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Posts Tagged ‘mobbing’

Condotte moleste in ufficio: una riflessione

Sul tram noto che chi parla di aver subito condotte moleste, di solito è aggressivo. [foto da Internet]

Sul tram noto che chi parla di aver subito condotte moleste, di solito è aggressivo. [foto da Internet]

Mi sto chiedendo, ormai da qualche tempo, chi siano le vittime di condotte moleste in ufficio. Per condotte moleste intendo quei comportamenti messi in atto da qualcuno al fine di disturbare qualcun altro.

Mi sono anche chiesta se alcune persone attirino su di sé le condotte moleste messe in atto da altri o se invece siamo tutti indistintamente potenziali vittime.

A Milano mi sposto con i mezzi pubblici di superficie oppure a piedi. Faccio chilometri e chilometri a piedi e, quasi sempre, dimentico a casa l’iPod. E spesso anche lo smartphone.

Gli spostamenti diventano quindi una fonte inesauribile di informazioni offerte da altri in modo involontario durante chilometriche telefonate oppure in occasione di confessioni fiume su tragitti piuttosto lunghi.

Identikit della vittima di condotte moleste

Il più delle volte a parlare di condotte moleste subite sono le donne. Attenzione: questo non significa che le donne siano più vittime degli uomini. Significa che, sui mezzi di pubblici di superficie di Milano ho sentito parlare di condotte moleste subite più spesso donne rispetto agli uomini.

Ovviamente non pretendo di farne una statistica. Mi baso su anno di trasporto pubblico con almeno dieci chilometri al giorno per una media di tre giorni la settimana.

Le presunte vittime condotte moleste sono persone per lo più normali. Dove per normali voglio intendere persone che non presentano, alla vista e all’ascolto, segni di condotte abnormi, poi magari sono serial killer per hobby, ma davvero sembrano normali. Prosegui la lettura…

Psicopatici in ufficio – Degli psicopatici / parte 1

Per lo psicopatico il coltello nella schiena potrebbe essere qualcosa di non troppo figurato.

Per lo psicopatico il coltello nella schiena potrebbe essere qualcosa di non troppo figurato.

Lo so. In molti obietteranno subito che “psicopatici” non si dice. Si dice “sociopatici”. Ma non sono una psichiatra e in più a me piace di più psicopatici che sociopatici. Tanto poi è la stessa cosa.

Il DSM V (il libro che dice se siamo matti e in quale misura) lo spiega meglio. Disturbo antisociale di personalità:

disprezzo pervasivo delle regole e violazione dei diritti degli altri che include un insieme di almeno tre dei seguenti comportamenti:

– incapacità di conformarsi alle norme sociale e del rispetto delle leggi;

– scaltrezza che si concretizza con continue menzogne, uso di alias, o con il raggiro per ottenere un vantaggio personale;

– impulsività o incapacità di pianificare a lungo termine;

– irritabilità e aggressività che si concretizzano con liti e violenza;

– non curanza del pericolo e della sicurezza per sé e per gli altri;

– consistente irresponsabilità, che si concretizza nell’incapacità di mantenere un lavoro o di onorare i debiti;

– mancanza di rimorso, indiffrenza o mancanza di senso di colpa dopo aver fatto del male o rubato ad altri

Ted Bundy, serial killer americano, era considerato affascinate. Era bravissimo a fingersi l'uomo ideale.

Ted Bundy, serial killer americano, era considerato affascinate. Era bravissimo a fingersi l’uomo ideale.

Lo psicopatico non prova empatia (quella roba per cui se la nostra amica piange raccontandoci un fatto brutto anche a noi viene da piangere), ma è in grado di capire che gli altri, quelli normali, la provano. Ed è anche in grado di riprodurre, copiando, più o meno perfettamente le espressioni giuste al momento giusto.

Tipo che, anche se non gliene potrebbe fregare di meno, si mette a piangere ai funerali (o almeno fa la faccia contrita dal dolore), sorride ai matrimoni e via dicendo. Ma in cuor suo, un cuore che è giusto una pompa, in questo caso, niente di più, non prova un bel niente.

Ora. Fatta questa già troppo lunga premessa conviene dire che secondo gli studi almeno l’1% della popolazione è affetta da disturbo di personalità antisociale. Questo significa che nella vita di ognuno prima o poi uno psicopatico arriva (a meno che non viviamo da eremiti o non siamo noi gli antisociali di turno). Prosegui la lettura…

Baroni, baronie, arroganza e fuga dei cervelli

12 febbraio 2014 3 commenti
Com'erano i baroni un tempo (come adesso, insomma).

Com’erano i baroni un tempo (come adesso, insomma).

Dimostrare che si sta subendo mobbing è un guaio. Innanzitutto, per essere considerato mobbing, il tutto deve accadere in ambito lavorativo, la vessazione deve durare almeno sei mesi e deve essere perpetrata almeno una volta alla settimana. E poi, naturalmente, bisogna avere le prove che qualcosa stia davvero succedendo.

Nella maggior parte dei casi le prove non ci sono. Provare il mobbing è cosa insidiosa e complicata. Se poi le vessazioni avvengono fuori dall’ambito lavorativo strettamente riconosciuto, l’ufficio, e sono perpetrate da baroni universitari visti e stravisti in tv le cose potrebbe complicarsi ulteriormente.

 Facciamo che io ero il professore

Il barone è un tizio che professionalmente è anche piuttosto bravo. Difatti nessuno ha mai messo in dubbio le sue capacità. Ma è il classico tipo umanamente insufficiente. Si dovesse giocare a fargli il profilo verrebbe fuori che è affetto da disturbo narcisistico con tendenze antisociali e paranoia diffusa. Ma è solo un gioco. Ovvio.

E’ il tipo che appena può si compra la macchina da figo (anche se poi fa fatica a entrarci che in una spider schiacciarsi dentro è difficile anche se sei magro), che accendi la tv e lo vedi un po’ ovunque, che parla male delle serie tv e poi, se vai a lezione da lui, è quello che si comporta come il dottor Lightman di Lie To Me. Prosegui la lettura…

Domani faccio una strage: convivenze difficili

1 ottobre 2013 1 commento
Michael Douglas nei panni di Bill Foster nel film di Joel Schumacher "Un giorno di ordinaria follia" (1993)

Michael Douglas nei panni di Bill Foster nel film di Joel Schumacher “Un giorno di ordinaria follia” (1993)

Su Facebook leggo quasi ogni giorno frasi negli status che mi fanno sorridere, robe tipo “Sono ostaggio del mio gatto” (mi fa sorridere perché capita anche a me), citazioni da film e da libri (che magari viene voglia di vedere e di leggere), cose a volte tanto sgrammaticate quanto profonde che somigliano a poesie.

E poi ci sono le frasi da brivido. Non tanto per quello che c’è scritto, di base se uno dice che domani andrà in ufficio a fare una strage si sta giusto sfogando e niente di più. Ma sono tanti, tantissimi quelli che sembra non facciano altro che avere a che fare con gli stronzi. E, c’è da pensare, che usino confezioni formato famiglia di Maalox per tenere a bada la gastrite.

Ci sono anche quelli, e le cronache, soprattutto americane, ne sono piene, che dopo aver annunciato la strage l’hanno fatta per davvero. Non che sia una bella cosa, ecco, ma gli stronzi di tutto il mondo sono avvisati. In ufficio pare che gli stronzi siano una caratteristica costante: si trovano a qualsiasi livello, in tutti i campi e a ogni latitudine.

Che non è una buona notizia. Ma è la cruda verità. Ma dove nascono gli stronzi? E perché ci sono? Da dove vengono? Dove vanno? (se avete risposto con una volgarità avete fatto bene, stavo giusto pensandola). Di solito evito di usare parolacce. Sul blog. Nella vita di tutti i giorni sono più simile a un camallo che a un’educanda. Prosegui la lettura…

Mobbing: quando lavorare fa male – Milano 4 ottobre

mobbing_07Un incontro alla spazio Sugus di via Dal Verme 4 a Milano dalle 16.30 alle 19 del 4 ottobre 2013.

Si parla di mobbing e si parla di come riconoscerlo ed evitarlo.

Il programma:
Cos’è il mobbing: dal mondo animale in poi
I luoghi e i modi del mobbing
Violenza, intimidazione, ostracismo
La vittima di mobbing: profilo, comportamenti e contesti
Bossing, mobbing tra pari e mobbing dal basso
Gli “attori”: autori e side mobber
La seconda vittimizzazione: la vittima e l’ambiente domestico
Segni e sintomi della vittima di mobbing
Dati e statistiche del mobbing in Italia e in Europa

Docente: Cristina Brondoni

Per iscrizioni e informazioni si può cliccare qui

Mobbing – venerdì 22 febbraio h. 18.30 – 21

3 gennaio 2013 6 commenti
Nicoletta Braschi nei panni di Anna nel film "Mi piace lavorare" di Francesca Comencini.

Nicoletta Braschi nei panni di Anna nel film “Mi piace lavorare” di Francesca Comencini.

Cos’è il mobbing.

Aziende, uffici e pause caffè: i tempi e i modi del mobbing.

Profili di chi fa mobbing.

Profili di chi è vittima di mobbing.

I gregari.

Fuori dall’ufficio: il mobbizzato e la rete familiare e amicale. La seconda vittimizzazione.

Riconoscere ed evitare il mobbing.

Un seminario/incontro per comprendere il fenomeno e i suoi protagonisti e, naturalmente, per evitare di rimanerne vittima.

L’incontro si tiene a Milano venerdì 22 febbraio dalle 18.30 alle 21 ed è aperto a un massimo di 10 partecipanti. Il costo è di 10 euro più Iva a partecipante.

Per iscrizioni e informazioni: cbrondoni@gmail.com

Il crimine a scuola: bulli e pupe

Bullismo. Chi ha il pollice opponibile contro chi non ce l’ha.

Secondo le ultime notizie, la chirurgia estetica pare sia in aumento (30%) tra i bambini. Il motivo? Evitare di subire atti di bullismo. Sempre secondo lo studio i ragazzini con le orecchie a sventola e il naso storto pare siano il bersaglio ideale dei bulli.

Da adulti, tra amici, spesso si ricordano i tempi andati, quando eravamo ragazzini e frequentavamo la scuola. In questi incontri è facile riconoscere chi, nel gruppo, si è davvero divertito, quelli che, sì, “erano proprio bei tempi” e quelli che invece “il passato, per fortuna, è passato”.

In ogni classe, allora come ora, ci sono tipi diversi, come in famiglia (dove tutti hanno la loro zia Pina) e al lavoro (dove tutti hanno una Patty, uguale uguale a quella di Camera Cafè). In ogni classe c’è lo spilungone, il quatrocchi e il ciccione. E, ovviamente, quello con le orecchie a sventola. Poi ci sono quelli popolari. Popolari da morire, a volte.
La vittima predestinata

E allora, via con i ricordi. Te lo ricordi Ciccio? Era davvero grosso, però era simpatico. Quante gliene abbiamo dette, però. E poi c’era lo Smilzo. Mai ricordato il nome, era lo Smilzo e basta. Era davvero un tipo strano, con quegli occhiali spessi tenuti insieme con lo scotch e la balbuzie che ci faceva ammazzare dalle risate! Prosegui la lettura…