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Posts Tagged ‘massimo bossetti’

Ignoranti da social: non ne so niente, ma ascolta me

Fiammiferi, colori e Dna. Eh, se togli la striscia e metti la striscia, combacia.

Fiammiferi, colori e Dna. Eh, se togli la striscia e metti la striscia, combacia. E la risposta alla domanda sull’affidabilità del Dna in ambito forense è: “Sì”.

Ieri sera è uscita la notizia che Massimo Bossetti, unico imputato per la morte di Yara Gambirasio, ha tentato il suicidio in carcere. Ancora non è chiaro come sia successo e il motivo per cui è stato tentato il gesto (e se il gesto fosse dimostrativo o meno).

Ma la notizia, anche se par strano, non è questa. Non qui, almeno. La notizia è che mi sono soffermata a leggere, da circa tre ore, i commenti e gli status in alcuni gruppi e di singoli su Facebook in merito al tentato suicidio.

Leggo e leggo e leggo e non riesco a staccarmi dalle puttanate galattiche che vengono scritte. Sono affascinata dal modo di scriverle, dall’originalità degli insulti (ce n’è per tutti) e dalla costruzione delle frasi oltre che dall’abuso di maiuscole.

In particolare le pagine e i gruppi dedicati a Bossetti da torme di donne che sembrano conoscerlo fin da quando era bambino (MASSY SIAMO CON TEEEEE!!!, MASSY RESISTI!) e c’è da credere che, a dispetto di quanto millantano, non l’abbiano nemmeno mai visto dal vero.

Paiono delle groupie tanto quanto quelle che seguono i cantanti e gli attori convinte che, quella volta che lui dal palco ha guardato i 50mila di San Siro, stesse guardando proprio loro e solo loro, dev’essere così: perché hanno incrociato lo sguardo. Lo sanno. Lo sentono. Prosegui la lettura…

Processo Bossetti: Dna e indagine tradizionale

Indumenti di Yara Gambirasio.

Indumenti di Yara Gambirasio.

Il processo Bossetti inizia oggi, 3 luglio, a Bergamo e probabilmente continuerà per parecchio tempo. Massimo Bossetti è l’unico imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio, scomparsa da casa il 26 novembre 2010 e ritrovata in un campo a Chignolo d’Isola tre mesi dopo.

Bossetti è difeso dall’avvocato Claudio Salvagni che ha dichiarato che con lui lavorano, gratis, esperti di parecchie materie. Nel contempo Salvagni ha aperto una pagina Facebook per permettere a tutti di seguire “in diretta” le varie fasi del processo.

Per l’accusa c’è il pm Letizia Ruggeri che è convinta della colpevolezza di Bossetti. Dopo un’indagine colossale (per risorse, soldi e numeri) gli esperti dell’accusa sono arrivati all’identificazione, tramite Dna, di Massimo Bossetti.

Ma ‘sto Dna è valido?

Il processo Bossetti non è il primo in Italia a coinvolgere indagini forensi e indagini tradizionali. La differenza, volendo, stavolta sta tutta nel fatto che il Dna trovato sul corpo di Yara appartiene a un estraneo (sempre che Yara e Massimo non si conoscessero).

Non appartiene, cioè, a uno di famiglia. E ha un senso. Il delitto di Garlasco ha portato sì all’identificazione del Dna, ma era pur sempre vero che Alberto Stasi era il fidanzato di Chiara Poggi, la vittima, per cui che ci fosse Dna di entrambi, ovunque, era piuttosto normale. Prosegui la lettura…

Yara, Bossetti e i 711 testimoni voluti dalla difesa

26 giugno 2015 6 commenti
Massimo Bossetti.

Massimo Bossetti.

Si apre il 3 luglio a Bergamo il processo a carico di Massimo Bossetti e si preannuncia come qualcosa da mondovisione (si fa per dire) da godersi (si fa per dire) sotto l’ombrellone. Attesi i giornalisti stranieri tanto da aggiunger sedie qui e là, mica che resti fuori qualcuno.

Stamattina, mentre guardavo le news a momenti ho rischiato di cadere dalla sedia per la richiesta di portare in aula 711 testimoni fatta dalla difesa di Bossetti. Cioè 711 testimoni forse non si sono visti nemmeno ai maxi processi per mafia.

Venghino, siori, venghino!

Non solo. Oltre ai 711 testimoni, l’avvocato Salvagni ha chiamato anche una cinquantina di consulenti tecnico scientifici. Il Pm Letizia Ruggeri ha chiesto invece 120 testimonianze. In sostanza, in tutto, siamo a 880 persone, cristiano più, cristiano meno.

Questo esercito fa pendant con i 17mila test del Dna effettuati su altrettanti donatori per arrivare a Ignoto 1, ovvero, per l’accusa, a Massimo Bossetti. Per la difesa, invece, quel test è sbagliato, non funziona, non va.

Ipotesi, teorie, idee, ma le prove?

Per Salvagni, Massimo Bossetti è estraneo ai fatti e il Dna trovato sugli indumenti di Yara non gli appartiene. Ha dichiarato in tv che “non abbiamo l’asso nella manica” ed è quello che invece tutti si aspettavano, che so, un testimone chiave, un fatto, una prova. E invece niente. Prosegui la lettura…

Dell’omicidio, del chiudere nell’angolo e della posta in gioco

24 settembre 2014 8 commenti
Angelino Alfano. Presunto ministro dell'Interno.

Angelino Alfano. Presunto ministro dell’Interno.

Sono giorni e giorni e giorni, mesi, che leggo ogni mattina gli sviluppi o i presunti sviluppi nella vicenda dell’omicidio di Yara Gambirasio.

Ieri, per esempio, ho letto che il garante della privacy ha disposto in via d’urgenza il blocco della diffusione dell’articolo pubblicato, anche online, su Repubblica in cui sono riportati stralci dell’interrogatorio del 6 agosto di Massimo Bossetti.

L’articolo pubblicato dal quotidiano riporta, tra l’altro, informazioni relative ai familiari dell’indagato: la moglie, il figlio, la madre, il fratello e il padre, con particolare attenzione a quelle inerenti le abitudini sessuali.

Oggi Corriere.it titola che Bossetti andò nel campo in cui morì Yara. Ci andò a un mese dalla scomparsa della bambina e a “provarlo” sarebbe una fattura per un carico di sabbia da portare a Chignolo.

Mi è capitato, in questi mesi, di essere ospite al TgCom24 anche per la vicenda di Yara. Perché è una vicenda che sembra interessare tutto il Paese. Succedeva in passato e succede ancora. Il popolo tutto si stringe ad ascoltare e a commentare.

Oibò, c’è scappato il morto!

In molti sostengono che si tratti di un interesse morboso che riguarda solo noi, noi italiani. Quelli che dicono così non hanno mai viaggiato. Non si sono mai affacciati ai confini del loro villaggio per vedere cosa accade al di là della siepe.

Gli omicidi tengono banco in tutto il mondo. Gli incidenti stradali rallentano il traffico a ogni latitudine, più per guardare che per l’impiccio in mezzo alla strada. E più sono gravi, più c’è coda. E non è per dire che tutto il mondo è paese.

Per dire che da anni, soprattutto a questa latitudine, si vive da immortali. Come se la morte, anche quella violenta, non facesse parte di noi. Come se fosse un aspetto che riguarda qualcun altro. Un tempo tutti vedevano i morti.

Ora i morti sono da tenere ben nascosti. Questo nascondere, che è un nascondere inutile, dato che la morte c’è ed è una certezza di paura e serenità (qualsiasi brutta cosa viene cancellata dalla morte), ingenera curiosità. Tanta curiosità.

Ma sto divangando

Per la morte di Yara c’è un unico indagato. E’ indagato perché è certo che il suo Dna (misto a quello di Yara) è stato trovato sugli indumenti della bambina. Ed è una notizia piuttosto importante. Che fa scattare la domanda: perché il Dna è lì? Prosegui la lettura…

Yara, Bossetti e le indagini: l’effetto CSI

CSI. L'effetto CSI deriva da questa serie tv. Bellissima, tra l'altro.

CSI. L’effetto CSI deriva da questa serie tv. Bellissima, tra l’altro.

Ho avuto occasione di parlare al TgCom24 il 13 luglio sull’andamento delle indagini in merito all’omicidio di Yara Gambirasio e sulle nuove prove come il video acquisito dalle telecamere di sorveglianza che riprenderebbero il furgone di Massimo Giuseppe Bossetti nei pressi della palestra di Brembate di Sopra.

Video che risale al 26 novembre 2010, data della scomparsa di Yara. Il video è delle 18.01 e si vede, poco e male, un furgone. Secondo gli inquirenti quello sarebbe il furgone di Bossetti e, dagli articoli di giornale, sembra chiaro che la prova viene considerata “provata”.

In realtà, come il Dna, non è provato un bel niente. Il punto, infatti, non è trovare qualcuno grazie al Dna e poi rovesciargli addosso miriadi di accuse da cui difendersi. Perché in questo modo chi si trova a doversi difendersi apparirà tremendamente colpevole per la gioia dei forcaioli.

Il video che prova niente

Bossetti ha mentito sul fatto che andava a farsi fare le lampade abbronzanti. Poi ha spiegato che dato che c’era qualche problema di soldi in famiglia e spesso discuteva con la moglie non aveva intenzione di farle sapere che aveva speso dei soldi per risultare meno pallido.

C’è poi la questione che la famiglia Bossetti è diventata argomento di conversazione della nazione intera. Il che non giova un granché alle indagini. Non giova, come già mi era capitato di dire, che il ministro dell’Interno Angelino Alfano abbia annunciato che “l’assassino” era già in carcere. Prosegui la lettura…

Check Point Yara Gambirasio – TgCom24 – 20 giugno 2014