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Posts Tagged ‘omicidi’

Per cosa si ammazza: la posta in gioco negli omicidi

Una torta di matrimonio, tipo...

La torta di matrimonio di Natalie e David, tipo…

Quando un omicidio guadagna le prime pagine dei giornali di solito è un omicidio che ha delle connotazioni di un qualche interesse sociale: la crudeltà, il non riuscire ad arrivare a individuarne il colpevole, le motivazioni che hanno portato al fatto di sangue.

La tv e il cinema ci hanno abituato a moventi che hanno più parentele con la fantascienza che con la vita di ogni giorno: eredità stellari, insaziabile fame di potere, menti perniciosamente disturbate. Nella realtà il male è così banale che a volte sorprende.

Il movente più gettonato ha a che fare con il denaro: a volte si tratta davvero di enormi quantità di soldi, altre volte si parla di pochi euro. Pochi che, magari, per qualcuno fanno la differenza tra una dose di eroina e una crisi d’astinenza.

In altri casi il movente riguarda la sfera delle emozioni. Qualcuno che da amante diventa un nemico. Provo a fare un esempio, una storia inventata per raccontare un movente degli omicidi. Entrando nella testa di chi uccide. Solo per pochi minuti.

Un ragazzo di bella presenza, stimato perché è stimata la sua famiglia, si fidanza con una una bella ragazza. Abitano in un piccolo centro, contenuto, dove tutti si conoscono, buongiorno e buonasera. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

I 5 passi per capire se uno dei vostri parenti potrebbe ammazzare

29 agosto 2014 5 commenti
Una delle bambola dell'Isola delle Bambole.

Una delle bambola dell’Isola delle Bambole.

L’estate 2014 sembra essere stata funestata da tremende tragedie famigliari. Omicidi sorti dal nulla. A sentire i vicini erano tutte brave persone. E a leggere i giornali pare sia tutto frutto di raptus di follia.

Le cose, in realtà, stanno in modo un po’ differente. Non è che uno che si mette a prendere a roncolate gli altri, fino a un attimo prima era santo e poi diventa matto e poi torna santo. No.

La premessa, infatti, è questa ed è un assunto della criminologia: l’omicidio capita esclusivamente tra quell’autore e quella vittima in quel determinato momento e in quel determinato luogo.

Questo significa che se cambiamo uno dei fattori, il risultato cambia: se tolgo quella vittima e al suo posto ci metto un’altra persona, l’omicidio non capita. O se tolgo il momento o il luogo.

Charles Vacca pochi secondi prima di essere ucciso. L'omicida (e vittima) è la bambina in fianco a lui.

Charles Vacca pochi secondi prima di essere ucciso. L’omicida (e vittima) è la bambina in fianco a lui.

Tutto ciò per dire che servono parecchi ingredienti per avere la ricetta perfetta. Ci sono poi gli omicidi assurdi e quelli degli allucinati, degli schizofrenici, dei pazzi che capitano e basta: quelli non funzionano allo stesso modo.

Ma è possibile prevederli: se si mette un Uzi in mano a una bambina di nove anni e lei ammazza per sbaglio l’istruttore non si può parlare di tragedia, ma di selezione naturale. L’istruttore non era adatto.

Un malato psichiatrico in terapia non sempre può essere seguito dalla famiglia (che magari la patologia è anche ereditaria). Ottimo che i manicomi siano stati chiusi. Ma il paziente psichiatrico, se pericoloso, va contenuto.

Detto questo, procedo con i 5 passi per capire se uno dei vostri amici o parenti potrebbe ammazzare qualcuno. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Hong Kong e le case stregate: suicidi, omicidi e morte in generale

22 aprile 2014 2 commenti
Una delle più famose case infestate italiane: la casa rossa o Casa de' Vecchi di Cortenova. Volendo è in vendita.

Una delle più famose case infestate italiane: la casa rossa o Casa de’ Vecchi di Cortenova. Volendo è in vendita.

Questa cosa delle case stregate che, a Hong Kong, perdono valore immobiliare proprio non la sapevo. Cioè, mi sono chiesta spesso chi andasse a vivere in case in cui sono stati commessi omicidi o in cui la gente ha preferito farla finita.

Oggi ho letto sul Post un articolo dello scorso anno in cui si parla della perdita di valore degli immobili considerati stregati a Hong Kong. Immobili che hanno un nome: hongza. Casa stregata, più o meno.

Un po’ ho sorriso pensando ai rampanti manager di Hong Kong che chiedono all’agente immobiliare se la casa è o meno infestata dai fantasmi. Manager che magari hanno a che fare con le tecnologie più avanzate e che lavorano 20 ore al giorno. Eppure il mercato immobiliare subisce dei contraccolpi incredibili se è successa una roba brutta in casa.

Amityville e altre belle case

Mi pareva il cliché di un classico dei film dell’orrore: la bella famigliola che stufa della vita nell’appartamento in città decide di trasferirsi nella casa (stregata) dei sogni in una zona semi rurale con tanto prato intorno e un sacco di fantasmi dei proprietari precedenti nascosti nei muri pronti a far morire di paura la bella famigliola.

La casa della famiglia De Feo, chiamata "High Hopes", grandi speranze, al 112 di Ocean Drive, Amityville, NY.

La casa della famiglia De Feo, chiamata “High Hopes”, grandi speranze, al 112 di Ocean Drive, Amityville, NY.

Alcune belle famigliole di alcuni film horror, in realtà, arrivano dritte dritte dalla realtà. Tipo quella dei De Feo, madre, padre e cinque figli che si trasferirono a Amityville (paese ameno, volendo tradurre) e che chiamarono la loro nuova dimora “High Hopes”. Furono trovati morti. Accusato degli omicidi il figlio maggiore.

Ron De Feo jr sta attualmente scontando l’ergastolo. Anche se ha ritrattato la confessione. Dicendo che ha agito per via di presenze oscure. Dopo la famiglia De Feo la casa su acquistata dai Lutz. Che scapparono, pare, nottetempo per via dei fantasmi (volendo c’è il bel documentario Shattered Hopes).

Tornando alle hongza. Molto cedevole alla curiosità sono andata a leggere l’elenco delle case infestate dagli spiriti nella guida apposita (quella in inglese, perché l’altro link è in cinese e mi risultava di difficile comprensione). Valgono sia gli omicidi che i suicidi e, più in generale, le morti. Prosegui la lettura…

Omicidi in famiglia, femminicidi e roba che fa vendere

Silenzio. Perché non so cosa scrivere.

Silenzio. Perché non so cosa scrivere.

Il weekend della festa della donna è passato lasciando dietro di sé una scia di mimose e sangue.

Una madre albanese ha ucciso a coltellate le sue tre figlie; madre e figlia hanno ucciso il loro marito e padre prendendolo a martellate; un uomo ha ucciso la moglie facendola cadere dalle scale; un altro ha ucciso la moglie al bar prendendola a coltellate.

Si parla tantissimo di femminicidio. Ne avevo parlato anche qui. Ma il codice penale contempla già l’omicidio. E parlare di femminicidio è banalizzare l’argomento. Perché, tra l’altro, si suppone sia commesso da un uomo ai danni di una donna. E, se nell’intenzione del legislatore, il femminicidio dovrebbe essere un plus, per molti è un minus.

Basta, per rendere l’idea, l’hashtag lanciato su Twitter #NonContaComeFemmicidio. Di solito i tweet sono questi: “NonContaComeFemminicidio se lei ha mal di testa da tre mesi” o ancora “NonContaComeFemminicidio se ti trascina a fare shopping”. Cose così. Cose da minus. E non da plus.

Che le donne percentualmente muionano di più che in passato è un dato statistico. Nel 1990, con le stragi di mafia, ci sono stati quasi 2.000 omicidi volontari in Italia. Lo scorso anno, secondo il rapporto Eures-Ansa, ce ne sono stati 505 di cui il 30% ha avuto per vittima una donna. Anzi, una femmina. Perché una vittima di tre anni, non è certo donna. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

“Il crimine e la letteratura” – Domenica 17 febbraio 2013 – h. 16

Conferenza "Il crimine e la letteratura - L'evoluzione del giallo tra fiction e realtà - Ricostruzione di una scena del crimine" - Cristina Brondoni - Biblioteca comunale Cantoni - Gropello Cairoli (Pv) - 17 febbraio 2013 - h. 16

Conferenza “Il crimine e la letteratura – L’evoluzione del giallo tra fiction e realtà – Ricostruzione di una scena del crimine” – Cristina Brondoni – Biblioteca comunale Cantoni – Gropello Cairoli (Pv) – 17 febbraio 2013 – h. 16

Quando si parla di crimini e criminalità di solito si parla di quanto si letto nei libri e sui giornali, di quanto si è visto in tv e al cinema. La commistione tra fiction e realtà è diventata negli anni sempre più stretta (noto il CSI Effect).

Da sempre, visti i numeri della letteratura gialla e thriller e il proliferare di telefilm e film a tema (e di trasmissioni ad hoc), il crimine è un argomento che interessa i più.

Si vuole sapere, leggendo la notizia di cronaca nera, come è morta la vittima, cosa faceva, perché qualcuno ha deciso di ucciderla. Ma soprattutto si vorrebbe sapere chi è l’assassino.

La ricerca del colpevole, infatti, è qualcosa di ancestrale. Il crimine esiste in tutte le società, funge da collante tra le persone: allearsi contro un nemico comune aiuta a progredire.

Il crimine è una frattura della normalità e trovare il colpevole (e assicurarlo alla giustizia) significa ristabilire il giusto ordine delle cose. Per questo, chi più chi meno, si resta coinvolti nella caccia al colpevole. Che sia in un film, in un libro, in una serie tv o nella realtà.

C’è poi un altro aspetto che rende il crimine così popolare e riguarda il fatto che chiunque può commettere un delitto. Spesso e volentieri sono proprio gli insospettabili. Ci si aspetta, infatti, che un appartenente alla criminalità organizzata delinqua, un po’ meno ce lo si aspetta da una ragazzina per bene e di buona famiglia (come Erika De Nardo che, a Novi Ligure, uccise, complice il fidanzato dell’epoca, la mamma e il fratello minore).

Il progetto “Il crimine e la letteratura – L’evoluzione del giallo tra fiction e realtà” vorrebbe avvicinare il lettore (che, quasi sempre, è anche spettatore) al crimine in modo critico e attivo: chi è l’autore e perché ha ucciso, l’analisi dei moventi, la storia di vita delle vittima, la dinamica dei reati.

Nel contempo verranno analizzate e comparate le statistiche: chi uccide, chi viene ucciso, l’andamento dell’omicidio volontario in Italia (e il confronto con l’estero), in modo che il fatto reato non resti un qualcosa a sé, decontestualizzato e libero di essere interpretato a piacimento.

L’analisi dei motivi per cui si ha paura del crimine è tra gli argomenti del progetto.

Le finalità del progetto sono di offrire una base scientifica per affrontare criticamente il crimine, sia che si tratti di realtà che di fiction: è un modo come un altro per comprendere cosa accade nella società.

Uno sguardo ravvicinato e “da dentro” delle scienze forensi che possa permettere ai non addetti ai lavori di farsi un’idea su tempi e modi delle indagini, su come vengano repertate le prove, su cosa siano e dove si trovino gli indizi. E sui motivi per cui, purtroppo, alcuni delitti sembrano destinati a rimanere irrisolti.

Una panoramica dei vari metodi investigativi (dai primordi a oggi) sia nella letteratura che nella realtà offrirà un altro spunto di riflessione. Un altro focus riguarderà l’analisi della figura del criminologo che, in Italia, è una professione in divenire.

Domenica 17 febbraio 2013

Dalle ore 16

Biblioteca comunale Cantoni – via Cairoli 25 – Gropello Cairoli (Pv) 

Ingresso libero

Categorie:libri e cose

L’evoluzione dell’omicidio nelle serie tv

17 maggio 2012 2 commenti

Il secondo episodio della prima stagione di CSI: Cool Change. In primo piano la vittima. A destra Gil Grissom.

Una volta, agli albori della serialità televisiva, dei decessi, in genere, si parlava e basta. Eventualmente c’erano inquadrature lontane e confuse che riprendevano la vittima distesa compostamente e, al limite, giusto un po’ scarmigliata.

Il tenente Colombo i cui primi episodi andarono in onda, in America, nel 1968 era un tizio decisamente stazzonato che usava molto di più il ragionamento che le armi e che aveva sempre un occhio di riguardo sia per la vittima che per il colpevole.
Nel telefilm le vittime, se erano uomini, avevano, in alcuni casi, il rivolo di sangue di un bel rosso squillante sul bavero della giacca. Se invece le vittime erano donne allora era la pettinatura a far intendere allo spettatore che, sì, la ragazza era decisamente morta.
Patologi e poliziotti
Quincy (1976) è l’antesignano di CSI. La serie tv prende il titolo dal nome del protagonista, Quincy, un patologo legale che risolve un caso di omicidio dietro l’altro. A differenza del citato CSI in Quincy (Jack Klugman) non solo le autopsie non si vedono, ma difficilmente si vedono gli attori che impersonano, immobili e muti, i cadaveri. Teli verdi e primi piani sul viso dubbioso del patologo è tutto quello in cui lo spettatore può sperare. Prosegui la lettura…
Categorie:serie tv crime

Il fascino oscuro dei serial killer

Alcuni dei serial killer più famosi (e noti).

I serial killer sono interessanti (da un punto di vista criminologico) ed esercitano un certo fascino (dal punto di vista fiction) perché il motivo per cui uccidono non è chiaro. Non del tutto, almeno. Si sa, di loro, che ammazzano per procurarsi piacere. Ma poi la scelta della vittima, il modus operandi, la firma e i trofei sono tutt’altra cosa. E il fascino sta proprio in questo.

Di alcuni delitti non si parla proprio. Non perché i giornalisti siano persone cattive o distratte, ma perché di alcuni crimini interessa poco. E sono quelli in cui il movente è sotto gli occhi di tutti, il colpevole è già stato beccato (in genere coincide con il principale sospettato) e i giochi sono già chiusi ancora prima di cominciare.
Delitti noiosi, delitti interessanti
I soldi sono il movente che spinge parecchia gente a commettere un crimine. Vuoi che si tratti di furto, di rapina o di omicidio. In qualche caso, se i soldi non c’entrano, c’entra il sesso. Solo che le storie in cui c’è sesso interessano anche ai giornali. Perché? Perché il sesso fa vendere i giornali. Prosegui la lettura…
Categorie:serial killer

Quelli che tentano il delitto perfetto e quelli che ci riescono

Grace Kelly e Anthony Dawson ne Il delitto perfetto (1954).

Premesso che quelli che riescono nel delitto perfetto (sapere quanti è impossibile), di solito, non vanno in giro a raccontarlo a tutti quanti è anche vero che, qualcuno viene colto dal senso di colpa e decide di confessare per pagare il suo debito con la società.

Il delitto perfetto, come lo ha rappresentato Alfred Hitchcock nel suo film del 1954 (con Grace Kelly e Ray Milland), prevede una certa premeditazione, studi approfonditi degli usi e costumi della vittima e la creazione di un alibi, possibilmente che regga.

Nel film Ray Milland faceva fare il lavoro sporco a un complice che, però, ha fatto qualche errore (primo tra tutti farsi ammazzare dalla vittima predestinata). Avvalersi di complici è il primo passo verso il fallimento: la verità è al sicuro se la conosce solo una persona. Oppure se la conoscono in due (ma uno dei due è morto).

Prosegui la lettura…

Barbie omicida: le scene del crimine

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