Archivio

Posts Tagged ‘tgcom24’

I Black bloc non esistono. Esistono i vandali autorizzati

Tre in tenuta black bloc. Di nero, e con le Nike (quello dietro, si vede bene). Nike che notoriamente è no global, eh...

Tre in tenuta black bloc. Di nero, e con le Nike (quello dietro). Che Nike notoriamente è no global. E forse anche no Expo. E pare sia un ente benefico, addirittura…

Il primo maggio, in occasione dell’apertura di Expo 2015, Milano è stata preda, per qualche ora, della guerriglia urbana portata avanti da vandali e delinquenti autorizzati dalle autorità a entrare in città e a “manifestare”.

Manifestare è tra virgolette perché non si è trattato di una manifestazione. Chi manifesta di solito tende a farlo in modo pacifico. Mentre chi è arrivato già pronto a uno scontro che non c’è stato, non manifesta.

La storia della tattica black bloc

Innanzitutto “bloc” si scrive senza “k” perché si intende, dall’inglese, una massa vitale e non un blocco inanimato, di cemento per esempio (che si scrive “block”). I black bloc non esistono perché black bloc è una tattica di guerriglia urbana.

Quindi non è un movimento, non è un’organizzazione, non è un’associazione. E, per tanto, non c’è dietro alcuna ideologia. E nemmeno alcuna idea. La tattica black bloc è nata in Germania sul finire degli anni 70 quando la polizia menava forte.

Manifestanti tedeschi in assetto Schwarzer block.

Manifestanti tedeschi in assetto Schwarzer block.

Der Schwarze Block

Menava tutti e menava male. Così chi voleva manifestare pacificamente il suo pensiero ha dovuto farlo mettendosi qualcosa sulla testa per evitare che le manganellate facessero troppo male.

Mano a mano la tattica black bloc si è perfezionata: caschi sulla testa, maschere sul volto, spranghe per combattere i manganelli. I vestiti neri servono per dare omogeneità alla massa che, a quel punto, diventa nera. Prosegui la lettura…

Dell’omicidio, del chiudere nell’angolo e della posta in gioco

24 settembre 2014 8 commenti
Angelino Alfano. Presunto ministro dell'Interno.

Angelino Alfano. Presunto ministro dell’Interno.

Sono giorni e giorni e giorni, mesi, che leggo ogni mattina gli sviluppi o i presunti sviluppi nella vicenda dell’omicidio di Yara Gambirasio.

Ieri, per esempio, ho letto che il garante della privacy ha disposto in via d’urgenza il blocco della diffusione dell’articolo pubblicato, anche online, su Repubblica in cui sono riportati stralci dell’interrogatorio del 6 agosto di Massimo Bossetti.

L’articolo pubblicato dal quotidiano riporta, tra l’altro, informazioni relative ai familiari dell’indagato: la moglie, il figlio, la madre, il fratello e il padre, con particolare attenzione a quelle inerenti le abitudini sessuali.

Oggi Corriere.it titola che Bossetti andò nel campo in cui morì Yara. Ci andò a un mese dalla scomparsa della bambina e a “provarlo” sarebbe una fattura per un carico di sabbia da portare a Chignolo.

Mi è capitato, in questi mesi, di essere ospite al TgCom24 anche per la vicenda di Yara. Perché è una vicenda che sembra interessare tutto il Paese. Succedeva in passato e succede ancora. Il popolo tutto si stringe ad ascoltare e a commentare.

Oibò, c’è scappato il morto!

In molti sostengono che si tratti di un interesse morboso che riguarda solo noi, noi italiani. Quelli che dicono così non hanno mai viaggiato. Non si sono mai affacciati ai confini del loro villaggio per vedere cosa accade al di là della siepe.

Gli omicidi tengono banco in tutto il mondo. Gli incidenti stradali rallentano il traffico a ogni latitudine, più per guardare che per l’impiccio in mezzo alla strada. E più sono gravi, più c’è coda. E non è per dire che tutto il mondo è paese.

Per dire che da anni, soprattutto a questa latitudine, si vive da immortali. Come se la morte, anche quella violenta, non facesse parte di noi. Come se fosse un aspetto che riguarda qualcun altro. Un tempo tutti vedevano i morti.

Ora i morti sono da tenere ben nascosti. Questo nascondere, che è un nascondere inutile, dato che la morte c’è ed è una certezza di paura e serenità (qualsiasi brutta cosa viene cancellata dalla morte), ingenera curiosità. Tanta curiosità.

Ma sto divangando

Per la morte di Yara c’è un unico indagato. E’ indagato perché è certo che il suo Dna (misto a quello di Yara) è stato trovato sugli indumenti della bambina. Ed è una notizia piuttosto importante. Che fa scattare la domanda: perché il Dna è lì? Prosegui la lettura…

Ha la faccia colpevole! Lombroso aiutami tu

15 settembre 2014 4 commenti
Il ladro di Lombroso e Sean Penn. Secondo me un po' si somigliano.

Il ladro secondo Cesare Lombroso e Sean Penn. Secondo me un po’ si somigliano.

La domanda che arriva molto più spesso di quanto pensassi è questa: “Ma dalla faccia si capisce che è colpevole?”, talvolta più che una domanda è un’affermazione vera e propria: “Dalla faccia si capisce che è colpevole!”. Ogni tanto è più una cosa tra sé e sé: “Certo che con quella faccia, non può che essere colpevole“.

Comunque la faccia c’entra sempre. E non solo per capire se uno è o meno colpevole di qualcosa. Nei curricula è buona norma inserire una foto (una in cui, magari, non sembriamo avere l’aria del serial killer della prota accanto, tipo) perché, piaccia o meno, chi ci seleziona vuole vederci in faccia.

Facciamo la stessa cosa quando decidiamo, senza che sia accaduto niente di eccezionale, di cambiare marciapiedi se la persona che ci sta venendo incontro non ci piace. Quello ha una faccia che non mi piace. E cambiamo strada. Qualcuno, a volte, esita perché non fa bello comportarsi così. Ma sarebbe meglio ascoltare l’istinto.

Brutte facce

L’istinto ha sempre ragione. Magari ce l’ha sul lungo periodo. Magari non possiamo metterci a verificare se davvero aveva ragione oppure no. Dato che la storia non si fa con i “se”: se non avessi cambiato marciapiedi non sarebbe successo niente. E come si fa a dirlo? Poco importa di verificare. Meglio restare vivi con i dubbi.

Cesare Lombroso è il padre dell’antropologia criminale. Osannato dai suoi contemporanei e da quelli di poco dopo successivi la sua morte è poi caduto in disgrazia. O almeno così si dice. Lombroso era geniale. I suoi studi sono geniali (leggere L’uomo delinquente è un’esperienza interessante). Prosegui la lettura…

Negoziazione, anti stalking e sicurezza: i corsi di agosto a Milano

Situazioni complicate in ufficio.

Situazioni complicate in ufficio.

Agosto è un mese un po’ strano: molti, moltissimi lasciano casa e lavoro per godersi le meritate vacanze. Ma c’è anche chi resta in città, Milano, in questo caso. Ed è nata così l’idea dei corsi del Crime Studies Lab: alla sera, in compagnia e con un mini rinfresco a fine serata per chi ha voglia di fermarsi a scambiare due parole.

Lavoro, evitare la frustrazione e imparare la negoziazione

Mercoledì 6 agosto 2014 h. 20 – 23

Il sottotitolo di questo corso potrebbe essere “Come lavorare con un capo tiranno e colleghi antipatici e vivere felici”. Il corso infatti propone ai partecipanti le opzioni per evitare “l’ultima spiaggia”, ovvero di dover lasciare il proprio posto di lavoro.

In tempo di crisi, infatti, per molti potrebbe rivelarsi impresa complicata quella di trovare un nuovo lavoro. Grazie alla negoziazione, al linguaggio verbale e non verbale e alle strategie d’uscita da situazioni complicate è possibile migliorare la propria vita lavorativa (e, a volte, anche quella degli altri)

Il corso è aperto a un minimo di 7 e un massimo di 20 partecipanti.

Programma

– Lavoro e frustrazione: quale connessione
– Lavorare per sé, lavorare per altri
– Dinamiche di gruppo: a che gioco giochiamo
– Quando è possibile cambiare lavoro
– La negoziazione in ambito lavorativo

Romanticismo 2.0

Romanticismo 2.0

Social network, incontri e sicurezza

Martedì 12 agosto 2014  h. 20 – 23

In questo caso il sottotitolo potrebbe essere: “Come tenere al sicuro se stessi, i propri amici e la propria famiglia”. Di persona, come sui social network, si cerca di mostrare il lato migliore. Ma quali sono i segnali che potrebbero mettere in guardia in fatto di sicurezza? Davvero è così facile cadere vittima di malintenzionati?

Una “lettura” critica dei profili dei social network per imparare a riconoscere menzogne grandi e piccole in modo da poter valutare i rischi per noi e per chi ci sta vicino.

Il corso è aperto a un minimo di 7 e un massimo di 20 partecipanti.

Programma

– I maggiori social network e i loro target
– Minori e social network: il mostro dietro lo schermo
– Il linguaggio social: menzogne e verità
– Incontri virtuali e incontri reali: quando fidarsi, quando no
– Navigare sicuri: alcune possibilità

Chi è vittima di stalking spesso si sente (ed è) in gabbia.

Chi è vittima di stalking spesso si sente (ed è) in gabbia.

Stalking: che cos’è e come evitarlo

Mercoledì 20 agosto 2014  h. 20 – 23

Avere qualcuno che offre attenzioni indesiderate può essere invalidante per una vita serena, oltre che decisamente pericoloso.

Ma cos’è lo stalking? Dove nasce? Chi è lo stalker?

Il corso offre le nozioni fondamentali per riconoscere (ed evitare) lo stalker oltre a dare indicazioni su come affrontare situazioni già in essere.

Il corso è aperto a un minimo di 7 e un massimo di 20 partecipanti.

Programma

– Stalking: storia ed evoluzione
– Lo stalker: chi è, come si comporta, quali sono i tipi di stalker
– Vittimologia: chi sceglie lo stalker e perché
– Come evitare gli stalker
– Come uscire da situazioni di stalking

Sede dei corsi: Milano sud

Costi : 1 corso 40 euro , 2 corsi 75 euro, 3 corsi 100 euro

Per ulteriori informazioni o iscrizioni inviare una mail a: crimestudieslab@gmail.com

Docente

Cristina Brondoni, giornalista e criminologa, laureata in lettere e in criminologia applicata per l’investigazione e la sicurezza. Perfezionata con un master di secondo livello in criminologia forense.

Si occupa di profiling e menzogna. Seleziona personale ed è consulente per comportamenti scorretti in ambito lavorativo. Scrive per una rivista di armi (oltre che per il suo blog) occupandosi principalmente del rapporto del crimine tra tv e realtà.

E’ docente per Centro Studi Scena del Crimine.

E’ ospite di TgCom24 e Top Secret in veste di esperta di profiling e criminologia.

Check Point Yara Gambirasio – TgCom24 – 20 giugno 2014