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Posts Tagged ‘omicidio volontario’

Femminicidio in aumento. Come lasciarsi senza lasciarci le penne

25 novembre 2014 8 commenti
Finché morte non ci separi. Campagna Onu contro la violenza sulle donne.

Finché morte non ci separi. Campagna Onu contro la violenza sulle donne.

Femminicidio in aumento del 14% nel 2013 rispetto al 2012 secondo il rapporto sul fenomeno redatto da Eures Ansa. Le donne uccise nel 2012 sono state 157, mentre quelle uccise volontariamente nel 2013 sono state 179: 22 in più. Di queste 179 donne quasi il 70% è stato ucciso in un contesto famigliare.

Secondo lo stesso studio i delitti in ambiente famigliare sono aumentati (sempre rispetto all’anno precedente) del 16% passando da 105 a 122. Non solo. Sono aumentate le donne uccise e sono diminuiti gli omicidi volontari in generale che, nel 2013, sono stati 505 (una ventina in meno rispetto ai 526 del 2012). Una buona notizia, no?

Il tutto ha reso il 2013 l’anno nero del femminicidio facendo registrare un tasso percentuale di donne ammazzate, 35%, che è il più alto da quando c’è la statistica sul fenomeno. Il 35% è riferito al totale dei morti. Di queste 179 donne, 81 (più del 65%) sono state uccise da un marito, compagno o parter. Mentre quasi per il 15% dei casi il colpevole è un ex.

Ma c’è un dato che, forse, è ancora più interessante. Mentre i dati che riguardano i compagni e gli ex compagni delle donne è rimasto invariato rispetto agli anni precendenti, gli omicidi ai danni di donne commessi dai figli è aumentato. Nel 2013 sono state 23 le madri (quasi il 15% delle 179 donne uccise) uccise dai loro figli. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

A Milano si denunciano più reati ergo è la più pericolosa. Ma anche no

18 novembre 2014 4 commenti
Oddiooddiomoriremotutti!

Oddiooddiomoriremotutti!

Stamattina sta facendo il giro del web la notizia dei dati emersi da un sondaggio di Sole 24 Ore. Secondo il quotidiano Milano è la città in cui si denunciano più reati. Il sondaggio in sé è interessante. E viene riportato come “positivo” il fatto che ci siano più denunce per estorsioni.

E come mai il fatto è “positivo”? Perché la denuncia va a portare via un po’ di quel numero oscuro di cui nessuno conosce l’entità e che, purtroppo, affossa la dignità di parecchie persone che per paura non denunciano i reati subiti. Per numero oscuro, quindi, si intende l’insieme dei reati non denunciati.

Un reato, per essere tale, deve essere denunciato. Altrimenti è come se non fosse mai successo. Un esempio: una violenza domestica che resta all’interno delle quattro mura di casa, di cui nessuno sa niente (o di cui tutti sanno e nessuno parla), non entrerà mai a far parte della statistica fatta da Sole 24 Ore.

Quindi non andrà a “pesare” da nessuna parte. Resterà oscuro. Imperscrutabile. Volendo si possono fare delle proiezioni. E spesso si fanno. Si va a capire quante siano le persone che si rivolgono ad associazioni, anche in forma anonima, per chiedere aiuto. Ma anche qui, ça va sans dire, siamo un po’ al metodo spannometrico. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Raptus di follia e omicidi inspiegabili in famiglia: ma è poi vero?

Un coltello con sangue finto. Immagine presa da internet.

Un coltello con sangue finto. Immagine presa da internet.

Un padre ha accoltellato a morte la figlia di un anno e mezzo mentre la bambina era nella culla. Un uomo ha ucciso la moglie (madre dei suoi quattro figli) sparandole un colpo di pistola alla testa. Per entrambi i casi i giornali titolano parlando di “raptus di follia”, ma è un po’ troppo semplice dare la colpa a un momento di perdita di lucidità.

E’ come dare la colpa di un incidente stradale alla strada bagnata e al ghiaietto: la colpa è di chi, alla guida, non ha regolato la velocità dell’auto in base alle condizioni atmosferiche e ambientali (che se sono avverse al punto di non riuscire a guidare, ci si ferma, tipo).

Gli inspiegabili omicidi famigliari sembra che irrompano nelle vite normali di chiunque: tutto andava bene, tutto era rose e fiori, tutto era pace e amore e, all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, ecco abbattersi la madre delle tragedie sulla calma e sulla tranquillità.

Io sto con l’orsa

Faccio davvero fatica a credere che la serenità venga infranta da un momento all’altro senza alcun segno premonitore. Anzi, non faccio fatica: non ci credo. La tendenza a difendere la vittima che, nella nostra società, è solo ed esclusivamente vittima, e a colpevolizzare a morte il colpevole è ormai diffusa.

Un esempio è il caso dell’orsa Daniza che, per proteggere i suoi cuccioli, ha aggredito un cercatore di funghi nel bosco. E ora c’è chi vuole dare la caccia all’orsa, dicendo che è un’emergenza, che è un pericolo. L’orsa sta nei boschi. E difende i suoi cuccioli. E’ a casa sua. Se uno si addentra nel bosco, ce lo ha insegnato Cappuccetto Rosso, sono anche un po’ cazzi suoi. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Femminicidio: qualche dato in barba alla moda del momento

Marcello Mastroianni (Ferdinando Cefalù) e Daniela Rocca (Rosalia Cefalù) nel film di Pietro Germi del 1961 Divorzio all'Italiana.

Marcello Mastroianni (Ferdinando Cefalù) e Daniela Rocca (Rosalia Cefalù) nel film di Pietro Germi del 1961 Divorzio all’Italiana.

Il governo ha approvato l’8 agosto il decreto legge in 12 articoli per dare alle donne vittime più sicurezza e agli uomini violenti pene più severe. Il decreto prevede, tra le altre cose, che il marito violento venga “buttato fuori di casa”. Il virgolettato è d’obbligo dato che la frase è del presidente del consiglio, Enrico Letta.

Sicuramente una legge di questo tipo è sinomimo di un Paese civile che ha sufficiente sensibilità per capire che no, uomini e donne, alla fine, dopo tante battaglie, tante recriminizioni e chilometri di manifestazioni, non sono uguali. Con buona pace delle femministe che si sono battute per decenni per la parità. Ma forse pensavano a una parità spontanea.

Un Paese, che è bene ricordarlo, ha abrogato le leggi sul delitto d’onore (che riconoscevano le attenuanti per chi ammazzava la moglie traditrice) nel 1981 (legge n. 442 del 5 agosto).

Si sperava che, con il tempo, uomini e donne si rispettassero in quanto esseri umani (evitando di demonizzare un genere: fino a trent’anni fa le donne, traditrici cattive). Letta ha detto che il governo ha dato un “chiarissimo segnale di contrasto e di lotta senza quartiere al triste fenomeno del femminicidio“. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Femminicidio. La prima mossa? Una task force

Isabella Rauti, consigliere anti femminicidio.

Isabella Rauti, consigliere anti femminicidio.

Isabella Rauti, moglie del (ex?) sindaco di Roma Gianni Alemanno, figlia di Pino Rauti è stata nominata da Angelino Alfano il 10 giugno consigliere anti femminicidio.

Isabella Rauti si è affrettata a ringraziare per la fiducia e poi ha detto: “Contro la violenza alle donne e il femminicidio, vera emergenza sociale, è necessario costituire una task force interministeriale così da rendere efficaci gli interventi di contrasto, di prevenzione e che permetta di elaborare un piano complessivo efficace“.

In sostanza dice che ci vuole qualcuno che faccia qualcosa. Di efficace (fortuna che è stato sottolineato, mica che qualcuno pensasse di presentarsi e fare un piano complessivo farlocco). Il che non è un granché. Isabella Rauti ha una laurea in lettere con indirizzo pedagogico. E poi ha già avuto occasione di lavorare in due ministeri (pari opportunità e lavoro) ed è presidente di una onlus contro la violenza sulle donne.

Quindi probabilmente di femminicidio ne sa parecchio. Diversamente Alfano mai nella vita l’avrebbe nominata consigliere anti femminicidio. O no? La mossa intelligente di Isabella Rauti è stata quella di dire che serve la task force: ovvero di mettere insieme qualcuno che ne sappia qualcosa e sia in grado di fare qualcos’altro.

Così, tanto perché oggi non ho niente da fare, ho pensato di parlare un po’ anch’io di femminicidio. Innanzitutto non sono d’accordo con la nuova consigliera Isabella Rauti che dice che il femminicidio è una “vera emergenza sociale”

Si parla, infatti, di emergenza sociale quando un certo fenomeno destabilizza una società (altrimenti non è sociale, è al limite, personale). Il femminicidio, che già di per sé è una parola coniata per far tendenza e marketing, c’è sempre stato e sempre ci sarà.

Quindi, già che la parola mi urta devo anche dire perché. Le donne hanno lottato per anni per avere la parità e se vengono ammazzate non è nemmeno omicidio. Dire “femminicidio” equivale a banalizzare.

Nel codice penale, il femminicidio, ovviamente non c’è, proprio perché uomini e donne sono uguali, sono persone. Per cui si tratta dell’omicidio di una donna, di una persona. Direi che è meglio chiamare le cose con il loro nome. Omicidio, quindi. Prosegui la lettura…

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