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Posts Tagged ‘omicidio’

Omicidi in famiglia, femminicidi e roba che fa vendere

Silenzio. Perché non so cosa scrivere.

Silenzio. Perché non so cosa scrivere.

Il weekend della festa della donna è passato lasciando dietro di sé una scia di mimose e sangue.

Una madre albanese ha ucciso a coltellate le sue tre figlie; madre e figlia hanno ucciso il loro marito e padre prendendolo a martellate; un uomo ha ucciso la moglie facendola cadere dalle scale; un altro ha ucciso la moglie al bar prendendola a coltellate.

Si parla tantissimo di femminicidio. Ne avevo parlato anche qui. Ma il codice penale contempla già l’omicidio. E parlare di femminicidio è banalizzare l’argomento. Perché, tra l’altro, si suppone sia commesso da un uomo ai danni di una donna. E, se nell’intenzione del legislatore, il femminicidio dovrebbe essere un plus, per molti è un minus.

Basta, per rendere l’idea, l’hashtag lanciato su Twitter #NonContaComeFemmicidio. Di solito i tweet sono questi: “NonContaComeFemminicidio se lei ha mal di testa da tre mesi” o ancora “NonContaComeFemminicidio se ti trascina a fare shopping”. Cose così. Cose da minus. E non da plus.

Che le donne percentualmente muionano di più che in passato è un dato statistico. Nel 1990, con le stragi di mafia, ci sono stati quasi 2.000 omicidi volontari in Italia. Lo scorso anno, secondo il rapporto Eures-Ansa, ce ne sono stati 505 di cui il 30% ha avuto per vittima una donna. Anzi, una femmina. Perché una vittima di tre anni, non è certo donna. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Tutte quelle scarpe rosse: poche idee, ma confuse

Alcuni manifesti della campagna "la violenza ha mille volti".

Alcuni manifesti della campagna “la violenza ha mille volti”.

C’è la violenza sulle donne. C’è chi la denuncia. E c’è chi soffre in silenzio. E poi ci sono tutti quelli che parlano a caso. Per il solo fatto che parlare della violenza sulle donne fa bello. Fa figo. Fa in topic. Ci sono quelli che addirittura si sono inventati la legge sul femminicidio buttando a mare anni di emancipazione e le parole del legislatore.

Il reato di omicidio è già previsto dal codice penale, ma pare che non sia sufficiente. Il legislatore, all’epoca, non ha fatto distinzione, come è giusto che sia, tra vittima donna e vittima uomo. Non è più grave uccidere una donna. L’omicidio è grave, punto. A prescindere da chi sia la vititma (ci sono comunque già previste le aggravanti e le attenunati). Perché?

Perché la legge è uguale per tutti. E se si iniziano a fare differenze di genere, si rischia di non uscirne più. Si sta tornando indietro. Si sta tornando alle povere donne. E da qui a breve le donne che ammazzano avranno uno sconto di pena perché ritenute “isteriche” o “malate di nervi” come nei migliori romanzi dell’Ottocento.

Come la Melania di Via col Vento sempre afflitta da un qualche disturbo psichiatrico che non le permetteva di discernere e di evitare di aggrapparsi ai tendaggi o di cadere svenuta ogni due per tre. Dire che la violenza sulle donne è un problema è dire il vero. Tappezzare le città di cartelloni più o meno creativi su cosa sia la violenza domestica va anche bene. Prosegui la lettura…

Femminicidio: qualche dato in barba alla moda del momento

Marcello Mastroianni (Ferdinando Cefalù) e Daniela Rocca (Rosalia Cefalù) nel film di Pietro Germi del 1961 Divorzio all'Italiana.

Marcello Mastroianni (Ferdinando Cefalù) e Daniela Rocca (Rosalia Cefalù) nel film di Pietro Germi del 1961 Divorzio all’Italiana.

Il governo ha approvato l’8 agosto il decreto legge in 12 articoli per dare alle donne vittime più sicurezza e agli uomini violenti pene più severe. Il decreto prevede, tra le altre cose, che il marito violento venga “buttato fuori di casa”. Il virgolettato è d’obbligo dato che la frase è del presidente del consiglio, Enrico Letta.

Sicuramente una legge di questo tipo è sinomimo di un Paese civile che ha sufficiente sensibilità per capire che no, uomini e donne, alla fine, dopo tante battaglie, tante recriminizioni e chilometri di manifestazioni, non sono uguali. Con buona pace delle femministe che si sono battute per decenni per la parità. Ma forse pensavano a una parità spontanea.

Un Paese, che è bene ricordarlo, ha abrogato le leggi sul delitto d’onore (che riconoscevano le attenuanti per chi ammazzava la moglie traditrice) nel 1981 (legge n. 442 del 5 agosto).

Si sperava che, con il tempo, uomini e donne si rispettassero in quanto esseri umani (evitando di demonizzare un genere: fino a trent’anni fa le donne, traditrici cattive). Letta ha detto che il governo ha dato un “chiarissimo segnale di contrasto e di lotta senza quartiere al triste fenomeno del femminicidio“. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

Omicidi in libertà – Pietro Maso torna libero dopo 22 anni

Pietro Maso e fidanzata insieme a Fabrizio Corona a Milano.

Pietro Maso e fidanzata insieme a Fabrizio Corona a Milano.

Pietro Maso che nel 1991 uccise i suoi genitori tornerà in libertà, dopo aver scontato 22 anni di carcere, il 15 aprile 2013. In effetti il giudice gli aveva comminato una pena di 30 anni e 2 mesi.

Ma tra la riduzione automatica della carcerazione e l’indulto Maso uscirà con otto anni di anticipo. E dopo aver goduto del regime di semilibertà.

Semilibertà che gli ha garantito anche un incontro con Fabrizio Corona. E le visite alla fidanzata. E il lavoro (lavoro che altri non hanno, naturalmente).

In carcere Maso, come Erika De Nardo, ha ricevuto migliaia di lettere di fan e di donne che si sono proposte come fidanzate, moglie, amanti. Il solito stuolo di fuori di testa, insomma.

Ma dicevamo, dopo Ruggero Jucker è la volta, quindi, di un altro omicida che sarà libero di andare in giro a vivere serenamente la sua vita. Tra l’altro con la coscienza (avendone una, naturalmente) a posto per aver scontato i propri peccati. La storia di Pietro Maso è molto diversa da quella di Ruggero Jucker. Ma è comunque interessante.

Maso, classe 1971, il 17 aprile 1991 con la complicità di tre amici uccise entrambi i genitori, Antonio Maso e Rosa Tessari. Perché? Per entrare in possesso dell’eredità. Insomma. Li ha ammazzati (prendendoli a sprangate) perché non aveva voglia di aspettare la loro naturale dipartita per diventare ricco.

Ricco alla maniera degli yuppies di certi trascurabili film, avete presente? Casinò, donne, auto, profumi e vestiti. Perché Maso, fin da subito, non si è dimostrato un genio. Ha abbandonato la scuola, poi ha lasciato un posto di commesso e un altro in un autosalone. Non aveva voglia di lavorare. Voleva divertirsi. Prosegui la lettura…

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Omicidi per procura. Bimbo si uccide con l’arma del padre

25 febbraio 2013 4 commenti
Armi e bambini.

Armi e bambini.

Il titolo, volendo, avrebbe dovuto essere: “Padre 20enne delinquente lascia arma carica, rubata durante una rapina, nelle mani del figlio quattrenne e va a dormire”.

Le conseguenze sono ovvie: prima o poi qualcuno ci lascia le penne. E difatti, come nella migliore delle tradizioni e senza sorpresa alcuna, il ragazzino, Jaiden Pratt Calloway di Houston, Texas, è morto.

Il padre, Marquiez Pratt, si è svegliato per il rumore dello sparo. Ha chiamato la polizia e, quando gli agenti sono arrivati, gli è corso incontro con il bambino in braccio urlando: “Ho incasinato tutto!”.

Ha mollato il figlio morente nelle mani di chi ha tentato una rianimazione ed è corso in casa (nonostante gli agenti gli avessero intimato di non farlo).

Perché? Perché la pistola, una Glock .40, era parte della refurtiva di una rapina messa a segno da Pratt nel 2010. Non solo. Gli agenti che hanno perquisito la casa (dopo aver dichiarato la morte del ragazzino) hanno trovato droga in quantità e varietà sufficiente da far pensare più che al consumo personale allo spaccio.

La madre di Jaiden lo lasciava al padre tutti i weekend e tornava a prenderlo ogni domenica verso mezzogiorno. Ma Jaiden ha trovato l’arma del padre verso le 8 e un quarto del mattino. E per lui la vita è finita così. Per colpa di genitori non particolarmente attenti e premurosi. Prosegui la lettura…

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Umbertide, sgozza i figli e tenta il suicidio

Sansone nel tempio con i Filistei.

A Umbertide, in un Umbria, un uomo marocchino ha accoltellato di due figli di otto e dodici anni e poi, con lo stesso coltello, ha tentato di togliersi la vita. Il gesto non è stato fatale e l’uomo è sopravvissuto. Quando accadono fatti tragici come questo di solito si va a vedere la vita privata dell’autore del reato e si tirano le conclusioni.

In questo caso le prime notizie hanno parlato del problema della disoccupazione. Pare infatti che il non avere un lavoro e un qualche problema con la madre dei bimbi abbiano avuto, nella vicenda, la parte del leone: era triste, depresso, angustiato e per questo ha fatto ciò che ha fatto. La spiegazione in sé non fa una piega. Ma è talmente semplice che, da sola, non riesce a giustificare la morte di due bambini per mano del padre.

Tra le altre cose le forze dell’ordine hanno trovato in casa dell’uomo frasi scritte in arabo sui muri. Con il sangue dei figli. Pare volesse punire la moglie che non portava il velo.

L’omicidio suicidio ha connotazioni ben precise e viaggia su binari separati dall’omicidio e dal suicidio. Chi si organizza per uccidere (senza minimamente pensare a suicidarsi) ha un movente ben preciso, magari oscuro ai più o comunque debole, ma non importa. Per lui è fondamentale togliere di mezzo l’altro fisicamente. Prosegui la lettura…

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Vittima di stalking uccide il marito insieme all’amante. Assolta.

Il ritrovamento del cadavere di Domenico Bruno a Faber Beach, Ostia.

Il pubblico ministero aveva chiesto per Luciana Cristallo l’ergastolo. Nel 2004 ha ucciso con 12 coltellate il marito, il 45enne Domenico Bruno. Dopo di che ha avvolto, con l’aiuto del suo amante, il corpo nella plastica e lo ha gettato nel Tevere. Il fiume ha restituito la salma dell’uomo un mese dopo.

A quel punto la macchina della giustizia si è messa in moto. E Luciana Cristallo è stata indicata, insieme all’amante, come colpevole. Colpevole di omicidio premeditato e occultamento di cadavere. La sentenza di assoluzione con formula piena ha colto, pare, tutti di sorpresa compresa la madre della vittima (e tutrice di due dei quattro figli della coppia).

Il giudice ha motivato la sentenza con un occhio alla legittima difesa. In sostanza Luciana è stata vittima, per anni, degli abusi di Domenico e quindi, il suo gesto, seppur premeditato, si può considerare come una reazione lecita e commisurata a quanto subito. Prosegui la lettura…

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Road Rage: l’omicidio stradale

L’omicidio stradale, in Italia, è ancora qualcosa di cui si parla senza però arrivare a trovargli, ancora, uno spazio in campo legale. Per ora, chi guida in modo spericolato o utilizza l’auto per assassinare qualcuno, viene imputato di omicidio (colposo, volontario, preterintenzionale a seconda delle circostanze che le prove e gli avvocati forniranno).
In molti Paesi del mondo, tra cui il Regno Unito, alcuni Stati d’America e dell’Australia hanno catalogato un nuovo tipo di omicidio. Secondo gli analisti, gli statistici, i giuristi, gli psicologi e i criminologi, infatti, uccidere qualcuno guidando l’auto è tutt’altra faccenda rispetto all’omicidio tout court.
Le ricerche
Infatti, secondo più di una ricerca, l’automobilista che guida arrabbiato, che abitualmente usa l’auto con propotenza nei confronti degli altri (siano pedoni o automobilisti), inveisce, mette in atto manovre pericolose, evita di rispettare segnaletica stradale e limiti di velocità, è il candidato ideale per commettere, se lasciato libero di continuare a mantenere questi comportamenti, un omicidio stradale. Prosegui la lettura…
Categorie:crimini

Barbie che uccidono: un mix fra le miniature di CSI e Dexter

Barbie con armi da fuoco (appese alla parete) e improprie (quella che sta usando, per esempio). Almeno tre le vittime

Le foto su internet sono davvero parecchie. Sono a tutti gli effetti scene del crimine, la protagonista è la Barbie. Ken è la vittima. Le ambientazioni sono tutte domestiche. L’idea sembra arrivare dal killer delle miniature di Grissom in CSI, vi ricordate? A Gil Grissom, (ora ex) capo della scientifica di Las Vegas, arrivavano queste scatole che contenevano miniature di scene del crimine.

A lui il compito di scoprire il killer. Anche perché le miniature rappresentavano crimini che non erano ancora stati compiuti per cui c’era il gioco della corsa contro il tempo. Ma in più occasioni (fino all’arresto del killer, ovviamente) le miniature e le scene del crimine combaciavano alla perfezione.

Ma il killer delle miniature non usava la Barbie. No, quella invece è stata usata dal killer del camion frigo in Dexter. Il protagonista, Dexter Morgan, trova prima una Barbie nel frigorifero tutta tagliata a pezzi con dei simpatici nastrini rossi su ogni parte amputata. Il killer del camion frigo, infatti, ammazzava le sue vittime facendole a pezzi (e non prima di averle surgelate).

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Incidenti domestici e omicidi ben riusciti

Le statistiche dicono che in Italia, ogni anno, in media, muoiono 8 mila persone a causa di incidenti domestici. Gente che cambiando le tende del terrazzo precipita di sotto, altri che cascano dalle scale procurandosi ferite letali, qualcuno che resta folgorato mentre si asciuga i capelli a piedi nudi.

L’elenco potrebbe continuare, naturalmente: pentole bollenti che si rovesciano dai fornelli, incendi che si propagano da sigarette abbandonate vicino a coperte sintetiche, scivoloni sul pavimento appena tirato a lucido, una bella sorsata di acido muriatico messo, per comodità, nella bottiglia dell’acqua minerale.

Confronti con gli altri incidenti

Assurdi? Forse, ma le statistiche non mentono: nel 1991 i morti furono addirittura 8.400. I morti sul lavoro sono invece circa un migliaio all’anno, così come i morti per incidente stradale. Ed è strano che si parli di questi morti (lavoro e strada) e non di quelli che, invece, muoiono zitti zitti a casa loro. Prosegui la lettura…

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