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Posts Tagged ‘rabbia’

Aggressività, rabbia e omicidi: non riconoscere le emozioni

25 febbraio 2014 4 commenti
La rabbia espressa da Tim Roth in Lie To Me.

La rabbia espressa da Tim Roth in Lie To Me.

Nelle società occidentali gli adulti tendono a insegnare ai più piccoli il vivere civile. Ovvero l’adeguarsi a una società che è fatta di regole, di usi, costumi e consuetudini. Secondo Charles Darwin non è il più forte a sopravvivere, ma il più adatto. E adeguarsi significa adattarsi. Più o meno.

La notizia dell’aggressione di un tassista da parte di un pedone è su tutti i giornali. Il pedone attraversava sulle strisce pedonali con la sua compagna, incinta di 8 mesi, e secondo una prima ricostruzione il tassita ha frenato all’ultimo momento rischiando di travolgerli. A quel punto il pedone ha danneggiato il veicolo del tassita.

Il quale è sceso ed è stato colpito dal passante che, in quel momento, al ritorno dalla spesa, aveva in mano una confezione da quattro bottiglie da un litro e mezzo di acqua. Il tassista è caduto a terra, tramortito. La compagna del pedone, secondo i testimoni, ha tentato di trattanere il partner sul posto. Ma i due, alla fine se ne sono andati. Dopo aver lasciato i propri dati agli astanti.

La rabbia è un’emozione forte. E la si prova molto spesso. La proviamo fin da piccoli. Qualcuno si arrabbia poco, qualcuno si arrabbia molto. Ci si arrabbia per i motivi più disparati e non è necessario che siano motivi “alti”. Ci si può arrabbiare perché è finito il dentifricio o perché non ci hanno dato la precedenza sulle strisce pedonali. Prosegui la lettura…

Categorie:crimini

L’inferno sono gli altri – Da Sartre a Grissom in un viaggio infernale

4 dicembre 2012 1 commento
Mezzo pubblico sovraffollato all'estero.

Mezzo pubblico sovraffollato all’estero.

I mezzi pubblici della rete milanese sono una fonte di ispirazione costante in fatto di potenziali crimini. Basta salire, non necessariamente durante le ore di punta, su un tram o un bus o un vagone del metro un attimo affollato e c’è la probabilità di assistere a esplosioni di rabbia (o a rabbia repressa).

La rabbia, come detto, è un’emozione che deriva dal fatto che qualcosa o qualcuno si è frapposto tra noi e la nostra meta. Uno che, quando stiamo per perdere il metro, si ferma davanti alle porte ancora aperte ed esita, ci fa arrabbiare: rischiamo di perdere il metro, di arrivare tardi, di doverci scusare con il nostro contatto e via dicendo.

E la rabbia quando si incontra tanta gente che non conosciamo e che non ci conosce (e di conseguenza della quale poco ci importa, anche se non è politicamente corretto dirlo e scriverlo, ma è la verità) è molto più semplice che affiori tra gli strati di buona creanza di cui siamo variamente equipaggiati. Prosegui la lettura…

Lo stare in coda e la rabbia: ostacoli alla meta

4 ottobre 2012 3 commenti

Coda all’Atm Point alla stazione del metro Duomo.

Nel Regno Unito, anni fa, qualcuno si inventò Q4U che suona “queue for you”, ovvero “in coda per te”. Con una cifra irrisoria si pagava qualcuno affinché andasse a fare la fila al proprio posto (ove possibile, of course).

Sono stata in coda all’Atm Point della fermata Duomo per fare la tessera del trasporto pubblico milanese. Il numero che mi ha dato l’assistente alla clientela era il 799, alle 10.58 del mattino (un mercoledì) e, altro dato fondamentale, c’erano 151 persone in coda davanti a me.

Ho fatto un rapido calcolo (anche la matematica non è la mia materia): sei sportelli aperti diviso 151 persone uguale un sacco di tempo d’attesa (la matematica non è la mia materia, appunto). Per cui ho aspettato venti minuti, ho visto che erano state risolte le pratiche di 10 persone e ho evinto che a quel ritmo avrei potuto darmi allo shopping sfrenato per un bel po’. Prosegui la lettura…

L’attimo di rabbia tra la normalità e la tragedia

La rabbia arriva quando qualcosa o qualcuno si frappone tra noi e la nostra meta.

Non ci ho visto più. In genere questa è la frase che pronuncia chi, in preda alla rabbia, ammazza qualcuno, così, sui due piedi. Magari quella mattina si era anche alzato di buon umore, aveva fatto colazione leggendo il giornale e poi, come tutti giorni, aveva preso il bus per andare al lavoro.

Nemmeno ci pensava ad ammazzare qualcuno. Poi sul mezzo il tizio che parlava al cellulare e la donna con la sporta della spesa diventano improvvisamente insopportabili, nemici, ostili. E l’arrivo in ufficio si complica. I colleghi sembrano tutti partecipare alle qualificazioni olimpiche per il più stronzo del reame.

E, alla fine, il capo se ne esce con l’ennesima frase perentoria e senza rispetto davanti a tutti. E lì, in ufficio, davanti ai colleghi, afferrare il primo paio di forbici e piantarlo nella giugulare del malcapitato è un attimo. Proprio come schiacciare tra le mani un pomodoro maturo. Facile. E veloce.

Un attimo. Non uno qualunque. E’ quell’attimo lì. Quello che sta a cavallo tra la vita di tutti i giorni e la tragedia. E poi ci sono i commenti di chi conosce bene l’aggressore che “era tanto una brava persona”, “uno che non avrebbe fatto male a una mosca”, “uno che se avevi bisogno era pronto a darti una mano”.

E allora? Chi sono le brave persone che ammazzano? Sono chiunque. Sono quelli che, alla fine, si sono arresi e hanno ceduto alle loro pulsioni, alla rabbia che si accumula, un giorno dopo l’altro, per un’esistenza intera, fino a che non c’è più posto per nient’altro.

Se sul mezzo pubblico non ci fosse stato il maleducato che parlava ad alta voce al cellulare e la tizia abbruttita da una vita senz’arte con la sua grossa sporta di provviste, e se in ufficio i colleghi fossero stati disposti a un sorriso invece che all’ennesima frecciata e se il capo, quel capo che dovrebbe essere di più e meglio degli altri, non si fosse dimostrato meschino e gretto, allora forse le cose sarebbero andate diversamente.

Forse.

 

Road Rage: l’omicidio stradale

L’omicidio stradale, in Italia, è ancora qualcosa di cui si parla senza però arrivare a trovargli, ancora, uno spazio in campo legale. Per ora, chi guida in modo spericolato o utilizza l’auto per assassinare qualcuno, viene imputato di omicidio (colposo, volontario, preterintenzionale a seconda delle circostanze che le prove e gli avvocati forniranno).
In molti Paesi del mondo, tra cui il Regno Unito, alcuni Stati d’America e dell’Australia hanno catalogato un nuovo tipo di omicidio. Secondo gli analisti, gli statistici, i giuristi, gli psicologi e i criminologi, infatti, uccidere qualcuno guidando l’auto è tutt’altra faccenda rispetto all’omicidio tout court.
Le ricerche
Infatti, secondo più di una ricerca, l’automobilista che guida arrabbiato, che abitualmente usa l’auto con propotenza nei confronti degli altri (siano pedoni o automobilisti), inveisce, mette in atto manovre pericolose, evita di rispettare segnaletica stradale e limiti di velocità, è il candidato ideale per commettere, se lasciato libero di continuare a mantenere questi comportamenti, un omicidio stradale. Prosegui la lettura…
Categorie:crimini

Serie tv: crimini, sangue e rabbia

Dexter Morgan, serial killer ed ematologo forense nella serie tv Dexter.

Come nel cinema, anche nelle serie televisive c’è stata un’evoluzione a partire dagli anni Ottanta sia per quanto riguarda il modo di fare tv, sia per il modo in cui i personaggi vengono presentati. Ai primordi della televisione il pubblico è stato abituato a un buono e a un cattivo.

Succedeva anche con i film western, camicia bianca per il buono e camicia nera per il cattivo (o cavallo bianco e cavallo nero). In parte il problema era dovuto alla mancanza del colore, ma in ogni caso gli sceneggiatori (e i registi e i produttori) avevano la necessità di “addomesticare” il pubblico all’epoca neofita del nuovo mezzo: il televisore. Prosegui la lettura…
Categorie:serie tv crime
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