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Yara, Bossetti e i 711 testimoni voluti dalla difesa

26 giugno 2015 6 commenti
Massimo Bossetti.

Massimo Bossetti.

Si apre il 3 luglio a Bergamo il processo a carico di Massimo Bossetti e si preannuncia come qualcosa da mondovisione (si fa per dire) da godersi (si fa per dire) sotto l’ombrellone. Attesi i giornalisti stranieri tanto da aggiunger sedie qui e là, mica che resti fuori qualcuno.

Stamattina, mentre guardavo le news a momenti ho rischiato di cadere dalla sedia per la richiesta di portare in aula 711 testimoni fatta dalla difesa di Bossetti. Cioè 711 testimoni forse non si sono visti nemmeno ai maxi processi per mafia.

Venghino, siori, venghino!

Non solo. Oltre ai 711 testimoni, l’avvocato Salvagni ha chiamato anche una cinquantina di consulenti tecnico scientifici. Il Pm Letizia Ruggeri ha chiesto invece 120 testimonianze. In sostanza, in tutto, siamo a 880 persone, cristiano più, cristiano meno.

Questo esercito fa pendant con i 17mila test del Dna effettuati su altrettanti donatori per arrivare a Ignoto 1, ovvero, per l’accusa, a Massimo Bossetti. Per la difesa, invece, quel test è sbagliato, non funziona, non va.

Ipotesi, teorie, idee, ma le prove?

Per Salvagni, Massimo Bossetti è estraneo ai fatti e il Dna trovato sugli indumenti di Yara non gli appartiene. Ha dichiarato in tv che “non abbiamo l’asso nella manica” ed è quello che invece tutti si aspettavano, che so, un testimone chiave, un fatto, una prova. E invece niente. Prosegui la lettura…

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Yara, Bossetti e le indagini: l’effetto CSI

CSI. L'effetto CSI deriva da questa serie tv. Bellissima, tra l'altro.

CSI. L’effetto CSI deriva da questa serie tv. Bellissima, tra l’altro.

Ho avuto occasione di parlare al TgCom24 il 13 luglio sull’andamento delle indagini in merito all’omicidio di Yara Gambirasio e sulle nuove prove come il video acquisito dalle telecamere di sorveglianza che riprenderebbero il furgone di Massimo Giuseppe Bossetti nei pressi della palestra di Brembate di Sopra.

Video che risale al 26 novembre 2010, data della scomparsa di Yara. Il video è delle 18.01 e si vede, poco e male, un furgone. Secondo gli inquirenti quello sarebbe il furgone di Bossetti e, dagli articoli di giornale, sembra chiaro che la prova viene considerata “provata”.

In realtà, come il Dna, non è provato un bel niente. Il punto, infatti, non è trovare qualcuno grazie al Dna e poi rovesciargli addosso miriadi di accuse da cui difendersi. Perché in questo modo chi si trova a doversi difendersi apparirà tremendamente colpevole per la gioia dei forcaioli.

Il video che prova niente

Bossetti ha mentito sul fatto che andava a farsi fare le lampade abbronzanti. Poi ha spiegato che dato che c’era qualche problema di soldi in famiglia e spesso discuteva con la moglie non aveva intenzione di farle sapere che aveva speso dei soldi per risultare meno pallido.

C’è poi la questione che la famiglia Bossetti è diventata argomento di conversazione della nazione intera. Il che non giova un granché alle indagini. Non giova, come già mi era capitato di dire, che il ministro dell’Interno Angelino Alfano abbia annunciato che “l’assassino” era già in carcere. Prosegui la lettura…

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Yara Gambirasio, il presunto killer e la posta in gioco

19 giugno 2014 2 commenti
Massimo Giuseppe Bossetti, presunto assassino di Yara Gambirasio.

Massimo Giuseppe Bossetti, presunto assassino di Yara Gambirasio.

Ultimamente mi capita di andare in tv e di ricevere chiamate per rilasciare interviste e cerco di essere moderata, di considerare solo l’aspetto criminologico di quanto sto analizzando. Comunque. Tutto ruota attorno a Yara Gambirasio. O meglio alla sua morte.

In tre anni questa bambina che non ho mai conosciuto sembra essere entrata nella mia vita. E tento di parlarne e di scriverne in modo che possa avere la giustizia che merita. Non posso fare altro per lei.

La prima grande preoccupazione me l’ha data il ministro dell’Interno Angelino Alfano che in un giorno qualsiasi di giugno, nemmeno troppo caldo, ha annunciato al Paese che è stato presto “l’assassino di Yara Gambirasio”

Alfano mi dà da pensare perché ha infranto la legge. Non ha tenuto conto della presunzione di innocenza che il nostro codice prevede. Perché siamo un Paese civile, in uno Stato di diritto. Il diritto, per esempio, di essere innocente fino a prova contraria.

Parlo di preoccupazione perché non amo molto i forcaioli. Non mi piacciono quelli che commentano sul tram “eh, ci vorrebbe la pena di morte per questo qui, e io sono contrario alla pena di morte, ma per questo qui ci vorrebbe” perché sono forcaioli travestiti da garantisti. E non mi piace Alfano che fottendosene della legge, ed è il ministro dell’Interno non uno sul tram, fomenta gli animi già sensibili di chi non è abituato a essere critico e analitico.

Yara Gambirasio ci sorride ancora dalle fotografie della palestra mentre il suo presunto assassino dice che non è stato lui, e che ha “un figlio della stessa età di Yara”. Bossetti dice anche che la sera del 26 novembre 2010 il telefono gli si è scaricato o gli si è spento o robe così (da celle telefoniche). A Bossetti chiederei lumi sullo stato del suo telefonino la sera del 25 novembre, e del 24, del 23, del 22… Giusto per verificare se è dotato di una memoria stratosferica. Perché se uno si ricorda del 26 novembre ma non del 25, del 24, del 23 o del 22 allora c’è un problema. Prosegui la lettura…

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Yara Gambirasio e il suo killer: chi era la vittima?

Yara al centro di un gruppo di amiche.

Yara al centro di un gruppo di amiche.

Il padre di Ignoto 1 è il defunto Giuseppe Guerinoni. Passato a miglior vita nel 1999 e arrivato alla ribalta delle cronache da morto. Sul corpo di Yara c’è il Dna di (un) suo figlio naturale. Sappiamo che lui, il morto, era il cognato della colf di casa Gambirasio.

Ora dopo 3 milioni di euro e 17mila test del Dna si cerca la madre del killer.

Fino a tre giorni fa si cercava una ultranovantenne oggi si è in caccia di una 46enne che avrebbe partorito il figlio di Guerinoni nel 1985 (quando era una studentessa 17enne).

Inizialmente le indagini erano alla ricerca di un cinquantenne. Ora sono alla ricerca di un quasi trentenne. Ma prima di tutto si cerca la madre del killer.

La voce è di un altro abitante della zona che ha detto che un conoscente gli ha detto che la 17enne andava con un autista di autobus. E Gesù che storiaccia. Questo l’ho pensato io, non l’ha detto il testimone. Mancava giusto la ragazza madre. Viene quasi da sperare che il figliolo non sia del Guerinoni che, lui, mi sta facendo un po’ pena lì sepolto a riposare in pace.

Alberi genealogici e indagini

Le indagini vanno da questa paerte probabilmente nella convizione di far poi parlare la madre, di far sì che accusi suo figlio. Che lo consegni alla polizia. E che giustizia sia fatta. Tutto possibile. Ma il Dna ha già dato la sua risposta. Ora tocca ragionare. Che costa anche meno. E a me viene da chiedermi: ma chi era Yara?

Perché se non conosciamo Yara, non sappiamo che musica ascoltava, cosa avrebbe voluto fare da grande, se credeva o meno in Dio o in Buddha o agli alieni, se voleva andare a vivere all’estero o se Brembate era la sua dimensione, difficilmente si arriverà a capire chi è il killer. Sicuramente chi fa le indagini tutte queste cose le sa e la sta già fancendo. Prosegui la lettura…

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Yara Gambirasio, il Dna dei 17mila, Ignoto 1 e la ex colf

Chignolo d'Isola. Il campo dove è stato trovato il cadavere di Yara Gambirasio. (foto Cristina Brondoni).

Chignolo d’Isola. Il campo dove è stato trovato il cadavere di Yara Gambirasio. (foto Cristina Brondoni).

Da qualche giorno, sui quotidiani si legge della ex colf di casa Gambirasio, Aurora Zanni. Il fatto che Aurora Zanni sia anche la cognata di Giueseppe Guerinoni, autista morto 15 anni fa e padre naturale dell’assassino di Yara, è piuttosto singolare.

Aurora Zanni è la madre di Damiano frequentatore della discoteca di Chignolo d’Isola. Che sta davanti al campo dove è stato trovato il cadavere di Yara il 26 febbraio 2011.

Damiano è uno dei 17 mila uomini a cui è stato fatto il test del Dna. Il suo è risultato il più vicino a quello del killer. Da lì la strada delle indagini ha portato a Gorno e alla famiglia Guerinoni.

Esclusi i suoi figli, non è rimasto altro da fare che esumare lui, Giuseppe, l’autista di bus, per avere altre risposte. Giuseppe suo malgrado (essendo morto non gode di molti diritti) si è trovato in mezzo alla vicenda.

E la scienza ha dato il suo responso: (un) suo figlio naturale è l’assassino di Yara Gambirasio.

Trovare il Dna più vicino a quello del killer è stato un colpo gobbo (che è costato 3 milioni di euro, tra l’altro). Se la vicenda fosse andata via liscia sarebbe stato più semplice.

E invece si è complicata. Perché Guerinoni è morto e non può dire la sua su chi potrebbe essere la madre di quel figlio killer. Sempre che la madre sia viva. E che abbia intenzione di collaborare.

Ma, potendo, la storia è diventata una roba rocambolesca. Il Dna più vicino a quello del killer riporta, in qualche modo, a casa di Yara: è del figlio della ex colf dei Gambirasio.

“Coincidenza”, “ironia della sorte”, “incredibile” dicono i quotidiani. Se una cosa è “incredibile” significa, per lo più, che non è credibile. La sorte non è mai ironica. E le coincidenze, in fatto di omicidi, non esistono.

E viene da fare due conti su quante siano le probabilità che su 17 mila Dna il più vicino a quello del killer riporti a casa di Yara. 0,000… ? Aurora Zanni parla del “calvario” della sua famiglia. E di Yara.

Che descrive come “una salterella, appassionata di ginnastica”. Yara non era solo appassionata di ginnastica ritmica. Stando ai risultati che ancora sono pubblicati sul sito della palestra era brava. Vinceva. Prosegui la lettura…

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Check Point Yara Gambirasio – TgCom24 – 20 giugno 2014

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