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Posts Tagged ‘ed gein’

Omicidi scenografici: serial killer a confronto tra tv e realtà

Omicidio scenografico nella serie tv Dexter.

Omicidio scenografico nella serie tv Dexter.

Ho finito di tenere un corso sui serial killer. No. Non è su come diventare serial killer. E nemmeno su come commettere omicidi seriali senza lasciare tracce. Più che altro verteva sul modo di essere dei serial killer, sulle loro storie di vita, sulla vittimologia, sui numeri, sulle statistiche e su un sacco di altre robe noiose.

Comunque. Il corso è finito. E ho fatto una riflessione (che molti, più bravi e capaci, di me hanno già fatto): le vittime dei serial killer non se le ricorda nessuno. Ci si ricorda dei nomi degli assassini. Ma non delle vittime. Perché sono tante. Sono una dopo l’altra. Sono senza nome e senza volto. Spesso perché il serial killer le ha private anche di quello.

Nella realtà le vittime dei serial killer sono per lo più prostitute, senza fissa dimora, autostoppisti, ragazzini scappati di casa. Gente che, purtroppo, nessuno cerca. Di cui nessuno si accorge se scompare. Non sempre è così, per fortuna, ma i serial killer sono bravi profiler e scelgono le vittime oculatamente.

La realtà, in questo senso, è piuttosto simile a quello che si vede in tv: le vittime ci sono perché sono funzionali alla storia. Niente di più, niente di meno. A meno che la vittima non sia una vittima illustre (come nella realtà), magari la moglie o il figlio del protagonista. Se non il protagonista. Prosegui la lettura…

La nona stagione di Criminal Minds: quando si dice il terrore…

La testa mozzata nella stagnola.

La testa mozzata nella stagnola.

E’ andato in onda giorni fa il primo episodio della nona stagione di Criminal Minds. La serie tv non è mai stata tenera. Anzi. Alcune puntate sono memorabili per la tensione e la violenza. Una fra tutte la prima della quinta stagione “Nameless, Faceless” ovvero “Senza nome, senza volto”.

In quel caso il dramma coinvolgeva direttamente il capo della Bau, Aaron Hotchner (Thomas Gibson) che, scovato dal serial killer a cui dà la caccia a momenti viene ammazzato. A momenti.

Nel primo episodio della nona stagione, “L’ispirazione”, abbiamo un altro assassino seriale (ovviamente con la faccia da assassino seriale) che costringe le sue vittime a mangiare la carne (morta) di altre vittime. Secondo l’agente speciale Spencer Reid (noto per essere un genio) questo comportamento un filo estremo va sotto il nome di cannibalismo proiettivo.

Da qualche tempo ascoltando i commenti di amici e parenti che un tempo erano dei divoratori seriali di Criminal Minds sembra che il telefilm sia “troppo”. E in effetti si ha l’impressione che autori e sceneggiatori siano in lizza per le qualificazioni olimpiche per infrangere tutti i tabù. Prosegui la lettura…

I serial killer e l’importanza della casa

Frederick e Rosemary West.

Frederick e Rosemary West.

Quando si torna da un lungo viaggio e si apre la porta di casa si avverte il proprio odore. Ed è una cosa, di solito, piacevole. Odore è infatti inteso in senso positivo, nell’odore di casa, di conosciuto, di famigliare. Quell’odore che riusciamo a sentire, proprio perché lo respiriamo costantemente, solo quando siamo stati lontani per un po’.

La casa e il suo contenuto (la famiglia) per Giovanni Pascoli era il nido, un posto segreto, caldo, accogliente in grado di difenderci dalle intemperie delle vita, di farci assaporare ancora e ancora gli anni magici della fanciullezza, dell’innocenza.

E cercare casa è un momento importante (diversamente sarebbe incomprensibile il fiorire di programmi ad hoc).

Se è vero che molti serial killer sfruttano proprio l’assenza di un punto base perché di mestiere viaggiano (camionisti, commessi viaggiatori, agenti di commercio) è vero anche che alcuni serial killer fanno della loro casa un luogo di afflizione e morte, per le vittime naturalmente. Per loro è pur sempre il loro nido.

La storia di Frederick West (che si è suicidato il primo gennaio 1995, prima di affrontare il processo) ha fatto rabbrividire la maggior parte dei britannici e un congruo numero di abitanti del pianeta. Fred era uno tipo ben lontano dall’essere intelligente, il suo qi, secondo una stima degli esperti, non andava oltre 84, quindi si collocava nel 5% più basso della scala di valutazione.

Fred era uno che faceva fatica a mettere insieme una frase. Il suo elequio sconnesso, il suo sorrisone ebete e i suoi modi da imbranato lo rendevano, dando credito alle testimonianze dei suoi vicini di casa, un innocuo idiota con tanti figli e una brutta moglie. Alla fine, insomma, se anche Fred non era un fulmine di guerra era uno considerato normale. Prosegui la lettura…

Ed Gein, il serial killer che ispirò Psycho

La casa di Ed Gein in una foto di Life.

Di questo serial killer si parla poco. Qualcuno, probabilmente nemmeno ne ha mai sentito parlare. Ed Gein è l’omicida seriale che ha ispirato film come Psycho (e i vari sequel e remake) e Non aprite quella porta. Se, infatti, le sue vittime furono relativamente poche (condannato per 2 delitti è stato sospettato di almeno 6), la sua aberrazione mentale fu prima in assoluto e i soprannomi affibbiatigli dalla stampa lo confermano: “Il Macellaio di Plainfield” e “Il Macellaio Pazzo”.

Edward Theodore Gein, nato a La Crosse, Wisconsin, nel 1906, si trasferì da bambino a Plainfield. La sua famiglia si stabilì fuori dalla cittadina, in una fattoria. Suo padre, George, faceva il conciatore e il carpentiere, ma la figura di riferimento per Ed fu la madre, Augusta T. Lehrke.
Augusta era una donna autoritaria che riconduceva tutto al suo fervore religioso. Luterana, era convinta che le persone fossero cattivi, diceva ai figli che tutte le donne (tranne lei) erano meretrici e che avere rapporti al di fuori del matrimonio era un peccato mortale. Ogni giorno leggeva ai ragazzi la Bibbia e li teneva lontano da qualsivoglia tentazione. Prosegui la lettura…