla quinta. Solo per citarne qualcuna, ovviamente.

La longevità di un telefilm in genere va di pari passo con il favore da parte degli spettatori. In sostanza se agli spettatori piace ciò che stanno guardando allora va tutto bene e si può proseguire.

Il crimine è stato, fin dai primordi, uno degli argomenti più gettonati dagli sceneggiatori (e, ovviamente, dal pubblico). In sostanza la ricerca della verità e la sete di giustizia (o di vendetta, a scelta, dipende dalla serie tv) sono le molle che spingono a scrivere e a vedere telefilm.

Negli anni le cose sono un po’ cambiate. Siamo passati dal tenente Colombo che con l’impermeabile stazzonato e il sigaro in bocca inquinava qualsiasi scena del crimine (salvo poi trovare comunque il colpevole) ai reparti scientifici più avanzati che risolvono l’indagine a colpi di Dna e impronte digitali. O che risolvono il tutto in modo diverso e definitivo, come Jack Bauer in 24.

Le cose, ovviamente, sono cambiate anche nella realtà. D’altronde i telefilm sono un po’ lo specchio dei tempi. Anche negli anni Sessanta c’erano detective (in America come in Italia) che si aggiravano in cerca di prove con l’immancabile sigaretta in mano. Oggi se non arrivano i Ris o la scientifica uno ci resta male.

Serie tv: l’incredulità sospesa e l’eroe minacciato

24 maggio 2012 2 commenti

Spencer Reid (Matthew Gray Gubler) e Derek Morgan (Shemar Moore).

Facendo due chiacchiere su Facebook con Elena Porcelli ci si è imbattuti nell’argomento Criminal Minds. La domanda è la seguente: “Possibile mai che in Criminal Minds, a ogni stagione, il cattivo di turno se la prenda con un protagonista o con la sua famiglia?”.

In effetti, fortunatamente nella realtà i serial killer di base evitano di torturare le famiglie degli agenti dell’Fbi che cercano di catturarli (disgraziatamente, però, continuano a mietere vittime innocenti in più o meno tutti gli Stati con una certa concentrazione nell’Ovest).

Nelle serie tv, invece, i protagonisti, a un certo punto (di solito quando la storia langue e non c’è più molto da dire) incappano nelle mire sadiche dell’antisociale di turno che, senza troppi complimenti, e nel giro di qualche episodio rischia di fare danni inenarrabili.  Prosegui la lettura…

10 Serie Tv crime

CSI – La prima serie tv è del 2000. Ha dato vita a CSI: Miami e CSI: New York.

CSI – Scena del crimine


La regina delle serie tv dedicate alle scienze forensi. Gli appassionati del genere, dal 2000 in poi, hanno potuto avvicinarsi al metodo scientifico come mai era successo prima. Lo spettatore ha ottenuto un posto in prima fila, al di qua del nastro giallo“crime scene do not cross”.Il telefilm ha dato a da due spin off: CSI Miami nel 2002 e CSI New York nel 2004. La serie ha scatenato nelle giurie di mezzo mondo quello è che stato definito il CSI Effect, ovvero la richiesta per confrontare Dna e impronte digitali.

Criminal Minds


Creata nel 2005, la serie offre una visione dall’interno dell’unità di analisi comportamentale dell’Fbi, praticamente dove è nato il criminal profiling. Una squadra di agenti indaga sui delitti più strani, efferati, cruenti commessi negli Stati Uniti. Molta parte della fiction è tratta dalla realtà.

Barbie che uccidono: un mix fra le miniature di CSI e Dexter

Barbie con armi da fuoco (appese alla parete) e improprie (quella che sta usando, per esempio). Almeno tre le vittime

Le foto su internet sono davvero parecchie. Sono a tutti gli effetti scene del crimine, la protagonista è la Barbie. Ken è la vittima. Le ambientazioni sono tutte domestiche. L’idea sembra arrivare dal killer delle miniature di Grissom in CSI, vi ricordate? A Gil Grissom, (ora ex) capo della scientifica di Las Vegas, arrivavano queste scatole che contenevano miniature di scene del crimine.

A lui il compito di scoprire il killer. Anche perché le miniature rappresentavano crimini che non erano ancora stati compiuti per cui c’era il gioco della corsa contro il tempo. Ma in più occasioni (fino all’arresto del killer, ovviamente) le miniature e le scene del crimine combaciavano alla perfezione.

Ma il killer delle miniature non usava la Barbie. No, quella invece è stata usata dal killer del camion frigo in Dexter. Il protagonista, Dexter Morgan, trova prima una Barbie nel frigorifero tutta tagliata a pezzi con dei simpatici nastrini rossi su ogni parte amputata. Il killer del camion frigo, infatti, ammazzava le sue vittime facendole a pezzi (e non prima di averle surgelate).

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Divi in canotta e sangue: il fascino dell’eroe ferito

Sawyer torturato da Sayid in Lost.

Il cinema ha abituato lo spettatore, per un congruo numero di anni, al divo alla maniera di James Bond: donne che gli cascano in braccio, belle auto, cattivi da uccidere. E mai un problema. Poi, a un certo punto, le cose sono cambiate, anche per James Bond che, interpretato da Daniel Craig, è più ferito di Bruce Willis. Gli sceneggiatori hanno iniziato a proporre l’eroe ferito, in difficoltà tali che a stento ci si crede.

Ed è proprio questo il bello. Riuscire a crederci. Bruce Willis è l’icona dell’attore in canotta e sangue che, normalmente, si butta da grattacieli in fiamme (non prima di aver svuotato qualche caricatore addosso al cattivo). L’eroe, quello romantico, è uno che crede nella causa, che ha i mezzi e le capacità per raggiungere l’obiettivo e che, in genere, ha un antagonista degno di nota.

Dal romanzo giallo al thriller

Diversamente la storia fatica a decollare. I romanzi gialli di un tempo, come quelli di Agatha Christie, di sir Arthur Conan Doyle e di George Simenon, giusto per citare i più famosi, avevano protagonisti dotati di intelligenza, carisma e piccole manie tali da renderli unici e vincenti: Hercule Poirot ferito che combatte con il maggiordomo non si riesce proprio a immaginarlo. Prosegui la lettura…