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Posts Tagged ‘jack bauer’

Dell’omicidio, del chiudere nell’angolo e della posta in gioco

24 settembre 2014 8 commenti
Angelino Alfano. Presunto ministro dell'Interno.

Angelino Alfano. Presunto ministro dell’Interno.

Sono giorni e giorni e giorni, mesi, che leggo ogni mattina gli sviluppi o i presunti sviluppi nella vicenda dell’omicidio di Yara Gambirasio.

Ieri, per esempio, ho letto che il garante della privacy ha disposto in via d’urgenza il blocco della diffusione dell’articolo pubblicato, anche online, su Repubblica in cui sono riportati stralci dell’interrogatorio del 6 agosto di Massimo Bossetti.

L’articolo pubblicato dal quotidiano riporta, tra l’altro, informazioni relative ai familiari dell’indagato: la moglie, il figlio, la madre, il fratello e il padre, con particolare attenzione a quelle inerenti le abitudini sessuali.

Oggi Corriere.it titola che Bossetti andò nel campo in cui morì Yara. Ci andò a un mese dalla scomparsa della bambina e a “provarlo” sarebbe una fattura per un carico di sabbia da portare a Chignolo.

Mi è capitato, in questi mesi, di essere ospite al TgCom24 anche per la vicenda di Yara. Perché è una vicenda che sembra interessare tutto il Paese. Succedeva in passato e succede ancora. Il popolo tutto si stringe ad ascoltare e a commentare.

Oibò, c’è scappato il morto!

In molti sostengono che si tratti di un interesse morboso che riguarda solo noi, noi italiani. Quelli che dicono così non hanno mai viaggiato. Non si sono mai affacciati ai confini del loro villaggio per vedere cosa accade al di là della siepe.

Gli omicidi tengono banco in tutto il mondo. Gli incidenti stradali rallentano il traffico a ogni latitudine, più per guardare che per l’impiccio in mezzo alla strada. E più sono gravi, più c’è coda. E non è per dire che tutto il mondo è paese.

Per dire che da anni, soprattutto a questa latitudine, si vive da immortali. Come se la morte, anche quella violenta, non facesse parte di noi. Come se fosse un aspetto che riguarda qualcun altro. Un tempo tutti vedevano i morti.

Ora i morti sono da tenere ben nascosti. Questo nascondere, che è un nascondere inutile, dato che la morte c’è ed è una certezza di paura e serenità (qualsiasi brutta cosa viene cancellata dalla morte), ingenera curiosità. Tanta curiosità.

Ma sto divangando

Per la morte di Yara c’è un unico indagato. E’ indagato perché è certo che il suo Dna (misto a quello di Yara) è stato trovato sugli indumenti della bambina. Ed è una notizia piuttosto importante. Che fa scattare la domanda: perché il Dna è lì? Prosegui la lettura…

24 – Il finale della nona stagione e le donne morte di Jack Bauer

27 agosto 2014 4 commenti
Jack Bauer alla fine di una giornata di lavoro. L'ottava, in questo caso.

Jack Bauer alla fine di una giornata di lavoro. L’ottava, in questo caso.

Nemmeno a dirlo il post contiene degli spoiler. Nel senso che chi non ha visto la serie tv 24 o non ha visto 24: Live another day potrebbe venire a conoscenza di fatti, cose e persone di cui preferiva restare all’oscuro per evitare di rovinarsi la visione, nel caso fosse in programma.

Detto questo posso iniziare con serenità. Anche se parlare di serenità quando c’è di mezzo Jack Bauer è decisamente fuoriluogo.

Allora. Per chi non conosce Jack Bauer è bene fare una breve premessa. Jack Bauer fa piangere Chuck Norris. Jack Bauer, nelle prime stagioni, è un agente del CTU (Counter Terrorist Unit) e dà la caccia, come si può evincere dalla parola mediana dell’acronimo, ai terroristi. Jack Bauer è la rovina dei terroristi.

Non importa di che razza, fazione, idea siano. Sono terroristi e questo gli basta per farli fuori senza troppi complimenti. Jack Bauer è uno che fa largo uso della tortura, in genere con risultati apprezzabili. Dopo le prime stagioni, Jack Bauer è un cane sciolto che sta sulle palle a russi, cinesi e americani contemporaneamente. Prosegui la lettura…

Jack Bauer, la maratona di 24 e Live Another Day

Promo di 24: Live another day. Ovvero la nona stagione di 24.

Promo di 24: Live another day. Ovvero la nona stagione di 24.

Come ho avuto modo di dire tempo fa, volevo essere come Jack Bauer. Da allora di tempo ne è passato e, come è facile immaginare, non sono diventata come Jack Bauer. Che da un lato è un bene, ecco. Perché Jack Bauer i problemi non li risolve, li ammazza.

Lunedì 16 giugno 2014 su Fox arriverà anche in Italia la nona stagione di 24 dal titolo Live another day. Il tutto è stato anticipato da una certa pubblicità e dall’ashtag #jackisback.

Quelli che non conoscono Jack Bauer e non hanno mai visto 24 probabilmente guardano gli Altri come se fossero dei poveri invasati posseduti dal demonio da cui è meglio stare lontani.

Dal punto di vista criminologico 24 è decisamente interessante. Più che altro è interessante il modo in cui viene trattato il Male che, in questo caso, ha molto spesso l’aspetto di terroristi arabi, cinesi e russi. Un Male che minaccia tutti quanti (cioè gli Stati Uniti) e non solo pochi intimi (cioè il resto del mondo).

Ma chi è Jack Bauer e cosa fa?

Per chi è appassionato di crimine organizzato la serie tv 24 può essere di un qualche interesse. Nel senso che le minacce a cui Jack Bauer (interpretato da Kiefer Sutherland) deve far fronte non provengono mai da un singolo individuo, bensì da un’organizzazione che, per sua natura, ha un leader.

Siamo molto lontani dallo stile mafioso, ma diciamo che le organizzazioni, mano a mano che vengono presentate al pubblico, presentano delle caratteristiche interessanti. Nella terza stagione, per esempio, Jack Bauer è alle prese con un cartello della droga sudamericano (oltre che con un virus brutto brutto). Prosegui la lettura…

La nona stagione di Criminal Minds: quando si dice il terrore…

La testa mozzata nella stagnola.

La testa mozzata nella stagnola.

E’ andato in onda giorni fa il primo episodio della nona stagione di Criminal Minds. La serie tv non è mai stata tenera. Anzi. Alcune puntate sono memorabili per la tensione e la violenza. Una fra tutte la prima della quinta stagione “Nameless, Faceless” ovvero “Senza nome, senza volto”.

In quel caso il dramma coinvolgeva direttamente il capo della Bau, Aaron Hotchner (Thomas Gibson) che, scovato dal serial killer a cui dà la caccia a momenti viene ammazzato. A momenti.

Nel primo episodio della nona stagione, “L’ispirazione”, abbiamo un altro assassino seriale (ovviamente con la faccia da assassino seriale) che costringe le sue vittime a mangiare la carne (morta) di altre vittime. Secondo l’agente speciale Spencer Reid (noto per essere un genio) questo comportamento un filo estremo va sotto il nome di cannibalismo proiettivo.

Da qualche tempo ascoltando i commenti di amici e parenti che un tempo erano dei divoratori seriali di Criminal Minds sembra che il telefilm sia “troppo”. E in effetti si ha l’impressione che autori e sceneggiatori siano in lizza per le qualificazioni olimpiche per infrangere tutti i tabù. Prosegui la lettura…

I ragazzi del massacro – Giorgio Scerbanenco

19 agosto 2013 2 commenti

scerbanenco ragazzi del massacroSi tratta del terzo e penultimo romanzo che ha per protagonista il poliziotto ed ex medico Duca Lamberti. Non fosse che si nota la mancanza di telefonini e internet, pur essendo stato scritto nel 1968, il romanzo è decisamente attuale.

La storia inizia con il ritrovamento del cadavere straziato della maestra Matilde Crescenzaghi, giovane insegnante in una scuola serale di Milano. La mestra viene ritrovata nuda nell’aula in cui insegnava ai ragazzi difficili.

Duca Lamberti inizia a interrogare i ragazzi e, nel frattempo, a esaminare le prove. E’ convinto che in quell’aula sia successo molto più di quello che le prove gli dicono. Così l’indagine prende un ritmo serrato.

Il romanzo appassiona. E Duca Lamberti, visto con gli occhi di chi nel 1968 nemmeno c’era, ricorda un po’ il Jack Bauer di 24, ma senza pistola. Duca è uno che non va per il sottile, che quando interroga un testimone, poco importa che sia un minorenne, gli fa pressioni psicologiche notevoli.

In più è uno, Duca Lamberti, che dice le cose come stanno, che crede poco al fatto che la gente possa cambiare, che i cattivi possano redimersi. Anche se è capace di umanità. Nel 1968, forse, non c’era il politicamente corretto e Duca dice cose che a tratti fanno sobbalzare: questione di abitudine, forse.

Le analisi criminologiche (non solo degli undici ragazzi del massacro) sono imperdibili. E imperdibile, per chi vive la città, il ritratto di una Milano molto diversa da quella odierna.

Garzanti Editore – 230 pagine – € 9,50 – ebook € 6,99

The Following – Del perché le guide cattive (a volte) funzionano

Il serial killer guru Joe Carroll (a destra) e alcuni dei suoi followers.

Il serial killer guru Joe Carroll (a destra) e alcuni dei suoi followers.

La serie tv The Following (ovvero il seguito, nel senso di adepti, seguaci) è in onda da qualche tempo. Chi si aspettava il capolavoro assoluto è rimasto un po’ deluso, chi invece non aveva grandi aspettative ma un po’ di speranza può essere che  sia abbastanza soddisfatto.

La storia, di episodio in episodio, si allarga a macchia d’olio: i discepoli della setta del serial killer con una insana propensione per gli scritti di Edgar Allan Poe, Joe Carroll, sembra non avere confini.

Sono coinvolti uomini in crisi di coscienza, studenti, disoccupati, donne sole e accompagnate e più di un rappresentante delle forze dell’ordine.

Tutti a pendere dalle labbra di Joe che è particolarmente contrariato dal fatto che l’ex agente dell’FBI che continua a dargli la caccia, Ryan Hardy (Kevin Bacon) abbia avuto una parentesi amorosa con la sua ex moglie, Claire. Cosa che farebbe saltare i nervi a chiunque, figuriamoci a un serial killer.

In sostanza ha radunato i seguaci (in una grande magione) solo per far soffrire Hardy. Cosa che sembra stia riuscendo davvero bene dato che l’ex agente non riesce praticamente a salvare nessuno, ogni volta che lo inquadrano lo spettatore sa che di lì a tre minuti avrà un morto tra le braccia. L’ennesimo. Prosegui la lettura…

La ripresa del crimine in tv: le nuove stagioni

Gary Sinise (Mac Tylor) durante una pausa nella lavorazione di CSI New York.

La fine di settembre e l’inizio di ottobre coincidono, da anni, con la ripresa delle serie tv. In America. E anche in Italia, anche se con un po’ di ritardo. Fatto sta CSI è arrivata alla 13esima stagione, CSI New York alla nona, Criminal Minds all’ottava, Dexter (in onda in America il 30 settembre) alla settima, The Mentalist alla quinta. Solo per citarne qualcuna, ovviamente.

La longevità di un telefilm in genere va di pari passo con il favore da parte degli spettatori. In sostanza se agli spettatori piace ciò che stanno guardando allora va tutto bene e si può proseguire.

Il crimine è stato, fin dai primordi, uno degli argomenti più gettonati dagli sceneggiatori (e, ovviamente, dal pubblico). In sostanza la ricerca della verità e la sete di giustizia (o di vendetta, a scelta, dipende dalla serie tv) sono le molle che spingono a scrivere e a vedere telefilm.

Negli anni le cose sono un po’ cambiate. Siamo passati dal tenente Colombo che con l’impermeabile stazzonato e il sigaro in bocca inquinava qualsiasi scena del crimine (salvo poi trovare comunque il colpevole) ai reparti scientifici più avanzati che risolvono l’indagine a colpi di Dna e impronte digitali. O che risolvono il tutto in modo diverso e definitivo, come Jack Bauer in 24.

Le cose, ovviamente, sono cambiate anche nella realtà. D’altronde i telefilm sono un po’ lo specchio dei tempi. Anche negli anni Sessanta c’erano detective (in America come in Italia) che si aggiravano in cerca di prove con l’immancabile sigaretta in mano. Oggi se non arrivano i Ris o la scientifica uno ci resta male.

Volevo essere come Jack Bauer

18 luglio 2012 5 commenti

Jack Bauer con la Sig Sauer P228.

Sono entrata nel tunnel di 24. Grazie a Chiara Poli (amica, grazie) che mi ha guardato di un male, ma di un male, quando le ho confessato (con un po’ di vergogna) di non aver mai visto un episodio di 24, sono entrata nel tunnel. E’ stato sufficiente che mi guardasse male, non ha detto poi molto. A parte “E guardalo, no!”.

Allora. Arrivare alle quarta stagione, quando hai tutte  e otto le stagioni sotto mano, è come non dormire per 72 ore di fila, nemmeno Jack Bauer. Difatti ho nascosto i dvd qui e là. Mi sono imposta un limite: non più di tre episodi… no, anzi, non più di quattro… va beh, cinque, ma poi basta… al limite giusto un sesto, ma solo se ci sta.

Sono incredula di fronte alla mia sospensione dell’incredulità. Il mio cervello vuole credere qualsiasi cosa. Gli è piaciuto un sacco (lo so perché mi ha chiesto di rivederlo) l’episodio doppio in cui Jack Bauer viene torturato e defibrillato e poi ancora torturato. Cioè, lo so che non esiste, ma ho voluto credere.

E poi la cosa della figlia rapita più volte (speravo le piantassero un colpo in testa, ma non è successo) e la moglie ammazzata (con quella pettinatura non poteva andare molto lontano), gli amori sbagliati (prima Nina, che a momenti lo ammazza, poi la figlia del segretario, Audrey, che “ti amo, ma cielo! mio marito”).

E le armi. Devo dire che lo preferivo di gran lunga nelle prime due stagioni con la Sig Sauer P228 nickelata. Era molto più chic della Glock 17 nera e triste da agente scrauso che segue le regole. Fatto sta che il mio cervello ci ha creduto ancora di più: lavora per il governo, mica gli danno le armi più chic, gli daranno quelle più leggere. E difatti la Glock è leggera.

Insomma. Mi mancano ancora quattro stagioni ma ho creduto a una infinità di cose  (nemmeno se avessi visto il Cristo morto risorgere in diretta) e nel mio cervello c’è un sacco di spazio (testa vuota) per credere ancora. E il tutto sta nel fatto che volevo essere come Jack Bauer: lui non ha problemi di sorta e se ce li ha li ammazza. Non si prende nemmeno la briga di provare a risolverli.

Lo ha detto anche TheSelbmann a proposito di Gossip Girl, per esempio. Vivo un momento difficile. Ho bisogno di credere. E, in ogni caso, fortuna che c’è la Polee, va.